SLOVACCHIA

La fede di un Paese

Il presidente della Conferenza episcopale sul censimento di maggio

Dal 13 al 21 maggio si terrà in Slovacchia il censimento della popolazione, dal quale risulterà anche la consistenza dei cattolici nel Paese. Su questo aspetto e sulla situazione della Chiesa slovacca, Dana Jaceckova per SIR Europa ha posto alcune domande al presidente della Conferenza episcopale della Slovacchia (Kbs) e arcivescovo di Bratislava, mons. Stanislav Zvolensky.Secondo i risultati del censimento del 2001, il 74% degli abitanti della Repubblica slovacca si dichiara cattolico. Quali sono le aspettative della Chiesa cattolica per il prossimo censimento? Incoraggerete i credenti a confessare ufficialmente la loro fede?“Le nostre aspettative sono nelle mani di Dio. Naturalmente, vorremmo raggiungere almeno gli stessi numeri di dieci anni fa, anzi abbiamo la speranza che possano anche risultare più alti, dal momento che gli abitanti sono aumentati dall’ultimo censimento. D’altra parte, ci appare chiaro che l’interpretazione liberale dei valori è andata molto avanti dal 2001 e la mentalità della società è cambiata. Siamo anche consapevoli che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una campagna mediatica a livello mondiale che ha messo in luce alcuni delicati problemi all’interno della Chiesa cattolica. Tutti questi fatti ci sono ben noti, e supponiamo che eserciteranno un’influenza sui processi decisionali degli slovacchi. Ecco perché attendiamo i risultati con umiltà. Abbiamo compiuto uno sforzo per incoraggiare le persone tramite la nostra lettera pastorale, ricordando loro che una richiesta ufficiale di essere registrati come cattolici rappresenterebbe una grande testimonianza di fede nella nostra società; una componente molto importante nell’era contemporanea, caratterizzata da un’instabilità di valori. Intendiamo anche affiggere dei manifesti in tutto il Paese per ricordare alle persone l’appello che ci era stato rivolto da papa Giovanni Paolo II, che ha visitato tre volte la Slovacchia e ha sempre esortato – soprattutto i giovani – a non vergognarci della nostra fede. Stiamo anche preparando un sito Internet contenente un elenco di tutte le iniziative e i progetti della Chiesa cattolica che possono risultare utili non soltanto per i credenti praticanti, ma anche per tutti gli altri”. Giovanni Paolo II, che verrà beatificato il 1° maggio, è stato spiritualmente molto vicino al popolo slovacco. La Santa Sede ha recentemente approvato il decreto sulla memoria liturgica di questo Papa, che è stata fissata per il 22 ottobre in Vaticano e in Polonia. Cosa ci dice della Slovacchia? Esiste l’interesse di rendere omaggio a questo grande uomo sotto forma di una memoria liturgica speciale?“Personalmente ritengo che il senso dell’amicizia e della vicinanza spirituale a papa Giovanni Paolo II, in Slovacchia, sia molto profondo. A mio parere, le persone avranno il desiderio di stabilire il giorno della sua memoria liturgica. Ovviamente questo implicherebbe una richiesta ufficiale da parte della Conferenza episcopale della Slovacchia alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Credo che questo punto farà parte dell’agenda della nostra prossima plenaria a giugno”.Daniel Krajcer, ministro della Cultura, il cui dipartimento è competente per le relazioni con le Chiese e le comunità religiose, ha aperto il dibattito sul finanziamento della Chiesa in Slovacchia. A marzo si è svolta una sessione d’apertura; qual è stato il risultato per la Chiesa cattolica?“Il ministro ha ufficialmente aperto il dibattito sul nuovo modello di finanziamento della Chiesa. Si tratta di una questione seria e importante per la Chiesa cattolica. Noi rispettiamo questa decisione, e siamo anche consapevoli che la Repubblica slovacca, nel 2000, ha sottoscritto un accordo di base con la Santa Sede che anticipa la firma di un altro accordo parziale riguardante il finanziamento della Chiesa. La situazione della Chiesa cattolica è quindi influenzata da questo impegno assunto, ma restiamo aperti a discuterne. Auspichiamo un modello di finanziamento più adeguato, e ci piacerebbe che fosse un modello che non causi danni ad alcuna comunità religiosa in Slovacchia”. Una delle opzioni consiste nello stabilire un’imposta ecclesiastica obbligatoria. Qual è la posizione della Chiesa cattolica in Slovacchia su questa questione?