EDITORIALE

Il futuro è nel dialogo

Cristianesimo ed Europa: la fede apre all’incontro

Quando si sottolinea il forte, anzi, determinante influsso del cristianesimo sulla cultura dell’Europa e il suo stretto rapporto con la storia del nostro Continente, non si vuole affermare che l’impronta spirituale, culturale e sociale dell’Europa sia stata data esclusivamente dal cristianesimo. Anche altre tradizioni, recepite dal cristianesimo, che con esse dovette confrontarsi, o scaturite dal confronto con la religione cristiana – come ad esempio l’Illuminismo -, lasciarono dietro di sé tracce profonde, contribuendo in modo determinante a forgiare l’Europa e la “formazione” degli europei.Ciò vale soprattutto per il giudaismo, da cui è originato il cristianesimo. Perciò è corretto parlare di un’eredità giudaico-cristiana dell’Europa, tanto più che il giudaismo è stato presente in Europa per secoli accanto al cristianesimo con comunità importanti, dando valida espressione all’identità europea da tanti punti di vista e soprattutto offrendo contributi in campo artistico, letterario e scientifico, come anche nell’economia, nell’industria e nel commercio grazie anche all’attività delle comunità ebraiche e delle loro personalità di spicco. Anche l’islam, la terza tradizione religiosa nata nell’area mediterranea, la cui dottrina deriva dalla Bibbia, dal Libro dei Libri, ha esercitato influssi sulla cultura europea. La trasmissione in Europa di gran parte della filosofia e della letteratura degli antichi greci si deve agli eruditi del mondo islamico, la cui cultura scientifica era nettamente superiore rispetto a quella del primo Medioevo latino, e i cui impulsi furono determinanti per raggiungere una sintesi tra la razionalità degli antichi e la spiritualità cristiana. Non va inoltre sottovalutata la sfida politica, di civilizzazione e religiosa che l’Europa dovette affrontare per secoli nel confronto con l’islam e il mondo musulmano, in particolare nei Balcani che ancora nel XIX secolo erano in gran parte dominati dagli ottomani turchi, spintisi fino a Vienna nel XVII secolo. Anche in Spagna, in cui i mori arabi rappresentarono, fino al XV secolo, una potenza determinante, il confronto tra cristianesimo e islam ha influito profondamente lasciando tracce percepibili ancora oggi. Tutto questo va ricordato perché quando si riuniscono per consultarsi insieme e decidere su questioni decisive, i popoli dell’Europa settentrionale e meridionale, occidentale e orientale devono necessariamente affrontare la questione delle proprie origini storiche e culturali. Lo sforzo per un futuro comune implica la necessità di ricordare l’origine comune. Ricordare oggi gli influssi che hanno contribuito, accanto e insieme al cristianesimo, a forgiare il profilo spirituale e l’identità culturale dell’Europa è tuttavia necessario anche perché contemporaneamente al processo di unificazione, viviamo un nuovo processo di incontro con altre comunità religiose e di fede. Attualmente, questo incontro si verifica in modo particolarmente evidente con l’integrazione costante e massiccia dalla Turchia e dal mondo arabo, con l’islam: questo fenomeno è una sfida non solo per noi in quanto cittadini dell’Unione europea, ma anche in quanto cristiani e portatori della “cultura principale” europea caratterizzata primariamente dal cristianesimo. Facendo riferimento all’esempio e all’insegnamento di Gesù, così come al senso e al fine del movimento di unificazione europea, questa sfida può essere affrontata e vinta solo con la via di un dialogo intenso e costante. In fin dei conti, l’esperienza storica ci ha insegnato che l’incontro con l’Altro e con lo Straniero può essere di arricchimento se finalizzato alla comprensione, mostrandoci le conseguenze terribili di una politica basata sul rifiuto a priori o sull’opposizione. Un dialogo di questo genere, volto alla pace e alla riconciliazione, può riuscire solo se scaturisce da una base consolidata delle nostre convinzioni e dall’opposizione alle tentazioni di relativizzare i nostri principi radicati nella fede cristiana. Se prendiamo sul serio la nostra fede – e quindi noi stessi – siamo in grado di prendere sul serio anche gli altri. Ma questa è la condizione irrinunciabile per la riuscita di qualsiasi sforzo di comprensione.