50° MATER ET MAGISTRA
Il bivio al quale sono oggi economia e finanza globali
Oggi, seconda giornata di lavori del congresso per i 50 anni della "Mater et Magistra" (16-18 maggio), un particolare "focus" è stato riservato alle conseguenze della crisi finanziaria ed economica globale, scoppiata nel 2008 e ancora non conclusa. Nella sua relazione, Savino Pezzotta, ex-sindacalista e consultore del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che promuove l’incontro, ha affermato che "per una più rapida uscita dalla crisi, i governi devono superare le politiche eccessivamente restrittive e le misure monetariste e di breve termine, che da sole non sono sufficienti a favorire lo sviluppo". Pezzotta ha poi affermato che "se i governi non adotteranno coraggiose politiche di sostegno ai giovani, alle famiglie, per la casa ai meno abbienti, per la formazione e l’innovazione, non sarà possibile superare l’attuale grave momento di difficoltà che si traduce in un’ampia disoccupazione giovanile". Pezzotta ha anche aggiunto che "forse è giunto il momento di ‘disinvestire’ dalle politiche per gli anziani e di iniziare a ‘investire’ per le politiche giovanili. Occorre inoltre diffondere una cultura basata su stili di vita più sopportabili, meno stressati e meno orientati al consumismo".
Politiche "attive" del lavoro. "Le politiche attive del lavoro per tutti e la formazione sono una risposta importante, non adottata da tutti i Paesi, per far fronte alle emergenze sociali e lavorative derivanti dalla crisi": lo ha detto lo studioso tedesco Hartmut Seifert, esperto di legislazione sociale europea. "Rispetto alle politiche cosiddette ‘passive’ sul mercato del lavoro, quali il sostegno al reddito dei disoccupati o i prepensionamenti, le politiche ‘attive’ devono avere la priorità, perché esse, in maniera diversa e a volte complementare, favoriscono il rientro o per lo meno il riavvicinamento dei lavoratori ad una occupazione". Tra le politiche "attive" più riconosciute ha citato i servizi di sostegno alla ricerca del lavoro, i training, le job-rotation e job-sharing, lo short-time job, gli incentivi, le politiche di non discriminazione di lavoratori anziani e disabili, le forme di job-creation e gli incentivi alle piccole o micro-imprese (start-up). "Questo tipo di interventi, coordinati tra il pubblico e le imprese o associazioni di imprese private consentono ai lavoratori espulsi dal sistema di rientrare rapidamente e produttivamente, seppure non subito a tempo pieno. Sono forme ha affermato molto più vicine ai lavoratori e al loro diritto di non disperdere il patrimonio professionale accumulato".
L’Europa in crisi demografica. "Secondo recenti studi delle Nazioni Unite, il prossimo anno la popolazione mondiale toccherà i 7 miliardi, nel 2050 i 9,3 miliardi e nel 2100 gli uomini saranno 10,1 miliardi. Ma, al tasso attuale di sviluppo demografico, l’Europa rischia in due generazioni di scomparire". È quanto ha rilevato l’ex-governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, che ha presentato una relazione su "Crescita demografica: bioetica ed ecologia umana". Fazio ha ripercorso i movimenti demografici mondiali dall’anno "zero" (nascita di Cristo) quando ha detto "gli uomini erano 250 milioni, cifra rimasta stabile fino all’anno 1000. Nei tre secoli successivi l’umanità ha toccato i 440 milioni, con uno sviluppo crescente fino ai 6,5 miliardi di oggi". Il banchiere ha stigmatizzato il forte calo delle nascite nel continente europeo, "dovuto ha affermato anche all’aborto che è molto diffuso. Nel continente soltanto la Francia ha un tasso di sostituzione (nascite rispetto alle morti) quasi pari, a 1,9, mentre tutti gli altri Paesi sono al di sotto". "Non solo abbiamo bisogno degli immigrati ha poi detto ma dobbiamo anche fare i conti con i problemi dell’integrazione che non sono semplici. I Paesi emergenti, invece, mostrano tassi di crescita demografica rilevanti e ciò è garanzia di crescita anche economica".
Rivalutare l’agricoltura. "Le biotecnologie, adottate con le debite precauzioni, costituiscono la soluzione al problema della produzione alimentare mondiale anche in vista della soluzione della fame nei Paesi più poveri": lo ha detto l’esperto di sviluppo agricolo Andres Del Campo Garcia, spagnolo. Secondo Garcia, "i redditi medi degli agricoltori europei sono troppo bassi e il settore ha espulso lavoratori, così che oggi solo il 6% degli addetti ha meno di 35 anni. Ma ciò è nocivo in termini economici, perché l’agricoltura costituisce un’attività ad alto contenuto economico, perché mantiene l’ambiente, crea alimenti sicuri, sviluppa energie rinnovabili a basso costo, realizza l’indipendenza alimentare ed evita l’esodo delle popolazioni". Per l’esperto spagnolo, "un’agricoltura competitiva, moderna, con adeguate applicazioni tecnologiche è la risposta a molti problemi dei Paesi più poveri". L’economista Pierpaolo Dacrema ha parlato di "risorse materiali e immateriali", sottolineando che "occorre particolarmente rivalutare il lavoro agricolo che appare sottostimato. Il problema del sottosviluppo e dell’indigenza troverebbe risposte adeguate e nel contempo si eviterebbe il dramma dei morti per fame tuttora presente".