LOURDES

Alla grotta con le stellette

Il 53° pellegrinaggio militare internazionale

Un’invasione pacifica, festosa, sonora e colorata ma al tempo stesso composta e raccolta nei suoi momenti celebrativi: per tre giorni, dal 20 al 23 maggio, Lourdes è stata invasa da circa 15 mila militari, componenti di ben 50 delegazioni giunte da tutto il mondo, la metà dall’Europa, per il 53° pellegrinaggio militare internazionale sul tema, “Uniti dal padre per una stessa preghiera”. Accompagnati dai familiari e dai rispettivi vescovi castrensi, i soldati, tra loro moltissime soldatesse, hanno sfilato in ordine per le strade della città mariana allietandola con fanfare, marcette e canti, trasformandola in una sorta di grande palcoscenico dove ogni delegazione ha rappresentato la propria tradizione, tra gli applausi dei tanti pellegrini ‘civili’ presenti. E così a fianco delle bande musicali austriache, spagnole, tedesche, francesi, ungheresi, si sono esibite anche le cornamuse irlandesi e i bersaglieri italiani, questi ultimi, tra i più fotografati e particolarmente graditi ai più piccoli. Tra le delegazioni presenti anche quella della Guardia Svizzera. Lo stesso programma, messo in campo dall’organizzazione, ha voluto dare ampio spazio a questi momenti musicali e di esibizione per promuovere un clima di fraternità e di condivisione tra i partecipanti, nello spirito vero del pellegrinaggio quello, cioè, di “molte nazioni, una sola famiglia”.Festa e preghiera. Ma se nelle piazze, nelle strade e nei vicoli di Lourdes si è cantato, marciato e suonato, davanti la Grotta delle Apparizioni è stato solo silenzio, raccoglimento e preghiera. A turno i militari vi si sono raccolti per la recita del Rosario e per la messa, accompagnata da canti liturgici e dai vari inni nazionali. In piedi, inquadrati come nella piazza d’armi di tante caserme sparse nel mondo, indistintamente, hanno pregato per “i caduti di tutte le guerre, per i loro commilitoni che hanno perso la vita in operazioni internazionali, per i loro familiari e per i feriti”. Con loro la bandiera nazionale scortata da commilitoni in alta uniforme. Il tutto coordinato da militari di diverse Forze e Paesi impegnati a garantire il corretto svolgimento di ogni celebrazione. Non è stato difficile, in questo composito mosaico di lingue, divise e bandiere, vedere lavorare, fianco a fianco, militari di Paesi che fino a qualche anno fa erano in guerra, serbi, croati, bosniaci, ma anche sloveni e irlandesi. Non molto lontano dalla Grotta si svolgeva un altro pellegrinaggio, quello delle candele. Enormi ceri portati a spalla da piccoli gruppi di uomini e donne con le stellette, marciando silenziosamente, venivano posti in candelabri e accesi a ricordo di “tanti amici e colleghi morti in missione o nell’adempimento del loro dovere” secondo le parole di Maurice Vinot e Anne Depestele, giovani appartenenti all’Eppa, la scuola paramedica dell’esercito francese. Il sacerdote che li accompagna cita passi evangelici “non c’è amore più grande che dare la vita per i propri fratelli” seguiti da una lista di nomi la cui lettura provoca lacrime e commozione in molti presenti. Non molto distante un’analoga cerimonia da parte di militari croati, tra i quali il sergente Alen Manic che non dimentica nelle sue preghiere “i familiari delle vittime di guerra e gli orfani. Sopra il santuario, lungo la Via Crucis, continuo è stato il risuonare di preghiere e canti di centinaia di militari. Anche qui, ordinati e composti, hanno pregato e letto riflessioni scritte dai loro vescovi. Lourdes è stata anche la tappa finale di un cammino di formazione e di iniziazione cristiana che ha portato alcune decine di militare francesi a ricevere il 21 maggio, presso la chiesa di San Bernadette, il Battesimo, la Cresima e la Comunione.Tre proposte. La preghiera è stata, dunque, il “filo rosso” che ha tenuto insieme tutto il pellegrinaggio come ricordato nel messaggio che il segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, ha indirizzato per conto di Benedetto XVI ai partecipanti al pellegrinaggio e letto all’assemblea nella cerimonia inaugurale: “La vostra vita è fatta di gioia e di felicità ma anche di dubbio, di sofferenza e dolore. Nei momenti di solitudine e di prova, in particolare quelli difficili che si vivono quando siete impegnati in operazioni all’estero, vi invito a volgere lo sguardo verso Maria. Chiedetele di condurvi al Padre per mezzo di Gesù, suo Figlio”. Pensieri che sono risuonati, in modo particolare, in due momenti chiave del pellegrinaggio a Lourdes: la processione aux flambeaux del sabato sera, 21 maggio, e la messa internazionale del giorno successivo che ha chiuso l’evento. “Siete nel cuore di tutti noi” ha detto durante l’omelia mons. Luc Ravel, vescovo castrense di Francia, rivolgendosi in principal modo ai militari reduci di guerra e di operazioni internazionali rimasti gravemente feriti. A tutti, però, ha lasciato un mandato, “seguire il cammino del Padre, perché l’eternità si raggiunge nel tempo”. Tre le proposte per concretizzarlo: “Imparare a leggere il volto del prossimo, imparare a leggere il Vangelo e farne uno stile di vita, l’Eucarestia, vero nutrimento per camminare con forza verso il Padre”. Prossimo appuntamento, nel 2012 a Lourdes, dall’11 al 13 maggio, con la presenza del card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi.