GIOVANNI PAOLO II
Domenica 1° maggio la beatificazione in piazza San Pietro
“Giovanni Paolo II è beato!”. L’esclamazione di Benedetto XVI, nell’omelia della Messa di beatificazione celebrata domenica 1° maggio in piazza San Pietro, è stata accolta da un fragoroso applauso che si è levato dalla piazza e da via della Conciliazione, gremite di pellegrini convenuti per l’occasione. Un milione e mezzo, diranno i dati ufficiali, mentre 200 mila sono stati coloro che hanno partecipato, la sera prima, alla veglia di preghiera al Circo Massimo. Da oggi in poi, ha stabilito il Papa recitando in latino la formula di beatificazione, il 22 ottobre sarà la festa liturgica dedicata al beato Wojtyla.Un’immensa grazia. “Sei anni or sono – ha esordito il Santo Padre – ci trovavamo in questa piazza per celebrare i funerali del papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di un’immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero”. Benedetto XVI si è soffermato sull’impronta mariana del pontificato di Wojtyla, riassunta nello stemma “Totus tuus”: secondo il Papa beato la madre di Gesù era “immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera”. Mentre la “causa” alla quale dedicò tutta la sua vita è raccolta nell’appello: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. “Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti – ha commentato il Pontefice – egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile”. Il saluto ai pellegrini. Al termine della celebrazione, durante il Regina Cæli, Benedetto XVI ha definito l’impegno profuso da tanti in questi giorni “segno di grande amore verso il beato Giovanni Paolo II”. Il Papa ha parlato in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco e italiano per salutare i pellegrini e le delegazioni giunti da tutto il mondo, rivolgendo “uno speciale saluto” ai “malati e agli anziani, verso i quali il nuovo Beato si sentiva particolarmente vicino”.La veglia al Circo Massimo. A precedere la beatificazione, sabato sera, è stata la veglia di preghiera al Circo Massimo. Trasmessa in oltre cento Paesi, ha visto partecipi in maniera particolare cinque santuari mariani – il santuario Lagiewniki della Divina Misericordia a Cracovia (Polonia), Notre Dame du Lebanon – Harissa a Beirut (Libano), il Santuario di Kawekamo a Dodoma (Tanzania), Sancta Maria de Guadalupe in Messico e il Santuario di Fatima (Portogallo) – dai quali sono stati recitati i cinque “misteri della luce” del rosario, quelli voluti da papa Wojtyla. Testimonianze e preghiera. L’esempio e la spiritualità del Papa beato hanno fatto da filo conduttore alla serata, conclusa con la benedizione impartita, attraverso un videomessaggio, da Benedetto XVI. Joaquin Navarro-Valls, per ventun’anni direttore della Sala Stampa vaticana, ha testimoniato come il pontefice ricorresse settimanalmente al sacramento della riconciliazione. Mentre la preghiera “per lui era un bisogno” e non “un obbligo”. “Vederlo pregare era vederlo parlare con Dio”. E nella sua preghiera riversava le preghiere e le richieste d’intercessione del mondo: “Riceveva migliaia di lettere da tutto il mondo” e “nutriva la sua preghiera dei bisogni degli altri”. Suor Marie Simon-Pierre, miracolosamente guarita da papa Wojtyla, ha raccontato la sua vicenda vedendo in Giovanni Paolo II “un pastore secondo il cuore di Dio”, “vicino a tutti, dal più debole al malato, fino al più piccolo della terra”. “Tanta è la commozione”, ha aggiunto il card. Stanislaw Dziwisz, ora arcivescovo di Cracovia e per 40 anni a fianco di Karol Wojtyla come suo segretario particolare. Tra i tratti caratteristici del Papa il porporato ha ricordato il silenzio, la preghiera (“pregare per Giovanni Paolo II era respirare”) e l’autenticità (“corrispondenza tra ciò che diceva e ciò che viveva”). Una fede convinta e forte. Il card. Agostino Vallini, vicario generale del Santo Padre per la diocesi di Roma, è intervenuto prima della recita del rosario ricordando che della vita di Giovanni Paolo II “raccogliamo anzitutto la testimonianza di fede: una fede convinta e forte, libera da paure e compromessi, coerente fino all’ultimo respiro, forgiata dalle prove, dalla fatica e dalla malattia, il cui influsso benefico si è diffuso in tutta la Chiesa, anzi in tutto il mondo; una testimonianza accolta dappertutto, nei suoi viaggi apostolici, da milioni di uomini e donne di tutte le razze e le culture”. Santità vissuta. Lunedì mattina, infine, la Messa di ringraziamento celebrata dal segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, con le formule proprie del nuovo beato, in una piazza San Pietro ancora piena di fedeli, soprattutto polacchi. Il card. Bertone ha in particolare sottolineato, nell’omelia, come quella di Karol Wojtyla fosse “una santità vissuta, specialmente negli ultimi mesi, nelle ultime settimane, in totale fedeltà alla missione che gli era stata assegnata, fino alla morte”.