PIEMONTE

Insieme per la famiglia

Una scelta positiva che meritava il coinvolgimento delle associazioni

Contributi alle famiglie numerose, prevenzione dell’allontanamento familiare e riduzione delle liste di attesa negli asili nido. Il 29 aprile scorso la Giunta regionale ha stanziato 1 milione e 600 mila euro per le iniziative a sostegno delle famiglie. Risorse regionali che si sommano alla quota di finanziamenti statali destinati alle politiche per la famiglia in Piemonte, 7 milioni e 100 mila euro. Il provvedimento conferma – riducendoli in parte – i fondi destinati negli anni scorsi alle iniziative di sostegno alle famiglie. Cinque gli interventi previsti: abbattimento dei costi per le famiglie numerose con più di 4 figli (a cui vanno 2 milioni), sperimentazione di iniziative per la prevenzione dell’allontanamento dei minori dai nuclei familiari (500 mila euro), riduzione delle liste di attesa per gli asili nidi e i micro-nidi comunali (3,7 milioni), contributi per gli asili privati dove non è presente un servizio comunale (1,1 milioni), potenziamento e sostegno degli asili comunali (1,5 milioni). I contributi saranno gestiti dai Comuni e dagli enti gestori dei servizi socio-assistenziali, i quali dovranno provvedere a stipulare le convenzioni con gli asili nido e a emanare i bandi per l’erogazione dei contributi alle famiglie.Una goccia nell’oceano. “Si tratta di una serie di iniziative significative, che però rappresentano una goccia nell’oceano rispetto alle esigenze delle nostre famiglie – commenta Valter Mocellin, coordinatore regionale dell’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfm) -. Negli anni scorsi i contributi a sostegno delle famiglie numerose ammontavano a 2 milioni e 200 mila euro, pari a circa 350 euro all’anno per famiglia. Quest’anno registriamo una lieve riduzione delle risorse”. Secondo Mocellin, le maggiori criticità riguardano le modalità di assegnazione dei contributi: “Solo una piccola parte dei nuclei familiari con più di quattro figli riesce ad accedere al sostegno economico, appena il 30%. Spesso non rientrano nelle fasce di reddito richieste, oppure non sono venute a conoscenza della possibilità di richiedere il contributo. Manca una comunicazione efficace rivolta alle famiglie e ai piccoli Comuni, che non sempre sono preparati a gestire questi fondi”.Sostenere il futuro. “Aiutare le famiglie significa progettare il futuro del Paese – sostiene il coordinatore regionale dell’Anfm -. Sembra però che questo concetto non riesca a farsi strada. I contributi ‘una tantum’ per le famiglie numerose sono importanti, ma rappresentano una minima parte degli sforzi che queste famiglie compiono ogni giorno. Servirebbero iniziative magari meno visibili, ma più strutturate e organiche, come l’introduzione del quoziente familiare; agevolazione che ancora in Piemonte non esiste. Gli interventi che auspichiamo sono di piccola entità rispetto ai bilanci della Regione e riguarderebbero comunque una quota di popolazione molto bassa. Le famiglie numerose in Piemonte non superano le 6.000 unità. Più volte abbiamo chiesto la riduzione di mezzo punto sull’aliquota dell’addizionale Irpef, senza però ottenere risultati”. Per Mocellin, il sostegno alle famiglie “dovrebbe concentrarsi sulle spese che incidono di più sul bilancio delle famiglie: trasporti e mense scolastiche prima di tutto. Per esempio, a Cuneo il Comune ha abbassato le tariffe delle mense scolastiche per le famiglie con più di quattro figli a 1 euro al giorno. Agevolazioni di questo tipo non costituirebbero uno sforzo economico eccessivo per le amministrazioni e aiuterebbero concretamente le famiglie”.Più opportunità. La conferma degli stanziamenti per le iniziative di sostegno alle famiglie, secondo Fabio Gallo, del Forum delle associazioni familiari del Piemonte, “è un fatto positivo e rappresenta un passo avanti verso una logica di interventi più strutturati e organici”. “Forse, però – fa notare Gallo – occorrerebbe valorizzare maggiormente le realtà associative territoriali. E per quanto riguarda gli asili nido andrebbe approfondita la possibilità di fornire alle madri il sostegno necessario per accudire direttamente i figli a casa, mettendole nelle condizioni di poterlo fare. Magari con un contributo economico diretto e con strumenti che incidano sui tempi e sugli orari del lavoro. Favorire questo tipo di scelta significherebbe compiere un salto di qualità nelle politiche familiari e restituire valore al lavoro di cura, creando un’alternativa agli asili nido”. “Comprendiamo che le risorse sono limitate e che ci avviamo verso una fase di ripensamento delle politiche sociali – aggiunge Gallo, riferendosi alla progressiva diminuzione degli stanziamenti regionali -. Il rischio però è che il taglio delle risorse destinate al welfare penalizzi i più deboli, i disabili, le persone non autosufficienti e tutti coloro che non godono di un adeguato sostegno”.a cura di Gabriele Guccione(25 maggio 2011)