L’Ue in breve

Satelliti Galileo per l’economia e la vita quotidianaÈ fissato al prossimo 20 ottobre il lancio dei primi due satelliti operativi del sistema globale di navigazione spaziale dell’Unione Europea. “La messa in orbita dei satelliti Galileo – spiega una nota della Commissione – a un’altitudine di 23.600 km consentirà di fornire alcuni servizi iniziali di navigazione satellitare nel 2014”. Il lancio sarà il primo di una serie prevista nel centro di Kourou, nella Guiana Francese: la costellazione dei satelliti di marca europea sarà completata entro il 2019. Secondo l’Esecutivo si tratta di un lancio d’importanza storica. “L’Europa sta dimostrando che ha la capacità per essere all’avanguardia dell’innovazione tecnologica. Migliaia di piccole e medie imprese europee potranno individuare opportunità di business, creando e sviluppando prodotti basati sulle future infrastrutture di Galileo. I soldi per Galileo sono un buon investimento per la competitività”. Il programma Galileo – sotto gestione dell’Esa, Agenzia spaziale europea – è una iniziativa finalizzata “alla realizzazione di un moderno sistema di navigazione satellitare globale, che fornisce un servizio di posizionamento garantito e altamente accurato, sotto il controllo civile”. Galileo “sosterrà numerose aree dell’economia Ue attraverso i suoi servizi: reti elettriche, società di gestione di flotte, transazioni finanziarie, industria navale, operazioni di soccorso, missione di pace”, ossia quei settori “che dipendono fortemente dalle tecnologie di navigazione satellitare”. Galileo “garantisce, inoltre, all’Europa un’indipendenza strategica in una tecnologia fondamentale per settori chiave quali la distribuzione di energia o le telecomunicazioni”. Tale sistema “dovrebbe portare – stando ai dati diffusi dalla Commissione – a un incremento dell’economia europea pari a 60 miliardi di euro in un periodo di 20 anni, sia in termini di ricavi aggiuntivi per l’industria che di utilità pubblica e sociale”.”Signori Pmi” per tutelare le piccole e medie impreseControllare la corretta applicazione della normativa comunitaria sulle piccole e medie imprese (Pmi) e assicurare che le politiche a livello nazionale, regionale e locale siano favorevoli all’imprenditoria: sono i due principali compiti che l’Ue assegna ai portavoce degli interessi delle imprese di dimensioni medie e piccole di tutta l’Unione (23 milioni di aziende, pari al 98% di tutte le imprese dei 27, corrispondenti a due terzi dell’occupazione privata complessiva). Queste figure sono già state ribattezzate “signor Pmi” o “signora Pmi”. La Commissione europea ha designato Daniel Calleja Crespo, vicedirettore generale della Dg “Imprese e industria”, quale rappresentante delle Pmi a livello di tutta l’Ue. Ogni Stato dovrebbe ora provvedere con la nomina di un rappresentante nazionale. Antonio Tajani, vice presidente dell’Esecutivo, afferma: “I nuovi rappresentanti delle Pmi (Sme Envoy) assicureranno” che le amministrazioni “pensino prima in piccolo” e “tengano conto degli interessi di queste imprese” nell’elaborare nuove leggi, regolamenti o progetti di sviluppo. I nuovi signori e signore Pmi dovrebbero permettere “di creare un ecosistema favorevole alle piccole imprese, consentendo loro di valorizzare appieno le loro grandi potenzialità occupazionali e di crescita”. L’iniziativa rientra fra quelle indicate dallo Small Business Act.Norme più severe contro le frodi ai danni dell’UnioneLa Commissione europea definisce un pacchetto di misure che dovrebbero consentire ai procuratori e ai magistrati “di lottare più efficacemente contro le frodi a danno degli interessi finanziari della stessa Unione europea” e quindi dei contribuenti. Con un provvedimento reso noto il 26 maggio, l’Esecutivo “intende rafforzare le norme di diritto penale attraverso una definizione più chiara di reati quali la malversazione o l’abuso di potere e potenziare le capacità dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) e di Eurojust” (organo di cooperazione giudiziaria dell’Ue). L’Unione europea valuterà inoltre “in che modo una Procura europea specializzata possa applicare norme comuni alle frodi e ad altri reati riguardanti i fondi” comunitari. Anche grazie alle disposizioni del Trattato di Lisbona, la Commissione ha il dovere di verificare che i fondi dell’Unione siano utilizzati “esclusivamente per realizzare le politiche approvate dal legislatore europeo”, mentre oggi le capacità di verifica sono limitate. La vice presidente Viviane Reding ha affermato: “Solo nel 2009 sono state rilevate sospette frodi riguardanti fondi Ue per un valore di 280 milioni di euro, pari a poco meno dello 0,2% del bilancio totale dell’Unione. In un clima di austerità economica, ogni centesimo di euro del bilancio ha il suo valore. I reati ai danni delle casse dell’Unione sono crimini contro i contribuenti europei”; con il nuovo trattato “abbiamo rafforzato gli strumenti giuridici per contrastare le frodi transnazionali”.