SICILIA

Più equilibrio e meno spese

Il piano della salute 2011-2013

Il 30 marzo scorso l’assessore alla sanità, Massimo Russo, ha presentato il “piano della salute” della Regione Sicilia per il triennio 2011-2013. A questo risultato si giunge a seguito della legge del 14 aprile 2009 n. 5 recante “Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale” che ha posto le basi per la riforma dell’assetto organizzativo e di governo del proprio sistema. La legge 5/09 rappresenta un punto di svolta anche rispetto alle misure assunte dalla Regione nell’ambito del “piano di contenimento e riqualificazione del Sistema sanitario regionale 2007-2009”, il cosiddetto piano di rientro. Essa ha costituito, infatti, il fondamento normativo per rinnovare in modo incisivo le modalità con cui la sanità è articolata, gestita ed erogata nella Regione, in quanto ha inciso sull’assetto organizzativo del sistema, sulla sua modalità di programmazione, sul riequilibrio dell’offerta tra la rete ospedaliera e il territorio e ha introdotto chiari meccanismi operativi di governo e controllo delle attività sanitarie e delle relative risorse.54 obiettivi. Il “piano della salute” 2011-2013 copre un vuoto lungo più di dieci anni, l’ultimo piano risale al 2000, e prima di essere approvato definitivamente è stato presentato agli operatori e ai cittadini nelle nove province dell’isola durante le “Giornate della salute” che si sono svolte tra novembre 2010 e gennaio 2011, affinché, anche dai rilievi e contributi provenienti dai cittadini si potesse rendere più “umano” lo strumento che si stava per porre in atto. Riduzione entro il 2013 del 15% del saldo negativo del numero delle prestazioni tra mobilità passiva e attiva extraregionale, delle liste di attesa per le prestazioni di diagnostica, l’entrata in funzione dei tre centri di eccellenza, pediatrico a Palermo, oncologico a Messina e ortopedico a Catania, riduzione della mortalità neonatale allineandosi alla media nazionale, e migliorare le reti cliniche secondo il modello “Hub e Spoke”. Questi alcuni dei 54 obiettivi che si prefigge di porre in atto la sanità siciliana attraverso questo piano triennale, che da un lato promuove il territorio quale sede primaria di assistenza e di governo dei percorsi sanitari con la realizzazione di un sistema che costituisca un forte riferimento per la prevenzione, la cronicità, le patologie a lungo decorso e la personalizzazione delle cure; dall’altro, pone le condizioni per la riqualificazione dell’assistenza ospedaliera puntando all’appropriatezza dei ricoveri, dall’acuzie alla riabilitazione e alla lungodegenza.Luci e ombre. “La scelta coraggiosa dell’assessore Russo è stata giustificata anche da motivi economici. Ci sono molti aspetti positivi legati alla migliore gestione della risorsa ‘sanità’ della Regione – afferma Antonello Ferrara, delegato regionale del Movimento lavoratori di Azione Cattolica -. Una più equilibrata presenza di strutture sanitarie nel territorio può determinare una notevole riduzione della spesa. Affrontare alcuni nodi, come quello dell’abuso di strutture sanitarie appare una scelta doverosa. Un esempio molto semplice è la presenza di reparti di ortopedia nella provincia di Palermo e Trapani. Attualmente nonostante un altissimo numero di questi reparti su un territorio comunque vasto e particolarmente abitato, circa un milione e mezzo di abitanti, l’80% dei ricoveri sono concentrati nelle strutture ospedaliere di Palermo, poiché rappresentano per i cittadini una maggiore certezza di competenza”.”Appare chiaro – continua Ferrara – che non è utile per nessuno avere un’abbondanza di strutture sul territorio a fronte di uno scarso utilizzo. Chiudere molti reparti nelle piccole strutture appare doveroso. Diverso è il giudizio su alcune lacune che la riorganizzazione sanitaria regionale non affronta”. Come per esempio il caso dell’Ospedale Muscatello di Augusta. “Una struttura sanitaria a servizio dei cittadini che abitano nei pressi del polo chimico più grande d’Europa deve essere salvaguardata. Per questo devono essere migliorati i servizi per i reparti di oncologia e i servizi di prevenzione alle malattie tumorali e alla nascita di feti malformati”, evidenzia il delegato regionale del Movimento lavoratori di Azione Cattolica. Infatti, conclude Ferrara, “dai dati tratti dal Registro tumori della provincia di Siracusa 1995/2005, emergono due evidenze: altissimo numero di tumori alla pleura e di nascite di bambini con problematiche molto gravi soprattutto ai genitali. Quindi la speranza è che ci sia un nuovo modo di applicare il piano, che sia capace di realizzare risparmio, di offrire ai cittadini una buona offerta di sanità, ma soprattutto una capacità di condividere con le realtà locali tutte le scelte”.a cura di Marilisa Della Monica(29 aprile 2011)