EMILIA ROMAGNA

Un film per la cittadinanza

Un’iniziativa rivolta ai figli di immigrati

La Regione Emilia-Romagna, attraverso la collaborazione tra gli assessorati alle Politiche sociali, Scuola e Università, Cultura, promuove tra i neo-maggiorenni figli d’immigrati il loro diritto a diventare cittadini italiani attraverso la proiezione, nelle scuole e con la rete regionale antidiscriminazione, del film “18 Ius soli”, primo documentario italiano ad affrontare il tema del diritto di cittadinanza. Proiettato in prima assoluta a Reggio Emilia in occasione della fiera “Cittadini del mondo” a fine aprile, il film è del regista bolognese Fred Kuwornu e racconta in stile docu-fiction la storia di alcuni “nuovi italiani” (è basato su 15 storie reali di ragazze/i tra i 18 e 22 anni). Tra settembre e ottobre vi sarà una serie di proiezioni pubbliche del film per gli studenti delle secondarie di secondo grado; verrà inoltre predisposto materiale didattico per i docenti che, nell’ambito dell’insegnamento “Cittadinanza e Costituzione”, utilizzeranno il film in classe. Nel 2011 sono più di 500 i ragazzi nati in Emilia Romagna da genitori stranieri che diventano maggiorenni e possono così chiedere la cittadinanza italiana.Per la piena cittadinanza. “La società regionale è sempre più caratterizzata dalla presenza di giovani nati in Italia da genitori stranieri e il loro numero è destinato a crescere, se pensiamo che nel corso degli ultimi anni oltre un quinto dei nuovi nati ha entrambi i genitori non italiani”, afferma il presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Emilia Romagna, Daniele Manca. “Questi bambini e ragazzi figli d’immigrati stranieri – continua Manca – possono e devono rappresentare una risorsa importante per le comunità locali e il nostro compito è di accompagnarli in un percorso di piena cittadinanza civica e giuridica”; se “a oggi la legge italiana non riconosce automaticamente la cittadinanza” ai figli d’immigrati, tuttavia l’invito è di “informare e orientare i ragazzi” che possono diventare italiani affinché vedano riconosciuto “un diritto esigibile che li potrebbe trasformare da cittadini di ‘fatto’ a cittadini di diritto”.Questione complessa. “L’iniziativa della Regione di sensibilizzare i cittadini e i giovani stranieri sul tema della cittadinanza è opportuna come lo è il confronto con gli altri Paesi europei – e sarebbe bello che si riuscisse ad arrivare a una direttiva a livello europeo uguale per tutti i Paesi aderenti -, ma la questione migratoria è molto più complessa sul piano politico, culturale, sociale, sanitario”. Ne è convinta Carla Landuzzi, docente di sociologia e politiche sociali presso l’Università di Bologna, per la quale “tentare una riduzione del problema, limitandolo alla questione della cittadinanza, è fuorviante. La questione migratoria oggi è irreversibile e bisogna fare i conti con le differenze culturali. Differenze che possono portare anche al rifiuto da parte dei giovani stranieri della procedura di acquisizione della cittadinanza”.Mediazione culturale. “Diversi – sottolinea Landuzzi – sono i problemi da affrontare oggi in merito al fenomeno sempre in aumento delle migrazioni in Italia: la disabilità fra i migranti (nel 2009 erano 3.000); l’accesso ai mutui per l’acquisto della casa (l’11% dei mutui in Italia è richiesto da stranieri); il condizionamento del sistema abitativo (la maggioranza di stranieri abita in zone rurali o montane dove spesso nascono problemi di convivenza con gli abitanti); servizi scolastici con preparazione adeguata degli insegnanti, che si trovano ad affrontare classi con un alto numero di stranieri di culture diverse, senza strumenti formativi efficaci (con conseguente fuga in classi con un numero di stranieri più basso per i ragazzi autoctoni); imprese agricole gestite sempre più da stranieri e così via”. “La necessità più urgente – osserva – è la preparazione di figure di mediazione culturale complete, non solo dal punto di vista linguistico, e fornire vari percorsi formativi per tutti gli operatori sociali e sanitari”. Gli stessi diritti. “Trovo utile e importante informare e sensibilizzare i giovani e i cittadini sulla richiesta di cittadinanza italiana anche attraverso la conoscenza della differenza fra ‘ius soli’ e ‘ius sanguinis'”, sostiene Gianmarco Marzocchini, delegato regionale Caritas, per il quale “è vero, però, che le problematiche da affrontare sul tema immigrazione sono ancora molte, prima fra tutte – e questo Caritas lo afferma con forza da anni – rivedere l’attuale legislazione in materia affinché si possa slegare il contratto dal permesso di soggiorno e si possano gestire diversamente i flussi migratori, che per ora procedono solo attraverso sanatorie”. Inoltre, rileva Marzocchini, vi è “la questione del lavoro, che con la crisi si è acuita molto di più, e lo snellimento burocratico”. Tornando alla cittadinanza, “è importante, oltre che per far acquisire ai giovani stranieri i diritti dei cittadini italiani, anche per agevolare la vita dell’immigrato dal punto di vista burocratico, lavorativo, del ricongiungimento familiare, che oggi la crisi mette a rischio”.a cura di Lucia Truzzi(20 maggio 2011)