UE

Mettersi in discussione

La “questione Schengen” al centro del dibattito politico di questi giorni

L’Unione europea si rimette spesso in discussione. Può accadere quando si ravvisa la necessità di ridefinire i Trattati che formano il quadro giuridico e politico dell’integrazione, oppure quando si ragiona su ulteriori allargamenti dei confini comunitari, o, ancora, quando si opera per rafforzare il mercato interno o la politica estera. La storia della Comunità è costellata di modifiche, anche significative, alla direzione di marcia, sollecitate, se non imposte, dall’attualità politica (come i fatti in corso in nord Africa), dagli eventi economici (la crisi dei subprime), da quelli militari, sociali o ambientali (il disastro nucleare di Fukushima). Regole e libertà di circolazione. Un esempio dell’Europa che “si ripensa”, sollecitata dalla cronaca, è il caso della mobilità interna all’area di Schengen. Gli arrivi sulle coste meridionali dell’Ue di profughi provenienti dal nord Africa hanno aperto una querelle che ha investito soprattutto Italia e Francia. Giovedì 12 maggio è convocato un Consiglio straordinario dei ministri degli interni Ue per trattare la questione migratoria e l’applicazione di Schengen. Dello stesso argomento s’è parlato nella sessione dell’Europarlamento in corso a Strasburgo. Sul tema si sono recentemente espresse, con una nota comune, le commissarie Viviane Reding (giustizia) e Cecilia Malmström (affari interni). Dopo aver affermato che “le frontiere interne appartengono al passato”, le commissarie lussemburghese e svedese sostengono che “insieme all’euro, la libera circolazione rappresenta il diritto più tangibile tra quelli conquistati in 60 anni di integrazione”. L’Europa senza frontiere porta con sé “enormi vantaggi economici”, la possibilità di viaggiare, di lavorare e studiare all’estero”. Ma questi traguardi non possono essere considerati acquisiti una volta per sempre”. Decidere insieme. Le regole di Schengen consentono di circolare in 25 Paesi senza il passaporto, ma permettono anche agli Stati, “in circostanze eccezionali” (un evento sportivo internazionale, un summit politico che richiede speciali ragioni di sicurezza…), “di reintrodurre per un periodo limitato i controlli alle frontiere esterne”. Reding e Malmström osservano: “Le recenti tensioni tra Francia e Italia dimostrano che le normative devono essere attentamente interpretate” e “calibrate con precisione”. Da qui la proposta. “I governi non dovrebbero definire autonomamente le circostanze nelle quali reintrodurre i controlli alle frontiere”. Una simile decisione avrebbe un impatto generalizzato e “per questo dovrebbe essere approvata dalle istituzioni europee”. Si tratta infatti di “garantire il rispetto delle norme” comunitarie e di “tutelare i nostri diritti, conquistati a caro prezzo”. Non a caso la Commissione ha proposto (con un documento del 4 maggio) di “rafforzare l’integrità delle norme di Schengen e di proteggere la più significativa conquista Ue: la libertà di circolazione”.Benessere, entro e fuori l’Ue. In occasione della Festa d’Europa del 9 maggio anche il presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, ha voluto sottolineare i successi dell’integrazione fra popoli e Stati del vecchio continente. Ha al contempo indicato due “importanti prove” che l’Ue avrebbe dinanzi a sé in questa fase: “assicurare il benessere dei nostri cittadini” e diffondere “prosperità e stabilità nel resto del mondo, a cominciare dal nostro vicinato”. In sostanza Van Rompuy si sofferma sulla politica economica (conti pubblici, euro, produzioni e mercati, occupazione) e su quella estera, con un riguardo speciale per nord Africa (Libia in primo piano) e Medio oriente. Il presidente è ottimista e ritiene che l’Ue27 abbia la capacità di affrontare e superare tali sfide, benché abbia bisogno – lo dice esplicitamente in un testo scritto – di “rafforzare le sue capacità e mezzi”. Come sempre, dunque, la Comunità si conferma un cantiere aperto, una costruzione cui tutti sono chiamati a portare il proprio mattone.Nucleare “sicuro”. Sulla stessa lunghezza d’onda s’è riflettuto al Parlamento europeo a partire dal 25° anniversario di Chernobyl e dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone. L’eurodeputato polacco Boguslaw Sonik ha presentato una interrogazione alla Commissione, dalla quale è poi scaturito un dibattito in emiciclo, che ha posto al centro il tema della sicurezza nucleare. “L’Unione europea – ha sostenuto Sonik – è stata la principale fonte di assistenza finanziaria per la lotta alle conseguenze della catastrofe” in Ucraina. Da qui una serie di domande, che attendono non solo risposte verbali ma fatti concreti: “di quali possibili scenari è al corrente la Commissione per quanto concerne le conseguenze di un grave incidente nucleare in un determinato sito (nell’Ue o in uno dei Paesi limitrofi) sulla popolazione dei vari Stati membri?”; “di quali informazioni dispone riguardo al coordinamento delle azioni di protezione civile tra gli Stati membri e tra l’Ue e i Paesi terzi, in caso di incidente nucleare?”.