IL PAPA NEL NORDEST

Testimoni di speranza

Il secondo giorno: messa e Regina Cæli nel Parco San Giuliano a Mestre

La seconda e ultima giornata della visita di Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia si è aperta stamattina con la santa messa nel Parco San Giuliano di Mestre, a cui è seguita la recita del Regina Cæli. Oltre trecentomila i fedeli presenti nell’area verde dove è stato costruito il palco per la celebrazione, che ha forma di una cappella aperta, con la riproduzione di mosaici. I calici, le patene e gli altri oggetti per la celebrazione sono stati appositamente realizzati in vetro soffiato di Murano da 181 maestri vetrai. Al Papa ha rivolto il suo saluto a inizio celebrazione il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia.

Unità della fede. “Voi, oggi qui presenti, rappresentate le comunità ecclesiali nate dalla Chiesa madre di Aquileia. Come in passato, quando quelle Chiese si distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere con coraggio la verità e l’unità della fede”, ha detto, nell’omelia della messa, il Papa, per il quale “occorre rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno, sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del suo essere e del suo agire”. “Voi vivete – ha aggiunto – in un contesto nel quale il cristianesimo si presenta come la fede che ha accompagnato, nei secoli, il cammino di tanti popoli, anche attraverso persecuzioni e prove molto dure”. Eppure, “oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente – e negli aspetti piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza”. Secondo il Pontefice, “tale atteggiamento tende, purtroppo, a diffondersi anche nel vostro territorio”. È necessario, allora, per ciascuno di noi, “lasciarsi istruire da Gesù”, attraverso la Parola di Dio e l’Eucaristia. Occorre “rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della solidarietà e della condivisione”.

Per lo sviluppo integrale dell’uomo. “Conosco la cura che, come Chiese del Triveneto, ponete nel cercare di comprendere le ragioni del cuore dell’uomo moderno e come, richiamandovi alle antiche tradizioni cristiane, vi preoccupate di tracciare le linee programmatiche della nuova evangelizzazione, guardando con attenzione alle numerose sfide del tempo presente e ripensando il futuro di questa regione”, ha affermato il Santo Padre, che ha poi ricordato: “Attorno ad Aquileia si ritrovarono uniti popoli di lingue e culture diverse, fatti convergere non solo da esigenze politiche ma, soprattutto, dalla fede in Cristo e dalla civiltà ispirata dall’insegnamento evangelico, la Civiltà dell’Amore. Le Chiese generate da Aquileia sono chiamate oggi a rinsaldare quell’antica unità spirituale, in particolare alla luce del fenomeno dell’immigrazione e delle nuove circostanze geopolitiche in atto. La fede cristiana può sicuramente contribuire alla concretezza di un tale programma, che interessa l’armonico ed integrale sviluppo dell’uomo e della società in cui egli vive”. “La mia presenza tra voi vuole essere, perciò – ha chiarito -, anche un vivo sostegno agli sforzi che vengono dispiegati per favorire la solidarietà fra le vostre diocesi del Nord-est. Vuole essere, inoltre, un incoraggiamento per ogni iniziativa tendente al superamento di quelle divisioni che potrebbero vanificare le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace”. Il Papa ha concluso la messa nel ricordo dei santi e beati di queste terre, san Pio X, il beato Giovanni XXIII, il venerabile Giuseppe Toniolo, la cui beatificazione è ormai prossima. “Questi luminosi testimoni del Vangelo sono la più grande ricchezza del vostro territorio: seguite i loro esempi e i loro insegnamenti, coniugandoli con le esigenze attuali”, ha dichiarato.

