UE E IMMIGRAZIONI
I due pilastri della strategia della Commissione
La questione-migrazioni è “un problema europeo” e come tale va affrontato, scommettendo su due pilastri: solidarietà e sicurezza. Sono questi i termini sui quali insiste la Commissione nel presentare una “strategia” complessiva che passa ora per competenza al vaglio di Consiglio e Parlamento Ue, e che tocca aspetti di urgenza, legati soprattutto agli avvenimenti nordafricani, e altri di medio-lungo periodo.Risposta rapida e comune. “È chiaro che l’Unione ha bisogno di una politica comune forte in materia di asilo e migrazione”, ha spiegato il 4 maggio Cecilia Malmström, commissaria responsabile degli affari interni. Le iniziative indicate dall’Esecutivo sono orientate a creare “una strategia globale più strutturata e in grado di garantire una risposta rapida dell’Ue alle sfide e alle opportunità derivanti dalla migrazione, anche in considerazione degli avvenimenti attualmente in corso nell’area del Mediterraneo”. Le linee indicate dalla Commissione spaziano in diverse direzioni, fra cui i “controlli rafforzati alle frontiere”, il completamento del sistema comune di asilo, una migrazione legale “più mirata”, lo scambio delle migliori prassi “per garantire un’integrazione riuscita dei migranti” e “un approccio strategico per i rapporti con i Paesi terzi in materia di migrazione”. Il documento che la Commissione pone in discussione riconosce che “alcuni Stati membri sono esposti più direttamente degli altri agli arrivi di migranti (il riferimento va anzitutto all’Italia e a Malta, ndr), ma questo fenomeno non può essere affrontato solo a livello nazionale: è necessaria una mobilitazione” comunitaria.Problemi e vantaggi per l’Ue. La commissaria Malmström sottolinea ancora: “L’Unione europea deve rispettare la propria vocazione a rappresentare un rifugio per coloro che necessitano di protezione e, al tempo stesso, dimostrare solidarietà sia ai Paesi nordafricani che stanno accogliendo la maggior parte dei migranti provenienti dalla Libia (Tunisia ed Egitto, ndr), sia a quegli Stati membri dell’Unione che si trovano ad affrontare i flussi più intensi di migranti via mare”. “È altrettanto evidente che un’immigrazione mirata di forza lavoro sarebbe vantaggiosa per l’Ue, contribuendo a colmare le carenze di manodopera previste in vari settori e a riequilibrare il declino demografico della popolazione attiva europea”, che nei prossimi anni dovrebbe accentuarsi. Al contempo, afferma la commissaria svedese, “è necessario gestire la migrazione in modo corretto, il che significa garantire controlli efficaci alle frontiere e il rimpatrio dei migranti in posizione irregolare. Questo vuol dire inoltre che non dovremmo lasciare solo agli Stati membri situati lungo le frontiere esterne il compito di affrontare situazioni migratorie eccezionali”. Asilo, Schengen, sicurezza. Tra le iniziative che la Commissione propone, figura il “completamento del sistema europeo di asilo entro il 2012”. A questo si aggiungono l’indicazione di “controlli rafforzati alle frontiere e la governance di Schengen per affrontare l’immigrazione irregolare” e l’idea secondo cui servirebbe “un’immigrazione legale mirata, volta a facilitare l’arrivo di persone dotate delle competenze necessarie per contribuire a colmare” talune specifiche esigenze del mercato del lavoro. L’Esecutivo indica inoltre l’obiettivo di condividere “le migliori pratiche nelle strategie adottate dagli Stati membri per l’integrazione degli immigranti legali”; non da ultimo, “un approccio strategico ai rapporti con i Paesi terzi sulle questioni relative alla migrazione, allo scopo di facilitare il movimento delle persone, unitamente a misure volte a prevenire la migrazione irregolare”. Tale documento servirà da base per la riunione del Consiglio straordinario giustizia e affari interni del 12 maggio, “cui seguiranno le discussioni in materia di migrazione nell’ambito del Consiglio europeo del 24 giugno”. Controllo frontiere esterne. Nel testo dell’Esecutivo – che cita anche l’azione svolta sinora da Frontex ed Europol – si ricorda che dalla sola Libia sono già fuggite verso i Paesi confinanti 650mila persone, mentre sulle coste meridionali dell’Europa ne sono sbarcate in pochissimo tempo 25mila. “I recenti avvenimenti hanno fra l’altro destato preoccupazioni in merito al funzionamento del sistema Schengen”, si legge; il riferimento va al braccio di ferro tra Francia e Italia, apparentemente risolto dal vertice bilaterale di fine aprile. “La libera circolazione delle persone attraverso le frontiere Ue è un risultato importante che non deve essere rovesciato. È per questo che la Commissione ha proposto un meccanismo di valutazione migliore per garantire l’effettivo controllo delle frontiere esterne”. Però la Commissione specifica: “Al fine di preservare la stabilità dello spazio Schengen, può essere necessario reintrodurre temporaneamente limitati controlli alle frontiere interne in circostanze eccezionali”.