LAICI OGGI

È ora di corresponsabilità

Cop: dal 20 al 23 giugno, a Firenze, la Settimana di aggiornamento

La “corresponsabilità” dei laici credenti nella Chiesa e nella testimonianza di fede quotidiana è al centro della 61ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, che si terrà a Firenze dal 20 al 23 giugno. Organizzata dal Centro di orientamento pastorale (Cop – www.centroorientamentopastorale.org), la Settimana ha per tema “Educarsi alla corresponsabilità. I battezzati nel mondo alla prova della vita quotidiana”. “Essere laici credenti nella Chiesa per il mondo – si legge nella presentazione – è una vocazione e una bella avventura a cui Dio chiama da sempre”. “Tutti siamo chiamati a regalare la nostra vita, le risorse che noi siamo, la nostra creatività e la nostra pazienza al progetto di Gesù, alla sua missione di servo dell’uomo e di vangelo vivente. Papa Benedetto traduce tutto questo con una parola sola: corresponsabili”. Della corresponsabilità dei laici nella vita e nella missione della Chiesa il SIR ne parla con mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, nonché alla guida della Commissione episcopale per il laicato.

Quali gli obiettivi della Settimana?
“Vogliamo riaffermare una progettualità nel ruolo dei laici per la vita della Chiesa, secondo quanto il Santo Padre ha detto recentemente, parlando alla sua diocesi di Roma. Non è più sufficiente la ‘collaborazione’ dei laici, ma è necessaria la ‘corresponsabilità’, andando allo statuto antropologico del credente. La corresponsabilità è inscritta nel battesimo: non è una benigna concessione di qualcuno che vuole dei collaboratori per non essere solo, ma un diritto/dovere, una vocazione del cristiano. In secondo luogo cercheremo di declinare la corresponsabilità non per eventuali ‘uffici di curia’, ma nelle diverse dimensioni della vita del cristiano, come ci ha insegnato il Convegno ecclesiale di Verona, nel 2006”.

A Verona vennero focalizzati cinque ambiti: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza. Sono questi che verranno ripresi nella riflessione sulla corresponsabilità?
“Sì: partiremo con una relazione di Giorgio Campanini sulla corresponsabilità nella missione evangelizzatrice della Chiesa, cioè con una prospettiva ad extra . Poi la declineremo con i temi del lavoro e della cittadinanza, della fragilità e della vita affettiva, della cultura e dell’impegno educativo. In pratica vorremmo vedere come si configura questa corresponsabilità del laico dentro alle fasi concrete della vita del cristiano. Vorremmo rendere fruibile e concreto questo modello che il Convegno di Verona ha iniziato. Ogni cristiano deve vivere nel mondo, a contatto con questa realtà: qui si esprime la sua fede e può raggiungere la santità”.

La corresponsabilità chiama in causa anche il rapporto tra preti e laici?
“Non vogliamo polarizzare in maniera eccessiva questo rapporto, quasi che fosse una sorta di rivendicazione di potere o di posti. Una corretta corresponsabilità si rifà alla specificità delle persone: per parlare di affettività, vita e sofferenza, lavoro, cittadinanza, educazione un laico deve forse chiedere permesso? Sono tutti ambiti nei quali egli in prima persona si sente provocato e viene chiamato in causa con le sue competenze. Ragionando così non vi è contrapposizione tra preti e laici; semmai si coglie come sia essenziale questa corresponsabilità di un laico cristiano, che deve rifarsi al Vangelo e tradurre in maniera intelligente, fedele e docile le indicazioni evangeliche dentro a campi tipici della sua vita, perché sono i luoghi della sua santità”.

Nel primo giorno verrà presentato un sondaggio sul laicato in parrocchia…
“Per affrontare il tema della corresponsabilità non vogliamo essere astratti, ma partire dalla vita concreta della comunità cristiana. I cristiani che prestano servizio in parrocchia sono ‘confinati’ nella parrocchia o invece aperti a portare il Vangelo nel mondo? Partiremo dal vedere quanto oggi è corresponsabilizzato il nostro laicato in ordine all’annuncio del Vangelo, ossia in che misura parte dalla parrocchia per aprirsi al mondo. Così, dopo un inquadramento teoretico andremo ad ascoltare alcune esperienze concrete – la Consulta delle aggregazioni laicali, le Acli, una famiglia – per vedere come vengono tradotti in pratica i principi enunciati”.

Perché la scelta di Firenze come sede della Settimana?
“Come sempre cerchiamo una diocesi che condivida con noi il progetto. L’arcivescovo di Firenze l’ha condiviso fin da subito e l’ha fatto diventare momento di formazione per il suo laicato e per i presbiteri: questo ci dà la consapevolezza che lavoriamo concretamente nella Chiesa e ci misuriamo con un popolo credente. Nei nostri appuntamenti, poi, cerchiamo di cogliere i doni che vengono da tutte le Regioni italiane, e così solo nell’ultimo anno siamo stati già a Fano, Anagni, Torino e ora, appunto, andremo a Firenze”.