UNIONE EUROPEA
Eniko Gyori (presidenza Ue) su emergenza migratoria, rom ed economia
"L’arrivo di profughi sulle coste dell’Europa meridionale è un problema europeo. Ma adesso occorre vedere come si comporteranno gli Stati membri". Eniko Gyori, segretario di Stato per gli affari europei dell’Ungheria, è una delle voci più autorevoli della presidenza di turno dell’Unione. Nata nel 1968 a Budapest, ha alle spalle una intensa carriera diplomatica e politica. Eletta al Parlamento europeo nel 2009, lo ha lasciato l’anno successivo per entrare a far parte del governo guidato da Viktor Orban. Per SIR Europa commenta l’attualità comunitaria in questa intervista rilasciata a Gianni Borsa.
Quando l’Ungheria ha assunto la presidenza semestrale dell’Ue, lo scorso 1° gennaio, avevate presentato un ampio programma con precise priorità: economia, allargamento, strategia comune per i rom… Poi sono arrivati alcuni gravi imprevisti: gli eventi in Nord Africa, la tragedia in Giappone con la minaccia nucleare. Avete dovuto "aggiustare la rotta". Sugli avvenimenti nordafricani come si è comportata finora l’Ue a suo parere?
"Credo che complessivamente l’Europa sia stata capace di reagire alle sfide poste da quanto sta succedendo. Anzitutto abbiamo evacuato i cittadini Ue; quindi abbiamo portato i primi aiuti umanitari ai confini tra Egitto, Libia e Tunisia. Io stessa sono stata alla frontiera con la Tunisia e ho potuto constatare un afflusso enorme di sfollati. Lo stesso ha visto Janos Martoni (ministro degli Esteri ungherese, ndr) al confine tra Libia ed Egitto. In queste località c’è una grande emergenza umanitaria che non possiamo ignorare. Poi abbiamo rafforzato l’attività e la presenza di Frontex".
Quali insegnamenti possono giungere all’Unione europea nel suo complesso?
"L’emergenza migratoria posta dagli avvenimenti in corso in Nord Africa sollecita l’Ue a ripensare complessivamente la politica migratoria, mentre è necessario chiarire i criteri per il riconoscimento degli aventi diritti all’asilo. E insieme dobbiamo guardare oltre le emergenze e aiutare questi Paesi a costruire la democrazia e la prosperità, la tutela dei diritti, per evitare che in futuro la gente debba scappare dal proprio Paese".
Vi siete occupati molto in questi mesi di governance economica e di stabilità finanziaria. A che punto siamo?
"Le sei proposte legislative su questo argomento, sulle quali in poco tempo abbiamo trovato un accordo complessivo all’interno del Consiglio, si possono ritenere un successo della presidenza. Spero si giunga a un risultato definitivo entro la presidenza semestrale, in modo da predisporre una risposta globale alla crisi economica, anche per inviare un messaggio rassicurante ai mercati. Anche il ‘semestre europeo’ (coordinamento delle politiche economiche, sorveglianza multilaterale dei bilanci nazionali, ndr) procede bene; tornerà all’ordine del giorno al Consiglio europeo di giugno e spetta ora agli Stati definire programmi nazionali di riforma sul piano economico e finanziario. Allo stesso tempo il Patto euro plus e il Meccanismo permanente di stabilità finanziaria fanno parte degli strumenti predisposti per una risposta globale alla crisi e intesi a prevenire rischi futuri. Ma occorrono anche misure adeguate per generare e sostenere la crescita e l’occupazione, nell’ambito della strategia Europa 2020".
Qual è il suo giudizio sulla proposta della Commissione per una strategia europea sui rom? Su questo tema il governo ungherese si è speso molto…
"Direi che nessun Paese europeo può dirsi estraneo al tema e dunque anche in questo caso serve un’azione corale di tutti i Paesi aderenti all’Unione. Noi in Ungheria, ad esempio, abbiamo 700 mila rom su una popolazione complessiva di 10 milioni di persone. È una percentuale elevata, ma da noi i rom sono quasi tutti stanziali, benché molti di loro vivano ancora in condizioni di povertà e di marginalità. Dobbiamo affrontare il problema sia sul piano dell’antidiscriminazione, ma anche assicurando a questa parte di popolazione comunitaria lavoro, salute, istruzione, alloggi adeguati. Solo così potremo valorizzare la presenza dei rom in Europa e superare ogni forma di esclusione sociale che li colpisce".
Europa dell’Est e Europa dell’Ovest: a che punto siamo con l’integrazione?
"Ritengo che si siano compiuti passi significativi per avvicinare i vecchi e i nuovi Stati membri dell’Ue, benché ci sia parecchio da fare. Il 2011 è un anno importante in questo senso: dopo il semestre di presidenza ungherese ci sarà quello della Polonia. Per noi è un’opportunità per dimostrare che siamo in grado di lavorare per l’interesse comune europeo. E anche per sperimentare il principio di solidarietà che è alla base dell’Unione".
Il suo governo ha recentemente dato vita a una "Settimana della famiglia" su scala europea: perché?
"Perché dalla famiglia passano i temi demografici si pensi all’invecchiamento della popolazione , quelli sociali e relazionali. Certamente le politiche familiari sono di competenza nazionale, ma anche l’Ue può operare per sostenere i nuclei familiari, favorendo ad esempio la conciliazione tra lavoro e vita domestica. E poi occorre che gli Stati svolgano una vera politica a favore della natalità. Anche per questo sosteniamo la proposta di indire il 2014 Anno europeo delle famiglie".