Il Regina Caeli. “In questi vostri splendidi luoghi, dono e segno della bellezza di Dio, quanti santuari, chiese e cappelle sono dedicati a Maria! In Lei si riflette il volto luminoso di Cristo. Se la seguiamo docilmente, la Vergine ci conduce a Lui”. Lo ha affermato, al termine della messa, prima della recita del Regina Cæli, Benedetto XVI, che ha affidato a Maria “le fatiche apostoliche dei sacerdoti”, “la testimonianza dei religiosi e delle religiose”, “la quotidiana opera dei genitori nella prima trasmissione della fede ai loro figli”, “giovani”, “anziani”, “ammalati”, “l’opera dei numerosi laici che collaborano attivamente alla nuova evangelizzazione, nelle parrocchie, nelle associazioni, come l’Azione Cattolica, così radicata e presente in queste terre, nei movimenti, che, con la varietà dei loro carismi e della loro azione, sono un segno della ricchezza del tessuto ecclesiale – penso a realtà come il Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione o il Cammino Neocatecumenale”.



Pietro è venuto da Marco
I saluti del patriarca Angelo Scola

“Siamo qui convenuti da tutte le chiese del Nordest d’Italia – dal Patriarcato di Venezia, dalle arcidiocesi di Trento, Gorizia e Udine, dalle diocesi di Adria-Rovigo, Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Chioggia, Concordia-Pordenone, Padova, Treviso, Trieste, Verona, Vicenza e Vittorio-Veneto – e dalle altre chiese di Croazia, Slovenia, Ungheria, Austria, Baviera, Como e Mantova, nate da Aquileia”, per “essere confermati nella fede degli Apostoli dal Successore di Pietro” così da annunciare “con umile franchezza la bellezza di Cristo a tutte le nostre genti”. Con queste parole il cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha salutato questa mattina Benedetto XVI, all’inizio della celebrazione eucaristica nel Parco di San Giuliano a Mestre che ha aperto la seconda e ultima giornata della visita pastorale del Pontefice alle Chiese del Nordest. Dopo avere ricordato la figura di San Cromazio, vescovo di Aquileia nel IV secolo, il card. Scola ha citato un passaggio del secondo volume del Papa dedicato a Gesù di Nazaret: “L’incontro col Signore risorto è missione e dà forma alla Chiesa”. “Siamo guidati dal fascino di questo incontro – le parole del patriarca – e desiderosi di comunicarlo a tutti gli uomini e le donne dell’ampio Nordest che domanda ancora oggi un comune compito a popoli latini, slavi e germanici. A favore del nostro ‘fratello uomo’ siamo qui per riconoscere il Signore risorto nello spezzare del Pane”. Infine il ringraziamento al Papa per “il dono della sua presenza”: “Oggi Pietro è venuto all’incontro di Marco”.

L’Assemblea ecclesiale a San Marco a conclusione della visita pastorale diocesana. “Petrus et Marcus, una fides”. Nel suo saluto a Benedetto XVI, questo pomeriggio nella basilica di San Marco a Venezia in occasione della solenne celebrazione che ha concluso la visita pastorale diocesana, il card. Scola ha sintetizzato in queste “parole antiche”, che “sono un vanto del nostro popolo cattolico e veneziano”, il significato della presenza del Pontefice nel patriarcato marciano. “Abbiamo cominciato con la Sua elezione e concludiamo con la Sua presenza” ha rimarcato il card. Scola rammentando che la visita pastorale nel patriarcato ha avuto inizio nei giorni immediatamente precedenti l’elezione di Benedetto XVI. “Quel 10 aprile 2005, infatti, il cardinale Marco ed io ci trasferimmo da Roma a Venezia – ha ricordato il patriarca – per partecipare all’Assemblea ecclesiale che diede inizio alla visita pastorale, indetta l’anno precedente”. Oggi, ha aggiunto, “concludiamo un impegnativo itinerario con la grazia di venir confermati nella fede dal Successore di Pietro, fisicamente tra noi. Come non riconoscere la cura provvidente del Padre in questa doppia delicata coincidenza?”. Nel definire la visita del Pontefice “un dono tanto prezioso quanto immeritato”, il card. Scola ha concluso con un auspicio: “Ci sostenga la sua apostolica fede, non ci manchi mai l’ardore della carità per annunciare Gesù risorto, speranza affidabile”.