UMBRIA
La crisi economica, l’atteggiamento delle banche e una vicenda giudiziaria
Il presidente della prima Commissione consiliare, Oliviero Dottorini, lunedì 18 aprile ha illustrato in aula la relazione della Giunta regionale relativa all’attività svolta dalla Fondazione Umbria contro l’usura relativamente all’anno 2009, definendo “preoccupanti” i dati in essa contenuti. Una spiacevole vicenda giudiziaria ha infatti riguardato la contabile dell’ente, che ha patteggiato una pena di tre anni di reclusione per truffa, falso e altri capi d’imputazione ed è stata condannata a risarcire la Fondazione per danni erariali per 700 mila euro; contestualmente è stata avviata una causa civile per danni d’immagine per la quale il giudice ha concesso il sequestro preventivo su tutti i beni della ragioniera per un valore di circa un milione e 200 mila euro. Una fotografia preoccupante. Nel 2009, la Fondazione ha soddisfatto circa 40 richieste di intervento, impegnando circa un milione 250 mila euro, mentre per il 2010 il totale degli interventi dovrebbe aggirarsi sui 900 mila. Le richieste di aiuto sono in rapida ascesa: dai 17 interventi effettuati nel 2008 si è giunti alle oltre 100 richieste inoltrate nei primi mesi del 2011. Questo dato disegna un quadro preoccupante della società umbra, mostrando che sono sempre di più le famiglie e le imprese in difficoltà. Le richieste di intervento provengono soprattutto da famiglie a reddito medio e medio-basso, che ricorrono con sempre maggiore disinvoltura al credito al consumo e all’indebitamento, anche a causa della crescente predisposizione al gioco, che fa registrare in Umbria una somma giocata di circa 500 milioni di euro l’anno, soprattutto alle slot machine. Le famiglie entrano nel circolo vizioso dell’usura attraverso il ricorso a mutui o finanziamenti rateali al consumo; poi, generalmente, la situazione precipita con il venir meno di un reddito, quando molti nuclei familiari giungono ad indebitarsi in un anno anche di 20-30 mila euro, cadendo nelle mani degli usurai dopo aver fatto ricorso a prestiti con elevati tassi d’interesse. In molti casi l’impossibilità a pagare le rate dei prestiti deriva anche da restrizioni sulle pensioni di invalidità, con la malattia che si conferma come uno dei motivi più frequenti di sofferenza economica, insieme con la disoccupazione e la droga. Sul versante delle imprese, quelle più spesso esposte al rischio dell’usura sono i negozi e le piccole attività artigiane. La Fondazione Umbria contro l’usura pone in essere interventi di sostegno economico che da una media di 30-40 mila euro arrivano ad un massimo di 150 mila, a beneficio di chi è già vittima dell’usura ed è formalmente parte lesa in un processo penale avviato oppure di chi è in difficoltà con le banche e rischierebbe di ricorrere agli usurai per far fronte alle proprie difficoltà economiche. Alcune difficoltà. L’attività della Fondazione risulta però ostacolata da alcuni fattori. In primo luogo, gli istituti di credito, specie i grandi complessi bancari, sono poco inclini a stipulare convenzioni con la Fondazione; in secondo luogo, lo Stato non interviene più in suo favore; infine, si segnala il contenzioso con il ministero dell’Economia che, a proposito dei noti fatti giudiziari, ha ingiunto alla Fondazione di rifondere 300 mila euro per danno erariale, nonostante la stessa sia parte lesa nella causa. Contro quest’ultimo atto, la Fondazione ha comunque deliberato di ricorrere al Tar. Il ruolo della Chiesa. Mons. Luigi Filippucci, delegato della Conferenza episcopale umbra per la Fondazione, commenta così la relazione al Consiglio regionale: “La situazione economica umbra è difficile, specialmente per quanto riguarda le famiglie, che a volte si trovano a fronteggiare malattie improvvise, disoccupazione, dipendenze… La Ceu fin dal 1996, quando vi ha aderito come socio fondatore, ha visto la Fondazione Umbria contro l’usura come uno strumento importante per tutelare le famiglie e per farlo insieme con tutte le forze sociali ed economiche del territorio, volontariato compreso”. La Fondazione, prosegue mons. Filippucci, “permette un monitoraggio della situazione da più punti di vista, ascoltando le vittime dell’usura e agendo in maniera congiunta. Bisogna sottolineare che la Ceu è in prima linea nella lotta all’usura e trova nella Regione dell’Umbria un’istituzione estremamente attenta e sensibile a questa emergenza”. Oltre a prevenire il fenomeno dell’usura con un’apposita sensibilizzazione, “la Ceu alimenta in maniera decisiva il fondo di garanzia per permettere l’accesso al credito. Il problema maggiore, dopo i guai giudiziari da cui la Fondazione è comunque uscita a testa alta, è ora rappresentato dal disinteresse delle banche, che non trovano più conveniente stipulare convenzioni con la Fondazione, impedendo a molte famiglie o imprese a rischio di usura di accedere agevolmente al credito, pur in presenza di ottime garanzie da parte nostra”. “Ora – conclude mons. Filippucci – dobbiamo riallacciare i rapporti con le banche: è questa la sfida che ci attende. Questa proficua collaborazione con le istituzioni e con le forze sociali ed economiche ci consente comunque di offrire un servizio essenziale alla persona umana”.a cura di Fabio Massimo Mattoni(29 aprile 2011)