FEDE E CULTURA

Leggere è pensare

Oggi alla Lateranense un convegno sull’editoria cattolica

"Ci rimane un sogno: il collegamento, la sinergia effettiva tra le varie editrici delle Università Pontificie romane". Mons. Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense, ha concluso con queste parole il suo saluto al convegno "Leggere per credere. Editoria cattolica del Papa", organizzato il 25 maggio dall’Ateneo in occasione del 10° anniversario della "Lateran University Press". "Nel tempo della proliferazione dei non-luoghi – ha affermato il vescovo – i libri si offrono ancora oggi come luogo educativo privilegiato. Occorre educare alla lettura, perché si possa testimoniare più efficacemente la nostra fede". "Assottigliare il diaframma che ancora divide l’editoria laica e l’editoria religiosa", in modo che quest’ultima "non venga confinata nella nicchia delle pubblicazioni sussidiarie". Questo l’altro compito prioritario per il rettore, che ha auspicato "una pacifica convivenza tra il formato digitale del libro e quello tradizionale".

Pellegrinaggio spirituale. "Un pellegrinaggio spirituale che si trasforma in un vero e proprio viaggio alla scoperta di noi stessi". È la definizione di lettura (in particolare della Bibbia) fornita da mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. "Uno dei drammi del nostro tempo – ha affermato mons. Celli – è l’assenza di quiete e di immobilità. La lettura può essere una ribellione al nostro attivismo frenetico, un invito ad approfondire una visione di fede che approfondisce una visione di vita". Ogni persona, infatti, "può adeguarsi al proprio ritmo", perché "il libro ha un pulsante di pausa": di qui il "ruolo attivo del lettore, che conferisce un ruolo significativo alle pagine". Nel mondo, ci sono circa 800 milioni di adulti analfabeti, di cui il 74% donne, ha ricordato mons. Celli, sottolineando la necessità di "educare i più piccoli" alla lettura.

Fare la differenza. "L’editoria cattolica non può aspettare il grande evento per produrre libri: ha un compito d’investimento nell’ambito culturale. Se non c’è questa capacità imprenditoriale, si è trainati; invece l’editoria cattolica ha il compito di fare la differenza". A lanciare la provocazione è stato don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana (Lev). "Nella maggior parte dei casi è l’editoria che segue gli eventi, e non viceversa", ha fatto notare don Costa, tracciando una sorta di "bilancio" di 50 anni di editoria cattolica. "Sorprende la disattenzione del mondo laico nei confronti dell’editoria religiosa", ha affermato il direttore della Lev: "Che esistano dei pregiudizi di fondo sull’editoria cattolica non è una novità, la novità è che i pregiudizi persistono, quando il trend del libro religioso viene dato in crescita da tutti i bilanci, e la stessa editoria laica ha finito per aprirsi a questa dimensione". Gli ultimi dati parlano di un incremento del 25% dell’editoria religiosa, con 4.000 novità all’anno e un aumento del 13% sul complessivo fatturato dell’Associazione italiana editori. Per il direttore della Lev, "l’editoria cattolica fa ottimi libri, ma non ha una struttura di distribuzione valida" ed è caratterizzata da "un eccesso di titoli" e da "un’offerta troppo frammentata".

Presenza vivace ma poco conosciuta. "Dalle testate ed editrici cattoliche emerge un mondo cattolico molto variegato, vivace, anche se poco conosciuto, e su cui incide in maniera notevole anche il mondo vaticano". È l’analisi di Giovanni Maria Vian, direttore de "L’Osservatore Romano", che tracciando un ampio e dettagliato "excursus" storico ha definito quella del quotidiano cattolico "Avvenire" la "sezione culturale più vivace e originale nei giornali italiani" ("escluso ‘L’Osservatore Romano’, che non è un giornale italiano", ha aggiunto con una battuta). Ricordando "la scelta coraggiosa e intelligente", voluta da Paolo VI, "di dare al cattolicesimo italiano un giornale nazionale", Vian ha citato gli altri due quotidiani cattolici – ‘L’Eco di Bergamo’ e ‘Il Cittadino’ di Lodi – e la "galassia dei settimanali cattolici, serviti dall’agenzia SIR, l’unica agenzia dichiaratamente cattolica in Italia". Dando uno "sguardo complessivo alla realtà culturale cattolica italiana", per Vian non si può non segnalare "l’importanza delle istituzioni vaticane e della Santa Sede", a partire dalla Biblioteca vaticana, "la biblioteca umanistica più importante al mondo, anche come presenza editoriale". L’apertura degli Archivi ad opera di Leone XIII nel 1881-1882 ha dato inoltre luogo ad "un rimescolamento": come diceva papa Pecci, "la Chiesa non ha nulla da temere dalla storia". Lo dimostra anche l’apertura degli Archivi dell’ex Inquisizione, voluta da Joseph Ratzinger durante il pontificato di Giovanni Paolo II: sulla scorta di questo atto, "altri Paesi decisero di aprire istituzioni che aiutassero gli studiosi a essere presenti a Roma, con ricadute anche editoriali importanti". A partire da Giovanni XXIII c’è, inoltre, per Vian, da registrare "la nuova presenza, nel bilancio e nella costruzione culturale, del papato romano, grazie soprattutto a mons. Loris Capovilla". Paolo VI è stato poi "il primo Papa ad essere presente con un’intervista, nel panorama editoriale mondiale". Fino alla "presenza straordinaria" nel mercato editoriale di Giovanni Paolo II e di Joseph Ratzinger, il cui successo del secondo libro su "Gesù di Nazaret", che ha venduto a sorpresa più di "Luce del mondo", secondo Vian, "conferma la qualità della sua presenza culturale".