CHIESE IN BREVE
Vescovi: contro la crisi “ampio consenso” politicoPromuovere un “ampio consenso” in questo momento di crisi per il Paese. È l’appello che il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese (Cep) rivolge ai partiti politici in vista delle elezioni legislative del 5 giugno. Anche se dalle urne uscirà “una maggioranza assoluta, è chiaro che in queste circostanze è importante, fondamentale, un ampio consenso”, ha dichiarato il segretario della Cep, padre Manuel Morujão, al termine della sessione del Consiglio permanente che si è chiusa martedì 12 aprile a Fatima. “Questa situazione di estrema necessità, di urgenza sociale, deve creare iniziative di ricerca di consenso” ha aggiunto, evidenziando “la necessità di un impegno serio da parte di tutti”. Per il segretario della Cep è opportuno che “i poveri non paghino” le conseguenze della “tempesta in cui il Paese si trova”, facendo riferimento in particolare a quanti “sono disoccupati” o ricevono una pensione minima. “La politica – ha affermato – non è un’arena in cui i partiti politici e le forze sono in lotta, ma un tavolo d’incontro e di dialogo”; per questo il sacerdote ha chiesto “un rafforzamento dell’etica in politica”. “Il bene comune dev’essere la norma fondamentale per l’organizzazione della vita politica e sociale del Paese”, ha concluso Morujão, ricordando che “la Chiesa è dalla parte della speranza” e convinto che una soluzione alla situazione portoghese è “perfettamente raggiungibile”.Reapn, aiuto Ue “non porterà benefici” ai poveriLa Rete europea antipovertà portoghese (Reapn) guarda con pessimismo alla richiesta di aiuto all’Eurogruppo ufficializzata dal governo del Portogallo, giudicando che “il contributo (si parla di 80 miliardi di dollari, ndr) non porterà benefici a breve termine a coloro che ne hanno maggiormente bisogno”. Il presidente dell’associazione, padre Agostinho Moreira, ha affermato che “la soluzione adottata punta a risolvere la crisi delle banche e delle imprese, ma non quella dei più deboli, dato che si tratta di una visione puramente economicistica, nell’ottica di un capitalismo liberale che non è degno di una società che dice di preoccuparsi per le politiche sociali a favore dei cittadini”. “Il vero problema – ha aggiunto – sta in una nazione che conta quasi due milioni di poveri, in una situazione sociale drammatica, che fino ad oggi ha visto il silenzio colpevole di molti”. Secondo Manuela Silva, ex presidente della Commissione nazionale giustizia e pace (Cnjp), “esistevano altre misure interne ed esterne che potevano essere adottate per venire incontro alle esigenze delle persone, come ad esempio una profonda ristrutturazione amministrativa dello Stato, dove la scelta di mescolare pubblico e privato non ha portato ai risultati attesi e positivi di trasparenza, efficienza e controllo delle spese”. Opinione condivisa anche dal presidente dell’Associazione Filos, padre José Maia, per il quale “questo sarebbe il momento giusto per ri-orientare eticamente il futuro, recuperando la svalutazione crescente del bene comune che si è determinata. Sono molte, per fortuna, le associazioni locali che si sono impegnate nella creazione di progetti di solidarietà, stimolando una relazione di prossimità e di buon vicinato per la risoluzione dei problemi”. “Trovo ad esempio incomprensibile – ha rilevato p. Maia – che il governo non punti nella ristrutturazione urbana, che costituisce un settore strategico nella creazione di nuovo lavoro, favorendo quello sviluppo economico del Paese capace di dare una prospettiva di futuro alle prossime generazioni”. Cehr, 100 anni di separazione tra Chiesa e StatoUn convegno per “promuovere una riflessione sui problemi storici della Repubblica” con un’attenzione particolare alla secolarizzazione. Dal titolo “Religione, società e Stato: 100 anni di storia religiosa”, l’appuntamento si è aperto mercoledì 13 aprile a Lisbona e vede oltre 100 specialisti provenienti da tutto il mondo “dibattere sull’inquadramento storico della legge che entrò in vigore nel 1911” ed “esaminare i problemi che sorgono nel rapporto tra religione, politica e organizzazione dello Stato”, ha spiegato Antonio Matos Ferreira, direttore del Centro per lo studio della storia religiosa (Cehr) dell’Università Cattolica. Religione, società e stato, ad avviso di Matos Ferreira, costituiscono “tre elementi chiave che devono essere articolati”. La separazione tra Chiesa e Stato in Portogallo, ha aggiunto, “ha acquisito oggi un valore” proprio: associata alla laicità “nel senso positivo del termine”, “non implica la scomparsa della religione o delle sue istituzioni”, ma “una complementarietà” con la società civile e lo Stato. Al termine dei lavori, sabato 16 aprile, interverranno il vescovo di Porto, mons. Manuel Clemente, e il patriarca di Lisbona, card. José Policarpo.