EUROPA
Una proposta per un cambiamento del finanziamento
“I nostri Paesi vivono al di sopra delle loro possibilità finanziarie, mentre l’Unione europea deve procedere al di sotto delle sue potenzialità politiche”: Alain Lamassoure, francese, presidente della commissione Bilanci dell’Europarlamento, sta combattendo, assieme ad altri colleghi eurodeputati, la battaglia per un bilancio comunitario trasparente, il più possibile autonomo da quello degli Stati membri e, non ultimo, efficace. Pochi giorni fa ha presentato, assieme ad altri europarlamentari, una proposta per un cambiamento radicale del finanziamento dell’Ue, inteso a dare a Bruxelles e Strasburgo “risorse proprie” (provenienti da imposte europee), in grado di sostituire i trasferimenti statali che foraggiano le spese comunitarie tenendo però l’Unione al guinzaglio dei governi nazionali.
Si tratta, ovviamente, di un problema “politico”, non solo contabile. Anche perché lascia onestamente intendere Lamassoure nessun eurodeputato e nessun ministro nazionale saprebbe spiegare come si calcola il contributo del proprio paese al budget Ue. Al di là dei dettagli “tecnici”, l’idea è quella di sganciare i conti dell’Unione europea da quelli degli Stati membri, aumentando il grado di responsabilità delle istituzioni Ue, il controllo sulle spese effettuate, mirando non da ultimo a “economie di scala” salutari. Si tratterebbe di “accrescere la capacità di lavorare insieme”, facendo fruttare meglio i soldi dei contribuenti.
Gli esempi sarebbero tanti: un vero Servizio europeo di azione esterna consentirebbe agli Stati di tagliare i costi delle rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero; ma economie di scala si otterrebbero anche con una Unione economica e monetaria rafforzata (e una sola Banca centrale, come avviene con la Federal Reserve negli Usa); con una sola e ampia rete di centri di ricerca; con un unico sistema di protezione civile; magari con un solo esercito transnazionale, come auspicavano oltre mezzo secolo fa i “padri” dell’unità europea.
Al criterio del risparmio in tempi di crisi si è peraltro ispirato il commissario polacco Janusz Lewandowski, con delega alla programmazione finanziaria. Il quale, presentando il 20 aprile il progetto di budget Ue per il 2012, ha però sottolineato: “L’obiettivo fondamentale del progetto di bilancio è sostenere a pieno l’economia europea e i cittadini dell’Ue”. Ossia rigore, nessun aumento di spese comunitarie (semmai una diversa ripartizione delle uscite di cassa), senza tralasciare qualche doverosa iniziativa e investimenti tesi alla crescita e all’occupazione.
L’Ue ha ereditato dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona una serie di nuovi impegni e competenze: fra questi figurano, appunto, il Servizio di azione esterna oppure la definizione di un minimo di politica comune per la gestione delle migrazioni e delle frontiere esterne o, ancora, alcuni margini di manovra sulle politiche energetiche e ambientali. Ma per procedere su questa strada occorrono soldi. Chissà mai che abbia ragione Lamassoure: le “economie di scala” potrebbero essere un grande obiettivo politico e una buona soluzione pratica per spendere di meno e spendere meglio, facendo crescere l’Europa unita.