OSAMA BIN LADEN
3.519 giorni dopo l’11/9/2001 gli Usa uccidono il leader di Al Qaeda
"È il risultato più importante nella lotta al terrorismo. La battaglia non è finita, rimaniamo vigili. La nostra guerra non è contro l’Islam". Con queste parole il presidente americano Barack Obama ha annunciato in diretta tv poco prima delle 23 del 1° maggio (in Italia erano quasi le 5 del mattino del 2 maggio) l’uccisione del terrorista islamico Osama Bin Laden. La morte è avvenuta durante un blitz, di 14 navy seals, nella città di Abbottabad, a circa 50 Km da Islamabad dove il leader di Al Qaeda si era rifugiato. Con lui sarebbero morti altri membri della sua famiglia. In queste ore migliaia di persone a Washington, New York e in altre città festeggiano la morte di quello che gli americani consideravano il loro "peggior nemico". Sui media campeggiano le foto del terrorista ucciso mentre i Capi di Stato di tutto il mondo esprimono le loro congratulazioni. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha affermato che "Bin Laden ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli e di strumentalizzare le religioni a questo fine. Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini, e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace". Sulla morte dello "sceicco del terrore", il SIR ha chiesto un parere a Riccardo Redaelli, direttore del "Middle East program" del Landau Network-Centro Volta.
Con l’uccisione di Bin Laden si chiude una caccia all’uomo iniziata l’11 settembre 2001, giorno dell’attacco alle Torri Gemelle. Che significato assume questa morte?
"È una morte dai molti significati: innanzitutto siamo davanti ad una promessa mantenuta dagli Usa, quella di punire la mente degli attentati dell’11 settembre. In secondo luogo questo blitz dimostra che la potenza statunitense, per quanto percepita come in declino, meno forte rispetto al passato, ha ancora un braccio lungo che sa colpire, che ha i mezzi umani, tecnologici ed economici, oltre che la pazienza, per dare una caccia all’uomo durata dieci anni e costata cifre esorbitanti".
Cosa cambia ora per Al Qaeda?
"A livello operativo per Al Qaeda non moltissimo. L’organizzazione terroristica era cambiata molto rispetto a quando Bin Laden la guidava in prima persona. Osama, infatti, aveva dei tempi di comunicazione lentissimi, perché non usava cellulari e tecnologie simili. Questa morte è, invece, un duro colpo che avrà un impatto notevolissimo sotto l’aspetto mediatico in quanto Al Qaeda è un gruppo che ha sempre puntato sul ritorno mediatico, con attentati spettacolari che hanno avuto effetti enormi sui media. Da questo punto di vista è una sconfitta molto seria".
Come si riorganizzerà?
"Al Qaeda si è già riorganizzata dall’operazione ‘Enduring freedom’ in Afghanistan diventando quasi un brand, un marchio, con un nucleo originale, ma con una ramificazione di cellule che vi si rifanno senza essere veramente coordinate. Penserei più ad un fattore imitativo: ci sono cellule nel Maghreb come anche in Europa che hanno solo un richiamo all’ideologia".
Il blitz, avvenuto nel cuore della città di Abbottabad in un "compound" fortificato, evidenzia forti complicità pakistane…
"Questa complicità colpisce più l’opinione pubblica che non gli esperti e le amministrazioni americane che sanno perfettamente che il Pakistan è stato contagiato da Al Qaeda. Del resto con il sostegno e l’appoggio Usa tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, il Pakistan ha creato i talebani. I temibili e potenti servizi segreti pakistani (Isi), questa è una cosa ben nota, non solo hanno responsabilità ma sono connessi strettamente col radicalismo islamico. In Pakistan c’è un forte dualismo che vede da una parte un governo civile, corrotto e inefficiente, molto poco all’altezza del problema, e dall’altra le Forze armate che si sono ritirate dalla gestione del potere ma che non ammettono interferenze e che sanno che più di tanto non possono agire in quanto hanno al loro interno una forte componente islamista".
Come pensa reagirà adesso il mondo musulmano? Ai suoi occhi Bin Laden è un martire o un criminale?
"Va detto che Bin Laden e Al Qaeda hanno perso parte di quell’appeal che avevano 10 anni fa. Il declino dell’islamismo radicale violento, cioè del terrorismo jihadista, è evidente in tutto il mondo musulmano. Molto spesso nel mondo arabo chi appoggia gli oppositori degli Usa lo fa non tanto perché sostiene Al Qaeda, quanto perché odia gli americani. In molti Paesi arabi moderati la morte di Bin Laden è una buona notizia anche se ora bisogna temere qualche ritorsione e vendetta con cui cercheranno di rispondere al duro colpo ricevuto".
Perché Osama non è stato catturato vivo?
"Bisogna vedere se l’uccisione sia stata voluta o se piuttosto sia stata una conseguenza del blitz e dello scontro a fuoco. Se la morte dovesse rivelarsi un’esecuzione, non sarebbe una prova di forza ma di debolezza. La cattura, da vivo, avrebbe avuto un altro impatto. Ma forse gli Usa hanno scelto la soluzione più veloce, meno rischiosa e meno prolungata difficile da gestire nel tempo successivo".