ABITANTI DIGITALI

Dentro e fuori la rete

La ricerca sui giovani curata dalla sociologa Chiara Giaccardi

(Macerata) – Una ricerca che "s’inserisce in un nuovo filone di analisi, ancora in fase sperimentale, che utilizza il web non solo come oggetto di analisi, ma anche come canale di accesso e come strumento di rilevazione". Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano, ha aperto questa mattina il secondo giorno del convegno "Abitanti digitali", in corso a Macerata da ieri fino a domani, presentando i risultati di una ricerca condotta sulle "identità digitali". "I risultati dell’indagine precedente, presentata lo scorso anno a "Testimoni digitali", ha spiegato, "sono stati confermati: in particolare la continuità on line-off line, il significato dei diversi strumenti in rapporto al sé, con un’enfasi ancora maggiore sul cellulare come estensione del sé; l’uso prevalentemente relazionale degli spazi, sia on line sia off line. Come elemento nuovo è emerso un ruolo maggiore della connessione in mobilità, che aumenta i tempi di connessione". Tra i risultati si è anche rilevato "che la maggior parte dei giovani si dichiara credente, circa il 53%" e "anche in coloro che si dichiarano atei o agnostici, emerge comunque la convinzione di una vita dopo la morte".

Un campione significativo. È un "campione probabilistico" quello che sta alla base della ricerca, ha ricordato la sociologa, sottolineando che "i dati non possono essere generalizzati, non sono rappresentativi ma significativi". Il "target" di riferimento sono i giovani tra i 18 e i 24 anni, raggiunti on line e ai quali sono state proposte 77 domande, dai "dati sociografici" alla "famiglia", dalla "rete di relazioni" alle "pratiche di comunicazione mediata", dai "media e reti sociali" frequentati al "rapporto tra relazioni online e offline", fino alle "credenze e pratiche religiose". Andando ad analizzare i risultati, relativamente all’off line "emerge la predilezione per spazi di tipo relazionale: non solo il pub o la birreria, ma lo sport, che risulta l’ambito privilegiato, dove si unisce la cura – a volte ossessiva – per il corpo con il bisogno di trovare relazioni, stare insieme ad altri". E "anche al centro commerciale ci si va con altri", mentre, al contrario, "sono in ribasso quei luoghi che si frequentano da soli: i cinema, le sale giochi, ma anche le discoteche, dove comunicare è difficile".

L’importante è la connettività. Secondo la ricerca, poi, vi è una correlazione diretta tra la pratica religiosa e il volontariato, che implica "alterità e gratuità". A tal riguardo poche, ha osservato Giaccardi, sono le "persone che fanno volontariato" e queste si collocano, come pratica religiosa, tra i "credenti convinti". Si conferma invece sempre più l’importanza del cellulare tra i giovani, che di fatto è una "protesi del sé, appendice che non viene mai spenta e si usa per restare in contatto con gli amici". Il suo uso non è limitato a quando sì è "fuori casa", bensì ininterrotto, poiché "l’importante è la connettività". Tra gli strumenti di connessione il cellulare, dunque, è in cima, seguito dai meccanismi di messaggeria istantanea e, quindi, Facebook. Riguardo all’appartenenza religiosa degli intervistati, vi è un 10,4% di atei, 12,3% di agnostici ("non so se Dio esiste"), 13,9% alternativi ("non credo in un Dio personale, ma credo in un’entità superiore di qualche tipo") e 63,4% credenti ("tiepidi" nel 38.5% dei casi, "convinti" 24,9%).

Indicazioni pastorali. La sociologa ha ricavato dalla ricerca anche alcune indicazioni pastorali. "La partecipazione a spazi religiosi – ha rilevato tra l’altro – non corrisponde necessariamente a una percezione di particolare vicinanza con le relazioni che s’intrecciano in tali mondi. Per il credente convinto tali relazioni sono significative quanto quelle con i colleghi di lavoro, e meno rispetto a quelle con i compagni di scuola o di università". Piuttosto, "differente il caso delle relazioni intrecciate durante le attività di volontariato: per il credente convinto si attestano alla pari di quelle con i propri cugini, e risultano seconde unicamente a quelle con i parenti stretti".

Il "silenzio digitale". Emerge pure l’importanza del "silenzio digitale" e della pausa come elemento da valorizzare, contro una saturazione che lascia spazio solo a immediatezza e contingenza. Percepita con maggiore forza dai credenti, è la "consapevolezza della pausa da internet". Ultima indicazione, l’"atteggiamento con cui porsi dentro al web". Serve competenza, da parte degli educatori e del mondo adulto, poiché "se non si capiscono le logiche, è difficile entrare in relazione con chi queste logiche le ha per natura".
ABITANTI DIGITALI Seminare domandeIl dibattito al convegno nazionale Cei a Macerata

