COMMISSIONE UE

Più laureati e più analfabeti

Difficoltà di lettura e abbandono scolastico tra i problemi irrisolti

Cresce il numero dei laureati in matematica e nelle materie scientifiche, ma il tasso di abbandono scolastico resta elevato, specialmente in alcuni Paesi, mentre troppi ragazzi faticano a leggere. La Commissione Ue ha diffuso il 19 aprile uno studio sul livello di istruzione nei 27: una realtà con luci e ombre che, secondo la commissaria per l’istruzione e la cultura, Androulla Vassiliou, “richiede maggiore impegno e investimenti da parte degli Stati aderenti”.Passi avanti insufficienti. “Nell’ultimo decennio i sistemi educativi dei Paesi Ue hanno registrato miglioramenti, ma hanno raggiunto soltanto uno dei cinque benchmark fissati per il 2010”, puntualizza la commissaria cipriota nell’illustrare lo studio. L’Unione “ha centrato l’obiettivo di aumentare il numero di laureati in matematica, scienze e tecnologia registrando un aumento del 37% rispetto al 2000; è stato quindi superato di gran lunga l’obiettivo del 15%”. Secondo Vassiliou non sono mancati “progressi significativi” anche negli altri ambiti, ma si tratta di passi avanti “ancora insufficienti per quanto concerne il tasso di dispersione scolastica, l’aumento del numero di allievi che completano l’istruzione secondaria superiore, il miglioramento della capacità di lettura e l’aumento del numero di adulti che partecipano ad attività d’istruzione o formazione”. “La buona notizia – aggiunge – è che i livelli educativi in Europa si sono innalzati. Un maggior numero di giovani si laurea rispetto a dieci anni fa. Ma la dispersione scolastica continua ad essere un problema che interessa un giovane su sette nell’Ue, mentre un allievo su cinque all’età di 15 anni ha una capacità di lettura limitata”. “Nessun taglio all’istruzione”. Il Commissario Vassiliou sollecita dunque gli Stati membri “a non apportare tagli al bilancio dell’istruzione nonostante le difficoltà che si trovano ad affrontare a causa della crisi economica”. Le spese per scuole e università sono “un buon investimento per l’occupazione e la crescita economica e si ripagano nel lungo periodo. In tempi di restrizioni finanziarie dobbiamo semmai assicurare che le risorse siano usate nel modo più efficiente possibile”. Sono cinque i “parametri educativi” di riferimento che i ministri dell’istruzione dei 27 hanno concordato due anni or sono, da raggiungere entro il 2020 (anche in relazione alla strategia Europa 2020 per crescita economica e inclusione sociale). Primo: la percentuale di giovani che abbandonano prematuramente l’istruzione dovrebbe essere inferiore al 10%, a partire dall’attuale tasso del 14,4%; ciò corrisponderebbe a 1,7 milioni di abbandoni scolastici in meno. Secondo: la percentuale dei 30-34enni con diploma di istruzione terziaria (corsi professionalizzanti per l’età adulta) dovrebbe essere almeno del 40%, rispetto all’attuale 32,3%. Terzo: almeno il 95% dei bambini dovrebbe partecipare all’educazione della prima infanzia; ora la cifra si colloca al 92,3% (250mila bambini in più nelle scuole per l’infanzia). Quarto: la percentuale dei quindicenni con competenze insufficienti in materia di lettura, matematica e scienze dovrebbe essere inferiore al 15%, invece oggi si è attorno al 20% (250mila abbandoni scolastici in meno). Quinto: una media di almeno il 15% di adulti (fascia di età dai 25 ai 64 anni) dovrebbe partecipare all’apprendimento permanente; la quota è ora del 9,3%. “Il raggiungimento di questo obiettivo si tradurrebbe in 15 milioni in più di adulti che seguono un’istruzione e una formazione”.Le prossime tappe. Su ciascuno di questi punti la Commissione sottolinea però i risultati ottenuti. Circa la partecipazione pre-scolastica, l’Esecutivo indica che è andata aumentando dal 2000 di circa 6 punti percentuali. Francia, Belgio, Paesi Bassi, Italia e Spagna hanno i tassi di partecipazione più elevati. Circa il miglioramento della lettura e nelle discipline matematiche e scientifiche ci sono segnali che lasciano ben sperare. Qui si impone un elemento su cui riflettere: le difficoltà di lettura fra i ragazzi sono quasi doppie rispetto a quelle delle coetanee. Anche la dispersione scolastica è scesa negli ultimi anni; i maschi sono più “colpiti” dal fenomeno rispetto alle ragazze. I migliori risultati per la lotta alla dispersione si evidenziano in Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia. Ancora: per quanto concerne i corsi universitari in matematica e scienze, il numero di laureati è aumentato, dal 2000, del 37,2%, mentre la quota delle donne è passata dal 30,7% al 32,6%. La crescita più significativa nel decennio si rileva in Portogallo e Slovacchia. Vassiliou conclude con uno sguardo in avanti: “Nelle prossime settimane gli Stati membri presenteranno alla Commissione i loro programmi nazionali di riforma in cui fisseranno gli obiettivi nazionali in tema di dispersione scolastica e di laureati, indicando come intendono raggiungere tali obiettivi”. La Commissione a sua volta presenterà a breve nuovi parametri di riferimento per quanto concerne l’occupabilità e la mobilità dell’apprendimento.