“Le esperienze di altri Paesi europei hanno mostrato che l’imposta obbligatoria costituisce una materia delicata. Forse risulta appropriata per quegli Stati in cui questa forma di sostegno finanziario alla Chiesa è stata in vigore per molto tempo. Nel nostro Paese, in cui le persone tendono ad affrontare in chiave più negativa la questione dell’imposta ecclesiastica, riteniamo che un’imposta obbligatoria versata sulla base della professione religiosa di una persona non sia una buona idea, ma restiamo aperti a discuterne. La Conferenza episcopale della Slovacchia cinque anni fa ha istituito una commissione speciale per trattare le questioni concernenti i possibili modelli di finanziamento della Chiesa, quindi abbiamo una certa conoscenza della materia. Tuttavia, anche il punto di vista del governo è importante, perché la decisione finale può soltanto essere il frutto di un dialogo fra noi”.Uno dei risultati del primo incontro con il ministro della Cultura è stato la proposta d’istituire una commissione di cui farebbero parte rappresentanti di tutte le Chiese, nonché alcuni membri del governo slovacco. Quale sarebbe il ruolo della Chiesa cattolica in tale commissione e quali sono le vostre aspettative?“Recentemente siamo stati invitati a nominare alcuni membri di questa commissione. La Chiesa cattolica avrebbe quattro seggi e, nella nostra ultima sessione plenaria di marzo, abbiamo deciso che uno di questi seggi dovrà essere occupato da un rappresentante della Chiesa greco-cattolica e un altro da un rappresentante delle congregazioni religiose, mentre gli altri due membri dovranno essere nominati dalla Chiesa cattolica romana. Il fatto è che ci saranno candidati appartenenti a tutte le Chiese e comunità religiose in Slovacchia, quindi la commissione sarà composta da molti membri e il processo risulterà particolarmente lungo e laborioso”.Nell’ultima sessione plenaria di marzo, lei è stato nominato delegato della Conferenza episcopale della Slovacchia per il Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione del prossimo anno. Come valuta la responsabilità associata a tale compito e come vede il bisogno di una nuova evangelizzazione nella società slovacca?“Quella nomina ha rappresentato un onore per me, sono riconoscente per la fiducia che mi è stata dimostrata. Inoltre, sono particolarmente contento che il Santo Padre Benedetto XVI abbia avuto questa idea eccellente dopo aver istituito uno specifico Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Questo ci fa capire quale importanza rivesta la situazione attuale nel mondo per il Papa, che vuole ispirare le persone in ogni modo possibile. La nuova evangelizzazione non dipende tanto da quella struttura centrale della Chiesa o dagli incontri dei vescovi. Dipende essenzialmente dallo zelo di ogni singolo vescovo, sacerdote e fedele laico. Nuova evangelizzazione significa rinnovare profondamente in noi stessi il rapporto con Dio, con Gesù Cristo, con il Vangelo, con i valori cristiani. Potrebbe risultare più difficile per le persone che sono state battezzate ma non sono state mai educate nella fede. Ne hanno una conoscenza molto scarsa e, tenendo conto dell’atteggiamento liberale della nostra società, risulta particolarmente difficile superare gli ostacoli dei pregiudizi nei confronti del cristianesimo. Dovremmo chiedere l’aiuto di Dio e uno spirito apostolico per fare tutto il possibile per cambiare i loro cuori. Si tratta di una grande sfida e di un invito rivolto all’intera Chiesa”.La preparazione per le celebrazioni dell’Anno Santo dei Ss. Cirillo e Metodio, il 2013, in Slovacchia può essere considerata un atto di nuova evangelizzazione…“È molto interessante e fonte di gioia, per noi, il fatto che la preparazione del Sinodo dei vescovi coincida con la celebrazione del 1150° anniversario dell’arrivo dei due Santi nella Grande Moravia. Abbiamo cercato di prepararci spiritualmente: il pellegrinaggio delle reliquie di S. Cirillo è iniziato il 1° gennaio scorso e i credenti di tutte le diocesi del Paese avranno l’opportunità di venerarle. Costituisce un’occasione per entrare in contatto spiritualmente con entrambi i Santi che ci hanno portato la fede cristiana e apprezzarne il messaggio. Si tratta di un invito a diventare consapevoli di ciò che costituisce il senso della nuova evangelizzazione e come ognuno di noi può diventarne partecipe. La Conferenza episcopale della Slovacchia ha invitato il Santo Padre a venire a visitare il nostro Paese e siamo lieti che vi sia stato pure un invito ufficiale del presidente della Repubblica slovacca, Ivan Gasparovic. Abbiamo suggerito che tale visita si potrebbe svolgere nel 2012, all’inizio dell’Anno Santo, ma la venuta di Benedetto XVI non è stata ufficialmente confermata dalla Santa Sede. Siamo colmi di speranza e di desiderio, e preghiamo il Signore che conceda forza spirituale e buona salute al Santo Padre affinché possa venire a visitare il nostro Paese”.