(Macerata) – "Bisogna smontare il meccanismo dell’anonimato, trasmettere idee e parole facendosi riconoscere, senza dimenticare la propria storia e le proprie convinzioni". Lo ha affermato oggi uno dei relatori nel corso del secondo giorno del convegno "Abitanti digitali" a Macerata. Dopo la relazione di Chiara Giaccardi il dibattito si è sviluppato con gli interventi di genitori, insegnanti, utilizzatori del web, comunicatori. Diverse le sottolineature: alcuni si sono soffermati sui rischi rappresentati dal web, specialmente per i minori; altri ne hanno indicato il potenziale comunicativo. "È necessario essere presenti in rete – ha affermato uno dei partecipanti –, soprattutto per cominciare a seminare domande. Infatti sono troppe le affermazioni", i "punti esclamativi", "ognuno immette la sua verità", invece "occorre aiutare a ragionare e favorire il confronto". "Se vogliamo testimoniare il Vangelo anche mediante la rete – si è affermato in un altro intervento – dobbiamo sapere in quale cultura lo seminiamo; e quella rappresentata e vissuta in internet è diversa dalla tradizionale", quella cui siamo abituati in ambito pastorale. Altre voci hanno espresso "scetticismo sulla eccessiva presenza di taluni sacerdoti su Facebook", specie quando "si perde il contatto con le persone e la propria comunità". D’altro canto non sono mancate le insistenze sulle "potenzialità per raggiungere i giovani" grazie ai sociali network.

Il sito diocesano "epicentro della presenza" sul web. Dopo il confronto, il convegno è proseguito con i contributi di altri relatori. Leo Spadaro, consulente del Servizio informatico della Cei (Sicei), ha riflettuto sul rapporto tra le diocesi e la rete, sottolineando che queste devono stare e "abitare" il web ma devono "rispettare la propria realtà digitale". L’esperto ha sottolineato che, anche se "il mondo è ossessionato da Facebook", le Chiese locali devono avere un proprio sito, come "epicentro della presenza" nel mondo del web 2.0, perché "i social network sono un ambiente gestito da altri e in cui si è semplicemente ospiti". Per Spadaro, le diocesi devono "verificare periodicamente" le pagine dedicate su Google, Wikipedia e "postare sempre i video sul sito della diocesi e su Youtube". "Il blog è un diario personale – ha poi ricordato Spadaro – e, se una diocesi decide di averlo, è necessario che sia aggiornato con periodicità". Per quanto riguarda la possibilità di una pagina Facebook diocesana, Spadaro ha portato l’esempio della Conferenza episcopale americana che ha un profilo, dove ha dichiarato esplicitamente i propri "criteri di condivisione". Il profilo è supportato da "risorse e contenuti pensati" e segue "uno schema di comportamento" per rispondere nella maniera opportuna ai post a seconda del tono degli interventi.

I "sagrati virtuali". Nella rete si trovano oggi dei "sagrati virtuali" e gli incontri che si fanno "on-line" spesso sono seguiti da incontri di persone. È il bilancio di un monitoraggio del rapporto tra parrocchie e rete che ha presentato Rita Marchetti, dell’Università di Perugia. Nel corso della sua indagine la studiosa ha rilevato che le parrocchie sono presenti in internet con i loro siti per "informare" (orari delle messe, date degli incontri, informazioni storico-artistiche) e "mobilitare i fedeli che già frequentano la parrocchia", ma sicuramente la frontiera è la presenza sui social network. "A volte si creano pagine facebook per singoli eventi – ha raccontato Marchetti – ma la presenza più interessante è quella dei profili dei sacerdoti. La rete può infatti aiutare a recuperare relazioni e opportunità, favorire gli incontri anche con i ‘lontani’, sia geograficamente che culturalmente".

Uno "sciame" di risposte online. "Anche in una diocesi i rapporti di fiducia generano possibilità di formazione e confronto. Ma come raggiungere in modo capillare una diocesi con un milione di abitanti e 459 parrocchie?". È l’esperienza presentata da don Marco Sanavio, direttore del Servizio informatico della diocesi di Padova. "Il nostro lavoro sul territorio – ha detto al SIR don Sanavio – è stato costruito esclusivamente sulle relazioni di fiducia. Le diverse iniziative di comunicazione promosse dalla diocesi e dall’Azione Cattolica ragazzi, si sono dedicate alle relazioni mediali, volte a promuovere iniziative di solidarietà, d’intesa con un Ufficio rapporti a distanza appositamente preposto". In particolare per la costruzione di un orfanotrofio in Siberia, il percorso formativo consisteva nella realizzazione di un video anteprima di lancio dell’intera proposta, supportato da una pubblicazione cartacea, da Facebook e da altri social network. "Oltre a raccogliere i fondi necessari per l’orfanotrofio – ha spiegato don Sanavio – l’iniziativa ha dato vita ad uno ‘sciame’ di risposte online, video e foto. Da questa esperienza, ci arriva la convinzione che, anche se internet è un processo non controllabile e influente sul ritmo della vita delle persone, se si basa su di un tessuto già in essere può offrire grandi opportunità". Giovanni Silvestri, responsabile del Servizio informatico della Cei, ha infine messo in luce "l’opportunità di legare siti e pagine delle diocesi e delle parrocchie sul web con portali e siti delle istituzioni locali".