RASSEGNA DELLE IDEE

L’Islam in Europa

Un’intervista con Abdelwahab Meddeb su Études di aprile

“Dal punto di vista metafisico, dogmatico e geostrategico, l’integrazione della Turchia in Europa è essenziale”. A sostenerlo, in un’intervista sul numero di Études di aprile, è l’islamista Abdelwahab Meddeb, docente di letteratura comparata all’Université Paris-X e conduttore della trasmissione “Cultures d’islam” su “France culture”. Nella rivista di cultura contemporanea dei gesuiti di Francia (www.revue-etudes.com), Meddeb ripercorre l’itinerario dell’islam in Europa e afferma la necessità di superare “lo storico antagonismo tra cristianesimo e islam”.Tra “islamofobia” e contraddizioni. “La cristallizzazione del concetto di Europa – osserva Meddeb – è avvenuta nella metà dell’XI secolo in nome del cristianesimo contro tre nemici: il musulmano, l’ebreo, l’eretico”. Nel continente l’islam ha giocato un doppio ruolo: “educatore dell’Europa” ed “esempio contro il quale costituirsi”. Così nell’XI secolo “è nata l’islamofobia” che “ha avuto come effetto” “la riconquista della Spagna (presa di Toledo nel 1082) e, nel decennio successivo, le Crociate (conquista di Gerusalemme nel 1097)”. Con la caduta di Costantinopoli “si è verificato il secondo attacco all’islam da parte delle frange orientali dell’Europa” con la sfida “di contenerlo e ricacciarlo” identificandolo nella figura non più dell’arabo, ma del turco. Eppure, osserva lo studioso, questo ha registrato anche delle contraddizioni, come l’alleanza (nel XVI secolo, ndr) di Francesco I con i turchi contro Carlo V.Una “strategia di occupazione del territorio”. “Oggi – prosegue Meddeb – è in atto verso l’Europa una strategia di occupazione del territorio da parte dei Fratelli musulmani e di alcune istituzioni in cui si esprime l’islam ufficiale. Come la Conferenza degli Stati islamici che contesta alcuni acquis occidentali e tenta di delegittimare l’universalità della dichiarazione dei diritti dell’uomo almeno per due disposizioni, quella sulla libertà di coscienza e quella sul soggetto giuridico”. Anziché abolire la poligamia, la “gerarchia tra i generi”, la legge del taglione, la condanna a morte dell’apostata e “altre disposizioni penali e civili che attentano alla libertà dell’individuo e all’integrità del suo corpo”, l’islam, sottolinea lo studioso, reclama “il proprio diritto alla differenza”. Ecco perché Marocco, Tunisia, Egitto, Arabia saudita, Iran, Afghanistan e Pakistan hanno risposto positivamente all’appello della Cina a boicottare, lo scorso 10 dicembre, la cerimonia di attribuzione del Nobel per la pace a Li Xiaobo.Turchia ed Europa. In tale scenario, afferma Meddeb, “dal punto di vista metafisico, dogmatico e geostrategico, l’integrazione della Turchia in Europa è essenziale” perché radicherebbe” il Paese “nell’eredità illuministica” che invita “al superamento del riferimento religioso”. “Con l’integrazione della Turchia avremmo un Paese europeo non di genesi cristiana” e “questo valorizzerebbe, ciò che mi sforzo di fare nel mio lavoro e che molti tentano di occultare, la parte europea della Turchia come entità musulmana”. Ad Istanbul “prima dell’era democratica”, accanto ai musulmani “convivevano armoniosamente comunità ebraiche e cristiane”. Oggi invece, ad avviso dello studioso, l’islam “perde su due terreni: resiste alla democrazia assimilata in Occidente disonorando al tempo stesso la sua tradizionale gestione della diversità. Questi Paesi hanno escluso o non hanno saputo trattenere i loro ebrei, attaccano i cristiani e li spingono ad andarsene, come se fosse in atto una vera epurazione etnica e religiosa”, mentre “una gestione tradizionale della diversità avrebbe potuto costituire la premessa più favorevole per l’avvento della democrazia”.Superare l’antagonismo cristianesimo-islam. “Noi potremmo anche superare la divisione tra cristiani e musulmani”, ammette Meddeb, ma “se la principale fonte della cultura occidentale ed europea è il cristianesimo, occorre riconoscere il ruolo dell’islam nella formazione di questa cultura, certamente un ruolo minore ma a tutti gli effetti reale”. Di qui la proposta, “a fronte del concetto di giudeo-cristianesimo”, del “concetto filosofico ed euristico di islamo-giudeo-cristianesimo”. “L’ingresso della Turchia in Europa”, aggiunge, “ne sarebbe l’illustrazione politica e istituzionale” e “priverebbe l’islamismo di un decisivo argomento di predicazione dello scontro fra religioni”. Nel XX secolo la Turchia ha “conosciuto un percorso laico ed oggi è una repubblica in senso stretto” all’interno della quale “la democrazia obbliga gli islamisti a smussare le loro pretese”. Secondo Meddeb, “l’ultimo referendum di revisione costituzionale proposto dall’attuale governo” sembra apportare modifiche “volte a riequilibrare il rapporto tra le nozioni di repubblica e democrazia”, e tale gesto “potrebbe appartenere ad una politica in grado di sostituire al cittadino repubblicano a-islamico un soggetto democratico post-islamista”. “Occorre vigilare – è il suo monito conclusivo – affinché la democrazia turca imbocchi questa curva decisiva per disinnescare il funesto faccia a faccia occidente-islam e superare l’antagonismo storico tra cristianesimo e islam”.