ELEZIONI AMMINISTRATIVE
Un nuovo ”registro” per tutte le forze politiche
A Milano il sindaco uscente, Letizia Moratti, per due soli punti evita una clamorosa uscita al primo turno e s’inerpica, contro Pisapia, già vincitore a sorpresa alle primarie del centro-sinistra, in un ballottaggio difficile. È il dato più clamoroso ed evidente del turno amministrativo, speculare alla facile conferma invece a Torino della coalizione uscente, che con Fassino vince facile. Per il resto i risultati delle principali città e province disegnano un sistema in faticosa evoluzione, con una notevole varietà di situazioni locali, come è giusto che sia. In sostanza, non ci sono sconti per nessuno. E questa è dopo tutto la sola certezza di un turno amministrativo delicato e politicizzato. Non ci sono scorciatoie, non c’è alcuna alternativa possibile al faticoso lavoro quotidiano. Non è tempo di miracoli, verrebbe da concludere, ognuno si rimbocchi le maniche. A partire dal governo e dal suo presidente. Né le forze di protesta, a partire dal movimento Cinquestelle, hanno fatto il pieno: anche per i "grillini" si registra un andamento altalenante.
In realtà, un clima di campagna elettorale permanente, di sfide ultimative ad ogni tornante di una strada comunque difficile e accidentata com’è quella di questi anni di crisi economica e di ristrutturazione sociale, stressa inutilmente cittadini e sistema-Paese, con dividendi a somma zero. Come dimostrano i risultati complessivi del primo turno che, com’è giusto che sia, sono articolati e anche contraddittori. Disegnano una geografia di partiti e movimenti deboli, di fronte a un elettorato scettico, come dimostrano i dati sull’affluenza, in calo evidente.
Tra quindici giorni i risultati dei ballottaggi potranno definire il quadro di chi vince e di chi perde, il pallottoliere complessivo. Ma il dato strutturale è quello emerso al primo turno: regge il quadro del bipolarismo, ma fa fatica, tende a sfrangiarsi, anche se più per sgocciolamento che per frattura.
Forse dal moto uniformemente strillato, che ha segnato le successive alternanze, e caratterizza i toni giustizialisti o populistici, è tempo di passare a un nuovo registro di comunicazione e, dunque, di azione. Forse chi lo sperimenterà fin da domani rischia di vincere già il secondo turno. Basta aprire le finestre e ci accorgiamo che rischiamo di stare fermi, mentre intorno a noi molti camminano con passo svelto e altri, addirittura, si sono messi a correre. Restare indietro non giova a nessuno e, dunque, qualcosa bisogna fare, presto. Cacciati dalla porta i programmi e la realtà concreta dei fatti rientrano dalla finestra. È su questo, sul concreto dell’amministrare e del buon governare che ci dobbiamo misurare, senza sconti per nessuno. E su questo, e non su altro, c’è da scommetterci, si giocherà anche la prossima campagna elettorale politica. Chi la vuol vincere si sintonizzi con gli italiani e lavori su questo registro, da subito.