GIOVANI E LAVORO AL SUD
Progetto Policoro: bilancio e prospettive
"Rilanciare il coraggio della speranza nell’attuale contesto sociale, economico e politico": è uno degli obiettivi del convegno sui 15 anni del "Progetto Policoro", in programma a Palermo, il 13 maggio, all’interno del 23° corso nazionale di formazione promosso da tre Uffici della Cei (problemi sociali e lavoro, pastorale giovanile e Caritas) dal 10 al 15 maggio, e destinato a circa 150 animatori di comunità. "Rileggere il Progetto Policoro come esperienza ecclesiale alla luce degli Orientamenti pastorali ‘Educare alla vita buona del Vangelo’; ripercorrere le origini e i punti salienti del Progetto narrando le storie di giovani testimoni; rinnovare la gioia dell’incontro reciproco per continuare a riflettere, condividere, rafforzare e rinvigorire la comune passione per l’evangelizzazione del sociale": questi gli altri obiettivi del convegno sul Progetto Policoro, che in 15 anni ha incontrato e promosso migliaia di giovani e suscitato oltre 500 realtà imprenditoriali, che danno lavoro a circa 4 mila giovani. Dopo il saluto del card. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, e l’intervento dei tre direttori degli Uffici Cei, il 13 maggio è prevista una relazione di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, su "Educare alla vita buona del Vangelo nel Progetto Policoro". Poi le testimonianze di mons. Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, mons. Domenico Sigalini, presidente della Commissione Cei per il laicato, e mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan. Infine le testimonianze dei giovani e le conclusioni, affidate a mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro. Durante il corso di formazione, verranno allestiti alcuni stand, in piazza Politeama, dove sarà possibile ricevere informazioni sul Progetto Policoro e sul libro "Quindici anni di Progetto Policoro. Gli animatori e i gesti concreti", pubblicato per l’occasione con la prefazione di mons. Crociata e contenente due ricerche realizzate da Iref e Inecoop. Ne presentiamo alcuni stralci.
Il sogno di don Mario. Nella convinzione di "stare dentro la storia con amore", subito dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo, l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio nazionale per la pastorale giovanile e la Caritas italiana si incontrano a Policoro (Matera) il 14 dicembre del 1995 con i rappresentanti diocesani di Basilicata, Calabria e Puglia per riflettere sulla disoccupazione giovanile nella sicura speranza che "il Paese non crescerà se non insieme". Nasce così il Progetto Policoro, che negli anni coinvolgerà sempre più le regioni Campania, Sicilia, Sardegna, Abruzzo-Molise, Umbria e ultimamente l’Emilia-Romagna. Con le altre regioni, in particolare Lombardia, Piemonte e Triveneto, sono attivi fin dall’inizio importanti rapporti di reciprocità. Il Progetto Policoro è il "sogno" di don Mario Operti (1950-2001) per i giovani disoccupati del Sud: don Mario amava ripetere che "non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone".
La "filiera" delle associazioni. "Se tutti fanno tutto, alla fine si entra in rotta di collisione. Se ognuno fa ciò per cui è nato e se ognuno mette a disposizione di tutti la propria identità e missione, allora nasce veramente un mosaico che è icona della Chiesa". Queste parole di don Operti descrivono bene il contributo che le associazioni ecclesiali laicali danno al Progetto Policoro, al quale ognuna partecipa, secondo il proprio carisma specifico, "all’elaborazione e alla realizzazione dei progetti particolari, nella comune volontà di dialogo superando incomprensioni e resistenze, nel riconoscimento reciproco delle proprie tradizioni e peculiarità".
Gli animatori di comunità. "Laici responsabili che in profonda sintonia con le tre pastorali e le filiere delle associazioni agiscono per un’adeguata promozione del Progetto nella diocesi". È l’identikit degli animatori di comunità, che nelle loro diocesi hanno, tra gli altri, il compito di "contrastare il ‘mito’ del lavoro dipendente e del posto fisso e operare negli spazi dell’esclusione sociale e della disabilità per costruire nuova cittadinanza verso i soggetti deboli; assicurare un raccordo tra i giovani e i diversi soggetti, pubblici e del mondo associativo organizzato, in particolare di quelli coinvolti nel Progetto e orientare verso la realizzazione di gesti concreti; scoprire e valorizzare le potenzialità dei giovani e delle risorse del territorio; coinvolgere negli scambi di reciprocità e solidarietà i gesti concreti già sviluppati sul territorio".
Educare nel tempo dell’incertezza. Un Teatro-Forum "per attivare processi di sensibilizzazione sociale", che consiste "nel coinvolgere i partecipanti all’evento teatrale nella attiva ricerca di soluzioni possibili circa la situazione proposta". È "Educare nel tempo dell’incertezza", evento che troverà spazio nel corso di formazione palermitano con l’intento di "condividere le domande che in questo periodo storico attraversano le persone, le comunità, le istituzioni". L’idea è della cooperativa sociale Tornasole di Brescia, e invita tutti a trasformarsi in "spett-attori", per "passare dall’analisi all’azione, col desiderio di mettersi in gioco".