ISLAM IN EUROPA
Incontro Ccee delegati per i rapporti con i musulmani
“Ci sono in Europa 11 milioni di musulmani . Questa presenza è divenuta oggi un fatto che entra nella vita della gente, delle famiglie, delle diocesi, delle parrocchie”. Per questo motivo il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) ha chiamato dal 31 maggio al 2 giugno, a Torino, 30 delegati europei responsabili per i rapporti con i musulmani ed esperti per fare il punto sui rapporti tra la Chiesa cattolica e i musulmani in Europa. “Si sono cioè sviluppate delle esperienze nelle Conferenze episcopali – ha spiegato mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, ai giornalisti – dalle quali emergono difficoltà e successi che vogliamo conoscere, condividere per verificare linee comuni”. Quadro normativo e islamofobia. Il rapporto tra “Chiesa-Stato e Islam in Europa” e “la crescita dell’islamofobia o della paura dell’Islam all’interno delle comunità cristiane e nella società oggi”. Questi i due temi principali su cui i delegati delle Conferenze episcopali in Europa si confronteranno nelle giornate torinesi. A presentarli è stato il card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee, aprendo i lavori. Rispetto ai rapporti tra Stato e Islam in Europa il cardinale ha fatto il punto sulle difficoltà che gli Stati europei hanno per stabilire un quadro istituzionale: “Molti Stati – ha detto – cercano di entrare in dialogo con le differenti comunità musulmane ed auspicano di dare loro un quadro istituzionale. Ma questo sforzo si confronta oggi con una serie di tensioni etniche, nazionali o ideologiche che attraversano queste comunità musulmane”. C’è poi la questione della “paura dell’Islam e una certa islamofobia”. Secondo il card. Ricard, questi sentimenti di rifiuto sono legati “ad una serie di ragioni complesse: il terrorismo internazionale, la situazione delle minoranze cristiane in alcuni Paesi musulmani, una maggiore visibilità sociale dei musulmani in Europa”. Ed ha aggiunto: “Il populismo che ha il vento in poppa in alcune elezioni europee, si accompagna spesso ad un movimento di rigetto dell’Islam che unisce tra loro e inestricabilmente rifiuto della immigrazione e rifiuto dell’Islam. Questo atteggiamento può anche riscontrarsi nelle comunità cristiane”. E ciò necessita di “essere attentamente analizzato”.Per una convivenza pacifica. È dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, l’invito a stornare “per un momento” l’attenzione “dalle ideologie dei movimenti o dei partiti che, nei diversi Paesi europei, usano l’islamofobia come il reagente della loro riuscita elettorale” per affrontare “il non facile compito di pensare, o ri-pensare, il quadro legislativo di convivenza pacifica delle religioni nei diversi Paesi dell’Ue”. Da una parte, la società è chiamata a “stabilire una buona, pacifica, rispettosa convivenza delle culture senza scadere in un astorico, anonimo, illusorio relativismo”; dall’altra – ha proseguito Nosiglia – la politica è “chiamata a legiferare con profilo alto di sintesi fra tradizione e novità, memoria e accoglienza”, a “rifondare, in modo creativo, diritti e doveri comuni”. Parlando con i giornalisti, l’arcivescovo Nosiglia ha anche affrontato un tema particolarmente delicato, quello della presenza di una moschea in una città europea. “È una questione – ha detto – che può essere affrontata con serenità, nel dialogo, in spirito di accoglienza superando da un lato l’ingenuità e dall’altro anche il pregiudizio. Credo che le autorità possano trovare le vie ma con una certa gradualità, cercando di coinvolgere in questi progetti anche la gente”. “Credo che la libertà religiosa – ha detto mons. Nosiglia – esige che ogni comunità possa avere dei luoghi di culto adeguati alle sue necessità”. “Rendere dignitosi e accoglienti questi luoghi è un diritto fondamentale. Il passaggio alla moschea, credo sia un pochino più delicato”. L’occasione dell’Islam in Europa. In questo delicato e lungo processo di integrazione, “l’Europa offre una grande occasione perché l’Islam possa esprimere la sua identità religiosa”, liberandosi da quella “forte componente politica” che da sempre nella storia lo ha caratterizzato. È il parere di don Andrea Pacini, esperto di Islam e segretario della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale piemontese. Si tratta di favorire “la prospettiva di un Islam che riesce sempre meglio ad integrarsi in Europa, sviluppando dal suo interno una teologia della inculturazione che implica da una parte la fedeltà ai fondamentali valori del credo, del culto e della preghiera islamici e dall’altra la capacità di farsi accompagnare da comportamenti e stili di vita, mettendosi in dialogo con la società europea. Un processo necessario perché l’Islam possa aprirsi e inserirsi in Europa dal suo interno”. E la Chiesa segue con “molto interesse” questo processo.