COMECE

L’Africa in prima pagina

Il numero di maggio di “Europe Infos”

Il numero di maggio di “Europe Infos” dedica particolare attenzione alla situazione dell’Africa del Nord, sia attraverso l’editoriale di Frank Turner, pubblicato da SIR Europa (n.34/2011) quanto con testimonianze toccanti di alcuni vescovi della zona del Maghreb. L’attualità dell’Ue, la plenaria di primavera della Comece, e scorci su alcuni temi sociali completano il numero. Trasformare la mentalità. Primavera araba: l’obiettivo sui Paesi del Maghreb. Il p. Christophe Roucou, direttore del Servizio nazionale per le relazioni con l’Islam della Conferenza episcopale francese ha raccolto nei mesi scorsi numerose testimonianze di vescovi del Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto, come per esempio quella di mons. Claude Rault, vescovo di Laghouat-Gardhaïa (Algeria) che sottolinea: “Anche se le rivolte hanno luogo nei Paesi arabi, la pressione religiosa islamista non è all’origine di questa esplosione, che sembra nascere invece dal più profondo della coscienza umana, avida di dignità, di rispetto, di giustizia e di democrazia”. E aggiunge: “Abbiamo visto, al Cairo, musulmani e cristiani uniti nel medesimo slancio”. Gli fa eco l’arcivescovo di Tunisi mons. Maroun Lahham: “è reale la minaccia islamista di cui si parla? Nessuno può dire nulla a riguardo, né per confermarla, né per smentirla. Staremo a vedere. Per quel che riguarda la vita della Chiesa, non abbiamo preoccupazioni straordinarie. Siamo stati testimoni di formidabili esperienze di condivisione e di solidarietà. Il nostro ruolo è stato quello di portare tutto ciò che avveniva nelle nostre preghiere…. Noi amiamo questo popolo, rispettiamo le sue scelte e siamo pronti a servirlo”. Gli algerini, spiega mons. Claude Rault “hanno già sofferto troppo per desiderare un’altra rivoluzione insanguinata. Attendono solo che delle istituzioni politiche, economiche, senza corruzione, si attivino per un cambiamento della società e una democrazia, anche se non sarà necessariamente secondo il modello francese”. Arriva da mons. Landel (Rabat, Marocco) un appello ai cristiani d’Europa: “Quando l’Europa aiuterà efficacemente il Maghreb e l’Africa? La distorsione tra ciò che voi vivete in Europa e ciò che si vive in Africa è la causa di tutto ciò che sta avvenendo… voi conoscete giustizia, libertà, dignità… come ci aiuterete a conoscere tutte queste cose?” E continua “Noi siamo un luogo di incontro molto semplice tra cristiani e musulmani, incontro che ci conduce all’accoglienza, alla stima e all’amore. Sono molto perplesso quando vedo la paura dell’occidente verso i musulmani. Come potremo noi trasformare le mentalità?”Vita professionale e vita familiare. È un equilibrio che occorre necessariamente raggiungere per fronteggiare la sfida demografica, ha affermato la Federazione delle Associazioni familiari cattoliche in Europa (Fafce) in un appello rivolto alla riunione informale dei ministri incaricati per le politiche familiari e demografiche che si sono riuniti a Gödöllö, in Ungheria. “Il recente rapporto demografico del 2010 si attesta a una media di 1,6 figli per donna, restando inferiore alla soglia del 2,1 anche se gli europei preferirebbero avere 2,3 figli in media. Si registra quindi uno scarto tra intenzioni e tassi di natalità effettivi” scrive Maria Hildingsson, segretaria generale della Fafce. La presidenza ungherese dell’Ue, che ha identificato nella questione demografica una delle sfide maggiori dell’Ue oggi, ha dedicato una settimana di studi sulle politiche demografiche e familiari (L’Europa per le famiglie; le famiglie per l’Europa, Budapest , 28 marzo-3 aprile), settimana che si è aperta proprio con una riflessione sull’ Influenza dell’equilibrio tra vista professionale e familiare sull’evoluzione demografica. “Se la politica familiare è di competenza politica degli stati membri, è pur vero che l’Ue ha competenze nell’ambito delle politiche su lavoro che ricadono inevitabilmente sulla vita della famiglia” scrive la Hildingsson. “La strategia ‘Europe 2020’ con le sue indicazioni relative ai tassi di occupazione, alla flessibilità ha ripercussioni importanti. Cruciali sono le decisione relative ai congedi per le madri e padri per la nascita e i primi anni dei figli. È necessario perciò che l’attenzione al tema della famiglia entri trasversalmente in ogni ambito decisionale di competenza dell’Ue”. Responsabilità sociali condivise: come rafforzare la coesione? per consolidare il proprio partenariato in materia sociale, Ue e Ce si sono incontrate nella capitale belga il 1 marzo scorso per discutere di Responsabilità sociali condivise (Rsp). “Promuovere le Rsp è un tentativo utile per rafforzare la coesione sociale in un momento in cui è minacciata dalla crisi economica e finanziaria, dalla sfiducia crescente verso i partiti tradizionali insieme a una crescita del nazionalismo e dei movimenti estremisti, la prevedibile crisi, le migrazioni” sintetizza il p . Hervé Guillot. Per promuovere la Rsp si indicano tre strade : “1. l’innovazione e le procedure di apprendimento al fine di sviluppare le competenze e le conoscenze tra tutti gli attori sociali” (vale a dire insistere sull’educazione); “2. l’inclusione di tutte le parti con le loro esigenze e attese legittime, e i loro contributi specifici” (si riferisce alla pratica dell’Ue ormai consolidata delle consultazioni delle parti) ; “3. l’importanza dei processi deliberativi per dare alle persone la capacità di agire e di sostenere la propria fiducia con un’attenzione particolare sui poteri locali” (con riferimento all’Iniziativa cittadinanza europea).