DISOCCUPAZIONE
Oggi alla Cattolica un seminario in ricordo di Eugenio Zucchetti
"I recenti dati dell’Istat sull’occupazione dimostrano come il costo della crisi economica sia stato pagato dai giovani". Lo ha detto oggi Michele Colasanto, direttore del Dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Milano, aprendo il seminario "Leggere la disoccupazione" organizzato nella sede milanese dell’Ateneo in ricordo del professor Eugenio Zucchetti. Il seminario si è svolto a due giorni di distanza dalla presentazione del Rapporto annuale dell’Istat che evidenzia una perdita secca di 5,2 milioni di occupati tra il 2009 e il 2010 nell’Ue, circa 532 mila in Italia. Secondo il Rapporto, al Nord è occupato un giovane su due, al Sud meno di tre ogni dieci. I giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non fanno apprendistato, sono 2,1 milioni, una quota che secondo l’Istat è decisamente più alta rispetto agli altri Paesi europei. "Il tema della disoccupazione ha affermato Colasanto non è nuovo in Italia se pensiamo che per la prima volta, già negli anni Cinquanta, il Parlamento fu impegnato nel cercare di arginare il fenomeno. La novità di oggi è la comparsa di una sempre più consistente zona grigia tra occupazione e disoccupazione fatta di flessibilità e precariato".
Mancanza di prospettive per i giovani. Le difficoltà dei giovani non sono semplicemente legate agli ostacoli di accesso al mondo del lavoro, ma più in generale alla mancanza di prospettive. Ne è convinto Ivo Lizzola, pedagogista dell’Università di Bergamo, il quale sottolinea come "i giovani tra i 25 e i 30 anni chiedono lavoro per recuperare la dimensione del proprio futuro". "Fino alla scorsa generazione ha spiegato Lizzola all’ingresso nel mondo del lavoro coincideva un passaggio di consegne tra generazioni con i padri che consegnavano ai figli l’opportunità di fare un lavoro migliore del loro. Oggi, invece, i genitori consegnano ai figli opportunità in termini di beni di consumo ed esperienze, ma non più una dimensione del lavoro legata ad una prospettiva del futuro". Secondo Lizzola, i giovani non restano inoccupati solo perché non trovano lavoro ma anche perché non trovano quello che cercano. "I giovani ha sottolineato il pedagogista non sono alla ricerca di un lavoro qualsiasi ma cercano il lavoro che permetta loro di realizzarsi. Tutto ciò li porta a rimanere spesso all’interno di una zona grigia dove il lavoro retribuito classico non esiste più".
La crisi nelle famiglie. Il Rapporto Istat ha evidenziato anche come il 15,7% delle famiglie italiane soffra di "deprivazione materiale". "Il risparmio privato ha rilevato Emilio Reyneri, sociologo dell’Università Milano Bicocca ha sempre rappresentato un elemento virtuoso della nostra economia a fronte di un debito pubblico elevato. Il Rapporto dell’Istat evidenzia, però, come la crisi stia iniziando ad intaccare la ricchezza delle famiglie e questo, sul lungo periodo, pone problemi di sostenibilità". Sono proprio le famiglie, con la loro solidità, a rappresentare in molti casi l’ancora di salvataggio di fronte alla perdita del lavoro di uno dei suoi componenti. "Per quanto riguarda la differenza di genere ha proseguito Reyneri la crisi ha ridotto la forbice occupazionale tra generi. Questo perché i settori maggiormente colpiti, manifatturiero e costruzioni, sono in prevalenza settori maschili".
Un’Europa ancora diseguale. Guardando alla situazione europea nell’ultimo decennio, Reyneri ha ricordato come "la disoccupazione in tutti i Paesi ha avuto un andamento a ‘U’ ovvero era elevata all’inizio del decennio per poi calare con la crescita economica fino al 2007 quando, con l’avvento della crisi, è tornata a crescere. Un andamento da cui sono escluse Germania, Olanda e Svezia dove la disoccupazione nel 2000 era bassa ed è cresciuta leggermente con la crisi". All’interno dei diversi Paesi europei persistono, comunque sia, profonde differenze. "La crescita in Europa ha spiegato Franco Timpano, economista dell’Università Cattolica di Piacenza è ancora fortemente diseguale e nell’ultimo decennio, nonostante qualche passo di convergenza, non c’è stata riduzione della disparità tra le varie regioni europee". Una situazione che le politiche comunitarie non sono ancora riuscite a modificare. "Le iniziative della Commissione europea ha aggiunto Timpano sono risultate parzialmente efficaci e, nel complesso, il processo di convergenza appare incerto. Paghiamo lo scotto di una politica europea che non è veramente comune dove persistono importanti differenze strutturali". Quella presentata da Timpano è un’Europa "dove non sempre alla crescita corrisponde un incremento dell’occupazione" e dove, come nel caso spagnolo, "una crescita non basata sull’aumento della produttività può portare a rapidi crolli". "L’Europa ha concluso Timpano si è posta l’obiettivo di un tasso di occupazione del 75% da raggiungere entro la fine del decennio. Attualmente siamo al 65% ma l’occupazione è in calo nell’Est europeo, che aveva conosciuto una rapida crescita fino al 2007, in Irlanda, Spagna e nelle regioni periferiche come il Sud Italia".