BILANCIO UE
Avanzata da tre europarlamentari
In fondo sarebbe un ritorno alle origini, alle disposizioni del Trattato istitutivo della Comunità economica europea del 1957. Ma una proposta di riforma del bilancio comunitario oggi appare come una rivoluzione. “È una proposta impossibile, ma realistica”, spiegano i tre europarlamentari che la sostengono con estrema convinzione: sono la tedesca Jutta Haug (gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento Ue), il francese Alain Lamassoure (Partito popolare), il belga Guy Verhofstadt (Liberdemocratici).I conti non tornano. Il presidente della commissione Bilanci al Parlamento di Strasburgo, Alain Lamassoure, è un deputato di lungo corso. Afferma che per uscire dalla crisi economica e per realizzare la strategia Europa 2020 per la crescita e l’occupazione occorrerebbero risorse fresche nelle casse dell’Ue. “Anche gli avvenimenti nel mondo arabo imporranno all’Unione di rafforzare i controlli alle frontiere, di accrescere gli aiuti umanitari in Libia, di portare sostegno economico alla Tunisia. Ma con quali soldi?”. E subito aggiunge: “Teniamo presente che non un solo euro è stato previsto nei bilanci 2010 e 2011, e lo stesso accadrà nel 2012, per finanziare le nuove competenze fornite all’Ue mediante il Trattato di Lisbona”. I conti, dunque, non tornano. Qual è, a questo punto, la vostra analisi sul finanziamento del budget europeo? “Oggi – interviene Jutta Haug – i contributi nazionali al bilancio comunitario viaggiano tra il 75 e l’80%”: ogni Paese membro versa infatti una quota annuale nelle casse di Bruxelles in ragione del Prodotto interno lordo (salvo qualche caso particolare, come avviene per lo “sconto” concesso al Regno Unito sin dai tempi della signora Thatcher). “Invece in origine le risorse basate sul Pil dovevano essere di breve durata, sostituite da risorse proprie della Comunità”. Così è più o meno accaduto fra il 1970 e il 1988; poi furono reintrodotti i contributi nazionali. “E l’Unione europea – aggiunge Haug – ha progressivamente perso la sua autonomia finanziaria”. Senza aumentare le tasse? “Bisogna spezzare il tabou delle risorse proprie. Occorre avviare un dibattito serrato sul tema e adesso è il momento giusto. La Commissione deve infatti formulare la proposta per il bilancio 2012″, sulla quale interverranno i negoziati fra Consiglio e Parlamento Ue, le due autorità di bilancio; “e a metà giugno sono attese le linee per il quadro finanziario pluriennale”. Anche Guy Verhofstadt, convinto europeista, ha alle spalle una lunga esperienza politica. Prosegue: “Una riforma del sistema indirizzato verso le risorse proprie e una reale autonomia finanziaria dell’Unione è possibile, a condizione che esista una volontà politica”. “Le nostre proposte – tiene subito a chiarire – partono dalle attuali cifre del bilancio Ue, senza prevedere alcun aumento delle risorse complessive. Ci assestiamo dunque sui 126,5 miliardi di euro”, che corrispondono all’1% circa del Pil dei 27 Paesi aderenti. A detta dei tre eurodeputati – che sottolineano di aver raggiunto una posizione comune andando al di là dei confini delle rispettive forze politiche – è possibile finanziare il bilancio Ue “senza aumentare le tasse sui cittadini e senza violare la sovranità finanziaria e fiscale degli Stati”.Contributi statali ed eurobond. “Secondo i nostri calcoli – riprende Jutta Haug – si possono trovare i fondi per sostenere le spese necessarie per le politiche comuni anzitutto applicando ai consumi un’Iva europea pari all’1%. Ciò consentirebbe di raccogliere 57 miliardi netti”. All’Iva si affiancherebbe una nuova risorsa propria, precisamente un’imposta sulle emissioni di carbonio, in grado di fruttare circa 38 miliardi di euro. “Si potrebbe inoltre prevedere una tassa sulle transazioni finanziarie dello 0,05%, per ottenere 10 miliardi”. Tutto ciò si aggiungerebbe alle risorse proprie di cui attualmente dispone l’Ue (18 miliardi), ossia dazi doganali e prelievi agricoli. Nessun aumento delle tasse, ma le imposte lieviterebbero… In realtà i tre sostenitori dell’autonomia finanziaria avanzano anche qualche altra idea, ma la sostanza del discorso è la medesima. “In questo modo i contributi che ogni Paese deve versare ogni anno all’Ue potrebbero essere soppressi”, spiega Verhofstadt. “Ciò renderebbe più semplice e trasparente il bilancio e accrescerebbe l’interesse dei cittadini verso l’Ue”, potendone verificare meglio l’efficacia nella gestione del budget. Non manca poi una sottolineatura particolare. “Con la crisi economica in corso i governi hanno messo da parte gli investimenti pubblici. Ad esempio – dice Lamassoure – la Commissione ha stimato che da qui al 2020 servirebbero 1.800 miliardi in infrastrutture. Per ottenere questi fondi si potrebbero emettere obbligazioni europee, mediante la Banca europea degli investimenti, per finanziare i grandi progetti riguardanti il settore dei trasporti, le reti energetiche, le tecnologie dell’informazione e la ricerca”. Si tratta dei famosi “eurobond” che stanno ottenendo un crescente numero di sostenitori.