CHIESE IN BREVE
Albania: nota dei vescovi sulle elezioni dell’8 maggioUna nota ai cittadini della Repubblica d’Albania chiamati a votare, l’8 maggio, per le elezioni amministrative. A scriverla sono i vescovi della Chiesa cattolica del Paese. “Il vantaggio più grande di una società democratica – si legge nel documento – è il fatto che le voci e i desideri dei cittadini possono essere espressi, in modo particolare, attraverso le votazioni. La democrazia garantisce ai cittadini la possibilità non solo di eleggere chi governa, ma anche, come ha detto Giovanni Paolo II, di ‘controllare i propri governanti’ e di ‘sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno’. Anche nella dottrina sociale della Chiesa cattolica viene ricordato ai cittadini che il voto non è solo un diritto, ma anche un dovere, per il bene comune”. Per i vescovi, è necessario “esprimere il nostro apprezzamento e la nostra riconoscenza per quanti, con giustizia e rettitudine, s’impegnano in politica tenendo presente il bene del popolo che li ha eletti per governare”. La Conferenza episcopale albanese invita, quindi, i cittadini a “dimostrarsi maturi durante la campagna elettorale, evitando ogni atto di violenza, e a usare bene il voto per il bene comune”. Un appello viene rivolto anche a “quanti saranno eletti sindaci nei Comuni” affinché “lottino contro ogni forma di corruzione, non dimenticando che la loro posizione li ha messi come modello di giustizia e trasparenza”, e “avvicinino e aiutino di più i poveri, gli emarginati, gli abbandonati, i disoccupati, promuovendo una vita più degna”. La nota si conclude con “l’augurio per una Buona Pasqua”: “Questa festa porti quest’anno una nuova speranza che, illuminati dalla luce di Cristo vincitore sulla morte, possiamo costruire insieme una civiltà della pace e della fraternità”. Francia: dal ministro Guéant sulla laicitàSi è svolto a Parigi, il 15 aprile, l’incontro dei responsabili del culto in Francia con il ministro dell’Interno Claude Guéant. Era presente come rappresentante dei cattolici francesi il card. André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale. L’incontro si è tenuto dopo le polemiche scoppiate in seguito alla conferenza sulla laicità e sull’islam francese indetta per iniziativa del partito di maggioranza Ump. Sulla questione, la Conferenza dei responsabili del culto in Francia – alla quale partecipano esponenti del cristianesimo, Islam e delle comunità ebraiche – aveva diffuso una lunga dichiarazione in cui si affermava che “la laicità è uno dei pilastri del nostro patto repubblicano, una delle basi della nostra democrazia, uno dei fondamenti della nostra volontà di vivere insieme. Cerchiamo di non dilapidare questa preziosa conquista”. Nel successivo incontro avuto con il ministro dell’Interno, si sono concertate una serie di iniziative volte a creare un “clima sereno e trasparente” nei rapporti tra Stato e religione. Tra queste iniziative spicca l’intenzione di creare un “gruppo di lavoro interministeriale” che si avvarrà della collaborazione dei responsabili dei culti religiosi per “chiarire le condizioni di applicazione del principio di neutralità del servizio pubblico” e proporre misure giuridiche appropriate. Nel comunicato congiunto, i responsabili dei culti religiosi mettevano in guardia da un rischio: “L’accelerazione delle agende politiche rischia, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali per l’avvenire del nostro Paese, di confondere questa prospettiva e suscitare confusioni che possono diventare pregiudiziali”. I leader religiosi ricordano la “Legge del 1905” alla quale “tutti i culti aderiscono senza riserva”. Vengono poi citati i colloqui e i seminari che negli anni hanno affrontato la questione della laicità e delle sue applicazioni. E commentano: “Il dovere di chi ha responsabilità, è quello di illuminare il percorso e elaborare soluzioni conformi al bene comune. Non aggiungiamo confusione nei difficili tempi che stiamo vivendo. Militiamo insieme per una laicità della buona intelligenza”.Romania: scoperta chiesa più antica della TransilvaniaI lavori di riabilitazione nelle vicinanze della cattedrale cattolica di Alba Iulia (nel centro-ovest della Romania) hanno portato alla luce le rovine dell’abside circolare di una chiesa del medioevo. Gli archeologi ritengono che si tratti della chiesa più antica della Transilvania, edificata intorno all’anno 1000, prima della separazione della Chiesa di Costantinopoli da quella di Roma. Le rovine si trovano ad una profondità di solo un metro e a 24 metri distanza dalla cattedrale cattolica di San Michele. Daniela Marcu Istrate, esperto archeologo dell’arcidiocesi romano-cattolica di Alba Iulia, ha affermato in una conferenza stampa che la chiesa scoperta potrebbe essere stata costruita dal principe Gyula oppure dal santo re Stefano. Oltre all’abside, gli archeologi hanno scoperto anche 43 tombe della fine del XII secolo. Gli esperti pensano che a quel tempo la chiesa era già demolita. Per ora i lavori al sito archeologico sono sospesi, per mancanza di mezzi tecnici ed economici. Le rovine dell’abside verranno conservate in maniera provvisoria.