1° FESTIVAL D'EUROPA
Buzek (Ue): non si possono far “tornare indietro le lancette della storia”
”Gli immigrati che arrivano in Italia sono un problema europeo, non italiano. E noi dobbiamo lavorare per risolvere il prima possibile questa questione”. Lo ha affermato il 9 maggio il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, a margine della prima edizione del Festival d’Europa che si è concluso il 10 maggio a Firenze, rispondendo ad una domanda sulla posizione espressa nel suo saluto all’incontro dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano. In collegamento video in diretta dal Quirinale in occasione della conferenza internazionale “The State of the Union”, momento clou del Festival d’Europa, Napolitano aveva parlato di “uno stato insoddisfacente dell’Unione europea come soggetto di politica internazionale”, riferendosi in particolare ai recenti “eventi dirompenti, carichi di possibilità e di incognite, nel Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente”, rispetto ai quali l’Ue “non è riuscita ad esprimere una posizione comune”. Di qui l’invito a “creare le condizioni” affinché l’Ue possa affermarsi come “attore globale, soggetto autonomo e attivo della politica estera e di sicurezza internazionale”.Sfida economica, solidarietà e responsabilità. Nel suo intervento di apertura alla conferenza – articolata in due giornate (9-10 maggio): la prima su “L’Europa dopo Lisbona”, la seconda dedicata a “L’euro dopo Lisbona” – Buzek ha affermato: “L’Ue è ancora un work in progress. Da quasi 18 mesi stiamo operando secondo il nuovo Trattato di Lisbona. Abbiamo creato nuove procedure, come l’iniziativa dei cittadini che consente loro un maggiore coinvolgimento nel processo legislativo. Disponiamo di un nuovo Servizio per l’azione esterna; il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali hanno acquisito nuovi poteri, e abbiamo una nuova istituzione, il Consiglio europeo con il suo presidente permanente”. Tuttavia, ha osservato, “rimane l’impegnativa sfida dell’economia. In alcuni Paesi dell’Ue abbiamo situazioni drammatiche, basti pensare ai livelli della disoccupazione, soprattutto giovanile, che toccano quelli degli Anni’30”. Secondo il presidente dell’Assemblea di Strasburgo, per spegnere i focolai di crisi finanziaria che interessano alcuni Paesi dell’Eurozona ”serve solidarietà coniugata con responsabilità”; solidarietà “verso gli Stati membri non solo quando le cose vanno bene, ma anche quando vanno male”, ma anche “responsabilità da parte dei governi”. Come Parlamento europeo, ha aggiunto, ”appoggiamo la riforma del Trattato dell’Unione, abbiamo sostenuto il cosiddetto Euro plus pact (il patto di stabilità rafforzato per l’Eurozona, ndr), ma servono anche riforme strutturali nel solco dell’agenda Lisbona 2020”. Buzek non ha inoltre nascosto preoccupazione per i risultati delle elezioni in alcuni Paesi come Finlandia, Ungheria e Olanda, dove gli ultranazionalisti hanno raccolto grandi consensi. Per il presidente dell’Europarlamento “la crisi economica e la conseguente mancanza di denaro hanno favorito l’insorgere di egoismi e antieuropeismi”; tuttavia Buzek si è detto fiducioso che l’Unione europea stia percorrendo un cammino nel quale non si possono far ”tornare indietro le lancette” della storia.Debole e divisa. Nella sua “diagnosi” sullo stato di salute dell’Ue, Joseph Weiler, professore alla New York University e titolare della cattedra europea Jean Monnet, non ha usato eufemismi e si è soffermato sul “profondo problema strutturale” e sulle “manifestazioni più pressanti e profonde dell’attuale debolezza”, che “alcuni definirebbero crisi, dell’Europa”. “In primo luogo – ha evidenziato – vi è il persistente, cronico, preoccupante deficit di democrazia, che non può essere sottovalutato”. Poi c’è “una più profonda crisi di legittimazione in cui la crescente indifferenza dei cittadini si trasforma in ostilità”. E infine, “nonostante Lisbona, si registra l’imbarazzante fallimento dell’Europa nel tradurre il suo potere economico in potere politico”. Con riferimento alla crisi libica Weiler sostien”: “Senza il massiccio coinvolgimento militare americano, l’Europa non sarebbe stata in grado di intraprendere alcuna azione nel cosiddetto Mare nostrum” e “perfino i suoi leader sono stati incapaci di trovare un accordo”. Formazione e mobilità. “Viviamo in un’Europa e in un mondo sempre più interdipendenti. L’interazione tra popoli e culture non è mai stata così intensa; di conseguenza la capacità di comprendere altre culture, di parlare altre lingue e, più in generale, di comunicare non è mai stata così importante” ha affermato Androulla Vassiliou, commissaria europea per l’istruzione e la gioventù, presentando “Youth on the Move”. Avviato lo scorso autunno, il programma “fa parte delle sette iniziative faro Ue con le quali intendiamo ottenere una crescita economica intelligente, sostenibile ed inclusiva”. Illustrando i programmi Erasmus, Leonardo e Comenius, che “hanno dimostrato di apportare benefici concreti ai singoli e alle organizzazioni che vi prendono parte”, Vassiliou ha assicurato il proprio impegno “a Bruxelles per un sostegno più deciso all’istruzione e alla formazione in generale, e alla mobilità in particolare”.