ELEZIONI AMMINISTRATIVE
Trieste: il vescovo scrive alla comunità
Un messaggio ai fedeli alla vigilia delle elezioni amministrative: lo scrive mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo-vescovo di Trieste. Titolo: "Riflessioni e indicazioni pastorali sulle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio". Si tratta di un testo diviso in piccoli capitoli, ciascuno con un suo titolo. Il primo brano del messaggio parla di "un momento importante" ed entra subito in argomento. "Le elezioni, siano esse politiche che amministrative, sono sempre un momento importante per una comunità scrive -. Sono infatti l’occasione per pensare a se stessa e al proprio futuro… il momento elettorale conserva una sua indubbia importanza perché in esso il cittadino riflette non solo sui propri bisogni e interessi, ma sul ‘nostro’ bene, il bene di tutti, il bene della comunità percepita come un tutto".
Angolature non contrapposte. Mons. Crepaldi s’interroga su quale sia "il compito del vescovo" e risponde che è quello "di confermare che la comunità cristiana e la fede cristiana non sono estranee a questi momenti importanti della vita della comunità, anzi, dato che esse hanno a cuore l’uomo ‘via della Chiesa’, come scriveva nella sua prima enciclica, la ‘Redemptor Hominis’, il Beato Giovanni Paolo II, non possono ritenersi estranee ai momenti in cui l’uomo decide di se stesso e del proprio futuro. Non perché la fede cristiana fornisca ricette politiche o amministrative, ma perché ritiene di aver qualcosa da dire e di fondamentale importanza sul senso comunitario della vita umana e sul nostro destino". Proseguendo la riflessione, l’arcivescovo sottolinea che "l’uomo ha una sola vocazione" e la politica, "compresa quella amministrativa, non riguarda solo un aspetto della persona, perché nella persona nessun aspetto è pienamente comprensibile se viene staccato dagli altri. La politica riguarda, quindi, tutta la persona, come pure la fede riguarda tutta la persona: la vedono da angolature diverse ma non contrapposte".
I grandi valori umani. "Le elezioni amministrative non sono mai solo amministrative": è il titolo di un ulteriore paragrafo del messaggio, nel quale l’arcivescovo spiega la sua convinzione che amministrazione locale e scelte esistenziali non sono separate e indipendenti. Anzi, afferma, "l’uomo è un tutt’uno e la vita è sempre una sintesi. Quando noi compiamo una qualsiasi azione ci mettiamo tutta la nostra realtà di persone umane". A questo livello entrano così in gioco, anche nell’amministrazione locale, i "grandi valori umani", sui quali annota l’"amministrazione di una città è senz’altro indipendente dal piano ecclesiastico della religione, ma non lo è dall’etica, ossia dai principi morali legati al bene della persona e della comunità… I grandi valori umani della persona ricorda sono per esempio il diritto alla vita, l’integrità della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, la libertà per le famiglie di educare i propri figli secondo la propria responsabilità, l’aiuto solidale ai poveri".
Ciò che non è lecito. Da queste considerazioni, mons. Crepaldi fa discendere il principio delle scelte di un cristiano. Scrive infatti: "Davanti alla scheda elettorale, l’elettore sa bene che dovrà decidere non solo del piano urbanistico o della viabilità, ma anche di questi grandi valori. Ed è per questo che la Chiesa ha sempre insegnato che non è lecito al cristiano appoggiare partiti che ‘su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa’ (Nota della Congregazione della dottrina della fede del 2002). Questo sia per un dovere di coerenza, sia perché, facendo diversamente, si farebbe un danno alla persona e alla società". Aggiunge che "ci sono, infatti, questioni che possono essere affrontate e risolte in molti modi, ed altre che, invece, sono sicuramente sbagliate e contrarie al bene umano".
Una "crescente importanza". Dopo aver ricordato la "crescente importanza degli enti territoriali" che assumono sempre maggiori competenze, mons. Crepaldi fa riferimento a "questioni di fondamentale importanza" che "possono danneggiare o aiutare la famiglia, possono o meno aprire il riconoscimento pubblico a ‘nuove forme di famiglia’, possono o meno mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto, possono o meno promuovere forme di pubblicità offensive del diritto alla vita". Invita così, in conclusione, al "dovere della coerenza", ricordando che "anche in occasione di elezioni amministrative, il cristiano che voglia essere fedele agli insegnamenti della Chiesa distinguerà nei programmi le questioni su cui sono lecite molte opinioni da quelle che invece obbligano la sua coscienza. E non darà il suo appoggio a partiti che le prevedano. Cercherà l’onestà personale dei candidati, ma non solo. Cercherà anche l’accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali che ho elencato sopra e valuterà la storia e il retroterra culturale dei partiti dentro cui i candidati operano".