MARCHE

Risposta insufficiente

Un protocollo sulle politiche abitative

All’inizio di maggio è stato firmato un protocollo tra la Regione Marche e i principali sindacati presenti sul territorio sulle politiche abitative, riguardanti soprattutto gli alloggi di edilizia popolare. All’accordo sono stati destinati 2,7 milioni di euro: di questi fondi 1,3 milioni saranno destinati alla compensazione dei canoni di affitto, fermi dal 2009 proprio per andare incontro alle difficoltà delle famiglie locatarie, ma che avevano creato un “buco” di bilancio nell’ente gestore (Erap), mentre 1,4 milioni saranno utilizzati per aiutare chi è in difficoltà a pagare affitti e mutui. La Regione ha messo al primo punto dell’accordo la revisione dei parametri Isee per il calcolo dei canoni, e si è anche impegnata a rivedere i criteri di attribuzione dei punteggi per l’accesso agli appartamenti di edilizia sovvenzionata. Nell’accordo anche l’impegno a verificare la congruità dei criteri stabiliti per determinare i prezzi di alienazione degli alloggi e l’impegno a promuovere interventi a sostegno di senzatetto, famiglie soggette a sfratto per morosità o in difficoltà a pagare le rate del mutuo e che favoriscano l’accesso a una prima casa delle coppie under 35.Una legge da rivedere. “Siamo stati noi a chiedere questo accordo – spiega Claudio Omiccioli, responsabile regionale del Sindacato inquilini casa e territorio (Sicet) – perché con l’adeguamento dei canoni degli alloggi popolari che doveva scattare da gennaio di quest’anno, dopo lo stop deciso nel 2009, una parte degli inquilini, almeno un quarto diciamo, si sarebbe trovata in difficoltà”. Da qui la richiesta di revisione dei parametri Isee, che è stata accettata e che sarà messa a punto proprio insieme ai sindacati nel corso di quest’anno. Altro punto fondamentale dell’accordo, è per Omiccioli, l’impegno nella revisione dei regolamenti per i punteggi utili all’attribuzione case popolari: “In questo ambito, ad esempio, vorremmo che fossero inseriti dei punteggi a favore di chi ha perduto il posto di lavoro nell’ultimo anno e che fosse mantenuto il punteggio riconosciuto ai richiedenti soggetti a sfratto al momento della presentazione della domanda, anche nel caso in cui abbiano trovato una diversa sistemazione; sarebbe poi importante ridurre la prevista permanenza di almeno due anni nelle condizioni di disagio abitativo ad un solo anno (per alloggio improprio, antigienico, inadeguato o con presenza di barriere architettoniche)”. Comunque, aldilà degli impegni presi dalla Regione con questo protocollo, per Omiccioli, “è necessario modificare la legge 22 del 2006 sulle politiche abitative e avere dati aggiornati dall’Osservatorio sulla condizione abitativa”.“Accoglienza cuscinetto”. “Già da alcuni anni ci eravamo resi conto che il problema della casa era grave, ma con la crisi è esploso completamente”. A fare questa analisi è Giovanni Bomprezzi, direttore generale della Fondazione Caritas Senigallia onlus, che ritiene positivo l’impegno della Regione a rivedere i parametri Isee, “anche se il problema più grande che riscontriamo sono i nuclei familiari senza reddito”. “Io credo – sottolinea – che gli alloggi popolari siano insufficienti a fronte della domanda, e proprio per questo l’anno scorso abbiamo deciso di acquisire una struttura che fosse in grado di dare una risposta nuova a un’esigenza nuova, quella di ospitare interi nuclei familiari”. È nata così “Casa Stella” un luogo di “accoglienza cuscinetto”, che ha dieci appartamenti e in cui l’impegno principale è quello di reinserire padri e madri nel mondo del lavoro. Bomprezzi nota che comunque, l’intervento della Caritas è “sì una risposta concreta a un bisogno, ma vuole anche essere una provocazione, un modo per sensibilizzare la comunità cristiana e civile, perché il nostro sogno è che queste famiglie siano riaccolte dai privati e dal sociale”. Una risposta subito. Per Maria Laura D’Amora, responsabile del Punto Famiglia Acli di Ancona, “stiamo vivendo una vera e propria emergenza abitativa e anche se questo protocollo è un passo avanti, c’è necessità di agire subito, perché ci sono famiglie in enormi difficoltà”. D’Amora racconta di nuclei familiari che sotto sfratto, dopo la perdita del lavoro, sono costretti a scegliere tra un alloggio “sottodimensionale”, ovvero inadatto per metratura e caratteristiche alle proprie esigenze, e la strada, con il rischio di perdere addirittura la custodia dei figli minori. “Ci sono due priorità nelle politiche abitative – dice – la prima è fare una vera mappatura di tutti gli alloggi disponibili, perché ci sono tante case nelle disponibilità degli enti pubblici che non sono utilizzate e la seconda esigenza è quella di coinvolgere maggiormente il Terzo settore, perché chi come noi, con i Punti Famiglia, è diffuso capillarmente sul territorio, ha un polso maggiore della situazione”. Per D’Amora c’è poi una “carenza di sistema” che va colmata: “Dalle graduatorie delle richieste per le case popolari dei Comuni, ma anche dalle associazioni che operano sul territorio la Regione potrebbe avere un bacino di informazioni enormi con cui affrontare con realismo i problemi abitativi”.a cura di Simona Mengascini(20 maggio 2011)