GIOVANI
Palermo, Reggio Calabria, Loreto, Rondine, Modica…
Palermo, Reggio Calabria, Loreto, Rondine, Modica: negli ultimi giorni, in questi cinque luoghi, migliaia di giovani si sono incontrati.
Il lavoro da creare in realtà ferite dall’illegalità, la ricerca intellettuale in un tempo di aridità culturale, la responsabilità per la cittadinanza e il bene comune, la spiritualità che apre a grandi scelte di vita, la memoria come un’amica ritrovata sulla strada verso la pace, la cultura dell’accoglienza di fronte a paure e chiusure: questi i temi dei loro diversi appuntamenti.
Progetto Policoro, Fuci, Giovani della Gmg, Rondine cittadella della pace, Caritas sono i nomi delle realtà alle quali fanno riferimento le migliaia di giovani convenuti nelle cinque città.
Uno spettacolo straordinario, sfuggito alla maggior parte dei media, ma non a chi osserva con le lenti della fiducia una presenza che è a pieno titolo dentro la storia e la cronaca.
In questa generazione batte il cuore della comunità cristiana e della società civile ed è bello ricordare che questo battito è ascoltato, con la tenerezza e la fermezza dei padri, da un Pontefice e da un presidente della Repubblica.
I giovani sanno di questo ascolto, sanno di non essere soli in un’impresa impegnativa come è quella di costruire speranza e di avere sogni.
Non come fuga da una realtà complessa e spesso estranea ma come assunzione di responsabilità e di impegni.
In questi luoghi e in questi giorni – alcuni tra i molti del percorso giovanile – un laicato cattolico primaverile ha vissuto e trasmesso il messaggio della primizia, cioè l’annuncio di frutti buoni che verranno.
Non in un piccolo giardino protetto ma nel campo grande e aperto della Chiesa e della Città. Hanno progetti e pensieri grandi questi giovani.
Hanno la consapevolezza che nei loro pensieri e nei loro progetti è presente Qualcuno che li chiama e li chiamerà per nome.
Stanno educando gli adulti.
Non sulle cattedre degli esperti ma nei luoghi del quotidiano dove amano abitare i maestri e i testimoni.
Con la immediatezza dei loro linguaggi e con la trasparenza dei loro volti ribadiscono il loro il rifiuto alle strade della paura, dell’indifferenza e della mediocrità.
Sono la smentita nei fatti a un pessimismo e a uno scetticismo che trovano spazio in una cultura dal corto respiro e in una realtà mediatica autoreferenziale.
Ma il piccolo cabotaggio non ha mai appassionato e continua a non appassionare questi giovani.
C’è un “duc in altum” che risuona forte nella loro mente e nel loro cuore.