GIORNATA VOCAZIONI - GMG 2011

Un luogo fecondo

A Loreto veglia con 2.000 giovani

“Non poche vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono sbocciate, in questi venti anni, proprio durante le Giornate mondiali della gioventù, occasioni privilegiate nelle quali lo Spirito Santo fa sentire la sua chiamata”: così Benedetto XVI, all’udienza generale del 24 agosto 2005, dopo la Giornata di Colonia (16-21 agosto 2005), metteva in risalto la dimensione vocazionale tipica della Gmg. “Un luogo fecondo” di vocazioni come la definisce al SIR don Francesco Pierpaoli, incaricato regionale per la pastorale giovanile delle Marche e direttore del Centro Giovanni Paolo II di Loreto. Domenica 15 maggio la Chiesa italiana celebra la 48ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni sul tema “Quanti pani avete? Andate a vedere…” (scelto dal Centro nazionale vocazioni della Cei) e a Loreto, per questo evento, i vescovi della Regione hanno convocato i giovani in partenza per Madrid per una veglia di preghiera (sabato 14 maggio, ore 21) presso la basilica.

Quali motivi vi hanno spinto a promuovere un evento del genere?
“Nella nostra Regione abbiamo un appuntamento tradizionale per i giovani alla vigilia della festa dell’Annunciazione, il 24 marzo, proprio perché a Loreto c’è la Casa del ‘si’ di Maria. Quest’anno, però, in vista della Giornata mondiale della gioventù di Madrid, abbiamo voluto far incontrare questo appuntamento con quello della Gmg per ricordarne il forte legame. Nel corso della veglia in basilica i giovani rifletteranno, infatti, sul tema indicato dalla Giornata per le vocazioni ma in una dimensione tutta missionaria che avrà il suo momento centrale quando i vescovi della Regione, ne saranno presenti 9 su 13, conferiranno il ‘mandato’ ai circa 2.000 giovani che si sono iscritti sino ad oggi per Madrid. Crediamo che la vocazione non debba essere vista come un aspetto individualistico ma vissuta nella dimensione ecclesiale più ampia che è quella dell’essere mandati, inviati come testimoni. I giovani hanno i talenti per poter mettersi in gioco e rispondere alla chiamata alla santità”.

Ha ancora senso parlare ai giovani di vocazione alla santità? Non è osare un po’ troppo?
“Osare è la parola giusta, Giovanni Paolo II chiedeva ai giovani una misura alta della vita ordinaria e questo credo sia un aspetto che sta loro a cuore. Penso che la Gmg debba saldare il legame tra ferialità e straordinarietà, tra vita quotidiana e grande evento. La santità ci riporta all’ordinario, a ciò che facciamo nella nostra vita, nella famiglia, nello studio, nel lavoro, nell’amicizia, nell’impegno sociale, politico, nel campo della legalità, ma nello stesso tempo ci invita a scoprire, davanti ai messaggi fuorvianti che vengono dalla società, una via alternativa: lo straordinario inteso come il vivere fino in fondo l’ordinario, la propria umanità. Si tratta di una sorta di martirio, è questa la misura alta che attrae maggiormente i giovani infastiditi dalla mediocrità, da un Cristianesimo fatto di routine. Essi cercano e amano l’osare, l’andare oltre fidandosi della Parola. Ma per farlo hanno bisogno di avere vicino adulti credibili e sacerdoti pronti ad aiutarli”.

Molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa provengono dalla Gmg…
“La Gmg ha da dire molto alla vocazione sacerdotale e religiosa. Vi partecipano giovani con i loro preti, e questo, io credo, è il valore aggiunto della Gmg. È bello avere dei sacerdoti che accompagnano i loro giovani alla Gmg vivendo con loro, più giorni, fianco a fianco, camminando con loro. Purtroppo i giovani preti, oggi, non raccolgono immediatamente questa esigenza e spesso hanno paura di mettersi a fianco dei giovani. La Gmg chiede ai sacerdoti di esserci per aiutare i giovani a scoprire come la vocazione al sacerdozio sia una vocazione appetibile, bella, profonda. La vocazione nasce anche grazie alla testimonianza dei sacerdoti che si ha al fianco”.

In che modo aiutare i giovani a discernere una possibile vocazione che può nascere da un evento come la Gmg?
“Facendo delle scelte che non dipendono dai numeri ma dalla qualità di vita spirituale, ricreando parrocchie che siano veramente scuole e case di preghiera, dove l’Eucaristia sia ogni giorno la tavola imbandita. Rimettendo al centro il valore della comunità fatta di laici, di consacrati e consacrate. La vita comunitaria, la condivisione sono aspetti importanti nella vita di fede di chiunque e specialmente di un giovane alla ricerca. Tutto ciò ci richiama alla mente parole che forse si ritengono sorpassate come lectio divina, esercizi spirituali, padre spirituale, regola di vita che ogni giovane dovrebbe avere. È urgente, quindi, rimettere al centro la sfida educativa, dando centralità all’ordinario vissuto profondamente. L’Agorà dei giovani è stata un’esperienza triennale (2006-2009) importantissima al termine della quale speravo che si liberassero energie nuove per i giovani, purtroppo vedo che facciamo ancora fatica. Anche i preti hanno difficoltà. Ma dobbiamo continuare in questo solco”.