CHIESE D'EUROPA

Una solidarietà di fatto

Comece: conclusa oggi la sessione dedicata all’Africa del Nord

(Da Bruxelles) – I vescovi della Comece (Commissione episcopati comunità europea) accolgono la "primavera araba" come "un chiaro segno di speranza", rivolgono raccomandazioni all’Unione europea e propongono azioni a livello ecclesiale. È quanto si legge nel comunicato finale della plenaria di primavera, “Chiese cristiane in Maghreb e Mashriq”, conclusasi l’8 aprile a Bruxelles.

Libertà e dignità per milioni di persone. "Dopo decenni di stallo diplomatico e conflitti in Medio Oriente e Nord Africa – afferma il documento –, ora i vescovi della Comece vedono nella primavera araba un chiaro segno di speranza. Le rivolte popolari in Tunisia, Egitto, Libia e altri Paesi arabi rappresentano una legittima rivendicazione della libertà e della dignità umana per milioni di persone". Per questo i vescovi europei "incoraggiano caldamente i cittadini a continuare il loro impegno verso l’istituzione dei diritti fondamentali e della democrazia nei loro Paesi d’origine" e "desiderano rendere uno speciale omaggio alle giovani generazioni, che in tutti questi Paesi hanno svolto un ruolo di primo piano nel lancio e nell’organizzazione della rivolta in modo coraggioso, pacifico ed ecumenico".

Dall’Ue solidarietà e impegno. Ricordando le conclusioni del Sinodo per il Medio Oriente, i vescovi della Comece "ritengono che i cristiani di questi Paesi condividano una comune cittadinanza con i loro concittadini di altre religioni e che ogni religione costituisca parte integrante delle loro società". Pertanto "li invitano a contribuire, sulla base della loro fede, al cambiamento democratico nel proprio Paese come concittadini." Dopo aver avuto l’opportunità di ascoltare diversi esperti del mondo arabo e delle istituzioni europee, i presuli rivolgono all’Ue alcune raccomandazioni. Anzitutto, si legge nel comunicato, "sono urgenti e necessarie maggiori informazioni e solidarietà concreta" tra gli Stati membri "per aiutarli ad affrontare l’afflusso di migranti e rifugiati provenienti da Nord Africa e Medio Oriente (come previsto nella direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea)". Secondo la Comece, l’Ue dovrebbe, inoltre, "contribuire a migliorare la deplorevole situazione in questi Paesi attraverso lo sviluppo di nuovi strumenti per promuovere efficacemente la modernizzazione e la democratizzazione nelle loro società". Infine, nel contesto dei cambiamenti nel mondo arabo, l’Ue "dovrebbe sottolineare l’importanza di garantire uguali diritti a tutti i cittadini di quei Paesi, indipendentemente dalla loro origine etnica o religiosa, compresi i cristiani".

Tutelare le minoranze religiose. Da parte loro, i vescovi hanno discusso le seguenti azioni possibili: organizzare "scambi regolari" con le Conferenze episcopali del Nord Africa e del Medio Oriente "al fine di valutare meglio le aspettative della popolazione locale verso l’Ue"; promuovere la riflessione sul tema “Democrazia e religione” insieme a cristiani e musulmani provenienti da Nord Africa e Medio Oriente; promuovere l’educazione sociale e politica dei giovani provenienti dalle stesse aree. I presuli della Comece hanno inoltre inviato una lettera ai loro confratelli in Medio Oriente e Nord Africa, in cui esprimono "solidarietà e comunione condivisa nella preghiera" e affermano: "L’insicurezza e le minacce che le minoranze cristiane devono fronteggiare sempre più nel mondo arabo sono chiaramente intollerabili". Esprimendo altresì preoccupazione "per il modo in cui le minoranze religiose vengono a volte trattate in Europa", gli stessi presuli "invitano tutti i cittadini, specialmente i cristiani, e i leader politici in Europa ad assumersi le proprie responsabilità per promuovere il dialogo tra culture e civiltà in Europa e nel resto del mondo".