UE E CRISI ECONOMICA

Appello ai Ventisette

Barroso invita alla responsabilità e al coordinamento

“Questo è un nuovo passo per rafforzare la governance” a livello comunitario, per “rimettere in sesto le economie e lasciarci finalmente alle spalle la crisi”. José Manuel Barroso si è speso in prima persona per convincere i Paesi dell’Unione europea a muoversi con azioni coordinate, ritenendo i sistemi economici nazionali “sempre più interdipendenti fra loro”. Nel proporre le “raccomandazioni economiche” ai Ventisette, il presidente della Commissione ha quindi insistito sui tasti della responsabilità e del coordinamento. Governance collettiva. Il 7 giugno la Commissione ha adottato le raccomandazioni specifiche per Paese “per aiutare gli Stati membri a formulare le loro politiche economiche e sociali in modo da tener fede agli impegni su crescita, occupazione e finanze pubbliche”. Il tutto si inserisce nel cosiddetto “semestre europeo”, che è uno degli elementi della “governance economica collettiva” sulla quale l’Ue sembra avviarsi con maggiore convinzione rispetto al passato. “La crisi ha lasciato il segno”, nota Barroso. Tali indicazioni – che passano ora al vaglio del Consiglio dei ministri economici e del Consiglio europeo del 23-24 giugno per l’approvazione definitiva – sono state formulate sulla base dei programmi di crescita e rigore dei conti pubblici stesi dagli stessi Stati fra aprile e maggio. Le azioni di stimolo dell’economia, le riforme prospettate in campo fiscale e a favore dell’occupazione, hanno un orizzonte temporale di 12-18 mesi. Spetterà proprio alla Commissione vigilare che gli Stati mantengano tali impegni.Scelte difficili. “La nostra economia si trova a un punto critico – ha affermato Barroso -. La ripresa, che sta guadagnando terreno, resta diseguale sul continente e permangono molte incertezze”. “In marzo gli Stati membri si sono accordati su un importante pacchetto di azioni e adesso devono garantirne la messa in pratica mirata a livello nazionale”. Con le raccomandazioni specifiche, Paese per Paese, “concrete, misurabili e rigorose”, la Commissione presenta agli Stati la propria valutazione dei rispettivi piani nazionali. “Sappiamo che per realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissi collettivamente occorre operare scelte difficili. Ma questi sforzi, se compiuti con serietà e da tutti, permetteranno all’Europa di superare la crisi e di salvaguardare la prosperità futura”.Poca ambizione. Il documento dell’Esecutivo commenta: “Nel complesso gli Stati membri hanno cercato di riflettere le priorità decise a livello Ue nei loro programmi e le ipotesi macroeconomiche su cui questi si basano sono sostanzialmente realistiche”. Tuttavia, tali programmi nazionali “mancano spesso di ambizione e di specificità”. Molti Stati “devono compiere maggiori e più ambiziosi sforzi di risanamento del bilancio, senza rinunciare allo stesso tempo a misure favorevoli alla crescita”, relative, ad esempio, a ricerca e innovazione, sostegno alle imprese, concorrenza nel settore dei servizi. Per quanto riguarda l’occupazione, “sono necessari maggiori sforzi per aumentare la partecipazione della forza lavoro, per lottare contro la disoccupazione strutturale, per ridurre la disoccupazione giovanile e gli abbandoni scolastici e per fare in modo che le retribuzioni riflettano la produttività”. Laszlo Andor, commissario all’occupazione e agli affari sociali, pone l’accento sulla necessità di “intervenire riguardo la disoccupazione strutturale”; sottolinea inoltre altri punti, quali l’aumento dell’età pensionabile, i provvedimenti a favore delle categorie svantaggiate, l’inserimento di un maggior numero di donne nel mercato del lavoro. A suo avviso “occorre defiscalizzare il lavoro, imponendo meno oneri” così da rendere possibile l’aumento dell’occupazione giovanile”.I casi nazionali. Spetta al commissario agli affari economici e monetari, Olli Rehn, addentrarsi nell’analisi dei casi nazionali. All’Austria, ad esempio, si chiede di “correggere il deficit eccessivo anche sfruttando la ripresa in corso”. Per la Francia si indica l’obiettivo della “sostenibilità del sistema pensionistico”; per la Germania il discorso cade sulla ristrutturazione delle banche regionali. Per l’Italia “il problema numero uno è il debito eccessivo” e dunque occorrerebbero dei massimali vincolanti sulla spesa pubblica. Per la Finlandia, Paese di origine del commissario Rehn, dove non si riesce a costruire una maggioranza politica solida, “serve superare la crisi politica, così da avere un Esecutivo in grado di agire dinanzi a sfide importanti”. Sotto i riflettori finiscono, come c’era da attendersi, anche i Paesi che hanno ottenuto aiuti europei e internazionali, come Irlanda, Grecia e Portogallo. Su quest’ultimo caso si esprime il portoghese Barroso: “Bisogna concentrarsi sugli obblighi assunti verso Ue e Fmi. Del resto dalle recenti elezioni è emerso che l’80% dei deputati del nuovo Parlamento sono favorevoli agli accordi siglati con la troika” (Ue, Fmi e Bce). “Fiducia e stabilità politica sono ora essenziali per rispettare gli impegni sottoscritti”.