L’UE in breve

Costa d’Avorio, servono aiuti per democrazia e ripresaDemocrazia interna e sicurezza; approvvigionamenti alimentari; assistenza sanitaria; rilancio dell’economia. La situazione della Costa d’Avorio mostra numerose, urgenti esigenze e il Consiglio Ue intende sostenere questa fase di transizione. “I disordini seguiti alle elezioni presidenziali della fine del 2010 – afferma l’istituzione comunitaria – sono sfociati in una guerra civile e nell’arresto dell’ex presidente Laurent Gbagbo ad aprile. La crisi ha lasciato il Paese in un complesso stallo politico e con urgenti necessità di aiuti umanitari”. Secondo Il Consiglio occorre dunque agire su più versanti: il ripristino della pubblica sicurezza, il rilancio dell’economia, gli aiuti umanitari e l’approvvigionamento alimentare. “Vi è oltre un milione di sfollati interni e almeno 130mila persone sono fuggite nei Paesi confinanti come Liberia e Ghana”. Si sottolinea la carenza di medicinali e “devono essere riaperti gli ospedali”. Le sanzioni sinora attuate dall’Ue “sono in corso di graduale revoca per aiutare l’economia del Paese a rimettersi in carreggiata”. L’Ue “appoggia gli sforzi della Costa d’Avorio per un ritorno alla stabilità e per la ripresa” e conferma gli aiuti: finora dal bilancio comunitario e dagli Stati membri sono stati inviati 60 milioni di euro. “Altri 180 milioni di euro sono stati impegnati nell’assistenza allo sviluppo, in primo luogo per l’agricoltura. Altri importanti settori da finanziare sono il processo di riconciliazione nazionale, la riforma della sicurezza, la giustizia”. Oedt ed Europol, su internet il commercio di drogheSono 41 le “sostanze psicoattive ufficialmente notificate per la prima volta nel corso del 2010 all’Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze e a Europol”: è quanto afferma un rapporto congiunto delle due organizzazioni Ue diffuso l’11 maggio a Lisbona, dove ha sede l’agenzia comunitaria che si occupa di droghe e prevenzione. “È il più alto numero di sostanze di questo tipo scoperte in un solo anno e rappresenta un aumento considerevole rispetto ai due anni precedenti”. Da qui la preoccupazione degli esperti che segnalano il diffondersi di derivati dalla cannabis, di sostanze sintetiche e di droghe di origine vegetale. Osservatorio (Oedt) ed Europol mettono anche in guardia rispetto al rapido affermarsi del “fenomeno Spice”, conosciuto come “marijuana legale”. Altro allarme proveniente da Lisbona riguarda la crescita del commercio di sostanze stupefacenti mediante internet, che evita di avere contatti con gli spacciatori. Wolfgang Götz, direttore di Oedt, e Rob Wainwright, direttore di Europol, insistono sulla necessità di anticipare le sfide e i pericoli connessi con le droghe sul versante della ricerca e del contrasto mediante un’azione congiunta di forze dell’ordine, magistratura, Europol e legislazioni ad hoc. Wainwright aggiunge: “Le reti del crimine organizzato sono sempre più attive nella produzione e commercializzazione di droghe legate all’ecstasy. Europol è impegnata a contrastare tale problema, applicando le leggi europee”.Kroes (Commissione): strumenti per tradurre onlineL’inglese si conferma la lingua principale per gli internauti. Lo conferma un’inchiesta di Eurobarometro pubblicata l’11 maggio. Lo studio rivela che “sul web il 90% degli internauti europei preferisce consultare siti nella propria lingua, mentre il 55% usa una lingua diversa almeno occasionalmente”, e in tal caso si tratta dell’inglese; solo in misura minore si ricorre a tedesco, francese, spagnolo. Il 44% dei navigatori europei “ritiene tuttavia di non reperire le informazioni ricercate perché le pagine web non sono in una lingua comprensibile”, mentre solo il 18% effettua acquisti online in una lingua straniera. I risultati sottolineano, secondo la Commissione Ue, “l’esigenza di investire in strumenti per la traduzione online, in modo che gli internauti europei non siano ostacolati nel reperimento di informazioni o prodotti online perché non posseggono le competenze linguistiche necessarie”. La Commissione europea finanzia al momento 30 diversi progetti di ricerca incentrati sull’interfaccia linguistica e il contenuto digitale: l’investimento attuale è di 67 milioni di euro, “mentre ai nuovi progetti presentati quest’anno saranno assegnati 50 milioni di euro supplementari”. Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione Ue, ha dichiarato: “Se vogliamo davvero che tutti i cittadini dell’Unione possano accedere al digitale, dobbiamo essere certi che possano comprendere i contenuti che cercano sul web”. Dalla ricerca emergono altri particolari: se mediamente un internauta usa una lingua diversa dalla propria per leggere pagine online, il dato nasconde considerevoli differenze nazionali: il 90% circa dei greci, sloveni, lussemburghesi, maltesi e ciprioti ha indicato di avvalersi di altre lingue durante la navigazione, mentre solo il 9% dei cittadini britannici, l’11% degli irlandesi, il 23% dei cechi e il 25% degli italiani ha dichiarato di fare lo stesso.