ASSEMBLEA CEI

C’è ancora fiducia

La conferenza stampa di mons. Mariano Crociata

"Preoccupazione per il momento che vive il Paese, soprattutto dal punto di vista sociale e attorno alle preoccupazioni di carattere sociale", con particolare riguardo alle famiglie, al lavoro e alle "emergenze" che a queste due realtà si collegano. Questo, in sintesi, il sentire comune dei vescovi, all’indomani della prolusione del card. Bagnasco alla 63ª assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano fino al 27 maggio. Nel riferire del dibattito – durante la prima conferenza stampa dell’assise episcopale, tenuta oggi in Vaticano – mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha precisato che lo "sguardo preoccupato" dei vescovi in merito alla "situazione di difficoltà sociale" in cui si trova l’Italia "non contrasta con un senso di fiducia nella nostra gente, nella capacità che le nostre comunità sul territorio hanno di reagire".

Affrontare il problema degli abusi. "Affrontare il problema là dove si presenta, per intervenire tempestivamente, in maniera appropriata e tale da affrontare propriamente le difficoltà, in modo da creare le condizioni che non abbia a ripetersi". Così mons. Crociata ha spiegato ai giornalisti il senso della lettera circolare della Congregazione per la dottrina della fede in ordine alle "linee guida" in materia di abusi sessuali da parte del clero. Rispondendo a una domanda sui dati italiani, il segretario generale della Cei ha ribadito una cifra già resa nota l’anno scorso: un centinaio di casi, nell’arco di una decina d’anni. In merito all’atteggiamento dei vescovi, mons. Crociata ha riferito della "pena", del "dolore che esprimono di fronte al dramma, enorme, tutte le volte che si verifica un nuovo caso" e, nel contempo, della "volontà di accompagnamento e sostegno delle vittime" e di "mettere quei sacerdoti che hanno compiuto tali atti nelle condizioni di non nuocere più e di affrontare un cammino di recupero". Cura dei pastori, in sintesi, è "impedire che quanti si sono macchiati di crimini così terribili e ignominiosi non siano più nelle condizioni di ritornare a nuocere a qualcuno".

Nessuna contrapposizione. Quanto ad una presunta "contrapposizione" tra la linea scelta dalla Cei in materia di abusi e quella di altre Conferenze episcopali, mons. Crociata ha risposto con un invito a "non fare confusione". "Ci sono state – ha precisato – Conferenze episcopali che hanno voluto, in circostanze specifiche, istituire organismi nazionali, ma non tutte l’hanno fatto perché – come ribadisce il documento della Congregazione – le Conferenze episcopali sono organismi pastorali, di coordinamento tra i vescovi, non organi istituzionali che rivestono una qualche autorità sui vescovi". Il nuovo documento pontificio, ha ricordato inoltre il segretario generale della Cei, "non fa che riprendere, precisare, aggiornare le indicazioni emanate già un anno fa nelle Linee guida". L’impegno della Cei, infatti, "continua a svilupparsi sulla linea di quanto si è già iniziato a fare e non da ora", ribadendo che "la responsabilità è del vescovo diocesano, che agisce prontamente e in rapporto di comunicazione costante soprattutto con la Congregazione". La linea è dunque quella di "accompagnare i vescovi a intervenire in maniera pronta in situazioni che possono manifestarsi, e purtroppo a volte si sono manifestate", di far sì che "le vittime siano ascoltate, tutelate e sostenute in una situazione di così grave disagio", e di "fare in modo che l’autore degli abusi possa essere allontanato e perseguito".

La Chiesa non è "partigiana". La Chiesa "non sceglie una parte, ma assume il bene di tutti e accoglie tutti coloro che esprimono un voto in un senso o in un altro, che svolgono un impegno in uno o in altro schieramento. Senza farsi partigiana, ma con l’impegno di accompagnare tutti nella ricerca del bene comune". Mons. Crociata ha riassunto in questi termini il rapporto tra cattolici e politica. Quello della Cei è "un invito ad assumere in coscienza" l’impegno ad esprimere la preferenza per i candidati alle amministrative, "ma senza coinvolgere la comunità cristiana come tale nell’assunzione di questo impegno". Ai cattolici che "svolgono un servizio nella vita pubblica o politica", ha ribadito mons. Crociata, "è chiesto di essere coerenti con la loro fede, e anche la scelta dei candidati deve tener conto del quadro delle caratteristiche e delle esigenze che permettono a chi assume responsabilità in ambito pubblico di essere capace di rappresentare non gli interessi di una parte, ma la visione dell’uomo che esprime la fede cristiana: non come espressione di parte, ma come espressione del bene comune a vantaggio di tutti".

Libertà di coscienza. "Io credo – ha aggiunto mons. Crociata a proposito del voto – che non ci possa sostituire alla coscienza di nessuno. Dobbiamo ricordare quali sono i criteri che valgono per la vita spirituale, pastorale, a cui i pastori richiamano tutti i fedeli. Sono loro, poi, a scegliere – liberamente rispetto alla loro coscienza – il candidato che risponda alla visione cristiana della vita e della realtà". Interrogato dai giornalisti sul referendum, mons. Crociata ha risposto che "tutte le forme di espressione della volontà popolare sono forme da apprezzare, stimare e incoraggiare". "Questioni come l’acqua e simili – ha aggiunto – sono questioni sulle quali ci deve sempre essere grande vigilanza e responsabilità sociale. La cura di questo e di altri beni comuni è fondamentale, perché rimangano e siano salvaguardati e custoditi per il bene di tutti".