CHIESE IN BREVE
Scozia: card. O’Brien, no alle armi nucleari Intervenendo il 16 aprile ad una manifestazione contro le armi nucleari fuori dalla Faslane Naval Base sul Loch Gare, il card. Keith O’Brien, arcivescovo di St Andrews and Edinburgh e presidente della Conferenza episcopale scozzese, ha definito “vergognoso” il programma nucleare della Gran Bretagna e ha sollecitato il Governo di Londra “a fare la cosa giusta e a rinunciare”. Citando Benedetto XVI, il card. O’Brien ha detto: “In una guerra nucleare non ci sarebbero vincitori, ma solo vittime”. “La produzione di armi, dalla più piccola pistola ai lanciarazzi”, ha osservato, “è un grande business, un’industria di massa, nella quale, con nostra vergogna, la Gran Bretagna ha un ruolo di primo piano”. “Come sarà mai possibile un futuro di pace – ha aggiunto citando ancora Benedetto XVI – quando si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca di nuove?”. Secondo il cardinale “i più poveri del mondo pagano il prezzo più alto per un commercio di armi che porta loro miseria, mentre porta ricchezza alle società che sviluppano e producono armi”. Richiamando le ripetute “richieste di pace” di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, il card. O’Brien ribadisce che per la Gran Bretagna “è vergognoso” avere “queste terribili armi di distruzione di massa”. “Se il nostro governo volesse essere veramente coraggioso rinuncerebbe unilateralmente al proprio deterrente nucleare, dando testimonianza e costituendo uno stimolo per le altre nazioni a fare lo stesso. Trident sta rapidamente diventando obsoleto, ed ora abbiamo la possibilità di fare la cosa giusta e rinunciarvi. Abbiamo – conclude il cardinale – la possibilità di essere operatori di pace”.Svizzera: sostenere “Action de Carême”Con lo slogan “Una quaresima come piace a Dio”, i vescovi svizzeri hanno rivolto un appello per sostenere l’impegno di “Action de Carême”, organizzazione di cooperazione internazionale dei cattolici elvetici attiva da 50 anni. “La Quaresima – tempo di preparazione alla pasqua – invita i cristiani a esaminare il loro stile di vita, il loro rapporto con Dio e con i propri simili” si legge in un comunicato della Conferenza episcopale svizzera. Da quasi 50 anni “la busta della quaresima in cui i fedeli depositano le proprie offerte è simbolo vivo di condivisione e riflessione in molte case”. Secondo i presuli “chiunque voglia vivere pienamente la quaresima, non può sottrarsi alla questione urgente dello sviluppo sostenibile”. Di qui l’importanza del “valore cristiano della solidarietà” e di rimettere in discussione “il nostro stile di vita”. “Se tutti gli uomini della terra avessero il nostro stesso stile di vita, avremmo bisogno di cinque pianeti, e questo va contro il nostro dovere di proteggere e preservare il creato” osservano i vescovi. La campagna di quest’anno, “Miniere e il diritto al cibo: un business indigesto!” è incentrata sulla Repubblica democratica del Congo, uno dei Paesi più ricchi in termini di risorse naturali, fanno sapere i presuli, ma in cui “la maggioranza della popolazione vive in estrema povertà e insicurezza”. Nel Paese africano, Action de Carême “collabora attivamente con la chiesa locale, che si batte per i diritti dei poveri ed esercita pressioni sul governo e la legislazione affinché torni a regnare la giustizia”. I vescovi svizzeri, conclude la nota a firma del presidente mons. Norbert Brunner, “ringraziano tutti i donatori che attraverso la loro ‘azione di quaresima’ sostengono questo lavoro”.Irlanda: mons. Martin contro abusi su minoriUn monito a non abbassare la guardia nella lotta agli abusi sui minori. A lanciarlo è stato nei giorni scorsi mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, in occasione della presentazione del “Dublin Diocesan Child Safeguarding and Protection Policy and Procedures”, programma per la tutela dei minori dagli abusi sessuali compiuti dai religiosi che recepisce e condensa le indicazioni e le direttive stabilite dal documento del 2008 “Safeguarding Children: Standards and Guidance Document for the Catholic Church in Ireland”. Sottolineando l’importanza che le parrocchie diventino “luoghi sempre più sicuri”, mons. Martin avverte: “Dobbiamo continuare a fare meglio ciò che abbiamo costruito finora”. Impegno già ribadito dai vescovi irlandesi lo scorso marzo, con la lettera “Towards Healing and Renewal” in occasione del primo anniversario della Lettera pastorale di Benedetto XVI ai cattolici dell’Irlanda. Secondo l’arcivescovo di Dublino non basta affrontare le denunce sugli abusi, ma occorre offrire anche “una rete di servizi di supporto”. “Vogliano – ha spiegato il direttore del Child Safeguarding and Protection Center dell’arcidiocesi, Andrew Fagan – che i bambini partecipino alla messa, servano all’altare, cantino nei cori, vadano in ritiro felici e sicuri”. In ciascuna delle 199 parrocchie dell’arcidiocesi è presente un “child safeguarding rappresentative”, rappresentante e coordinatore dei servizi di prevenzione e sostegno. Finora oltre 2.500 volontari hanno partecipato ai programmi di formazione sulla sicurezza, ai quali si aggiungono altre 17mila persone tra personale religioso e laico.