Economia e lotta alla corruzione: si mobilita l’UeLa corruzione prende le forme più diverse e si insinua nei meccanismi economici, producendo costi complessivi valutabili attorno all’1% del Pil comunitario (120 miliardi di euro l’anno). Essa crea, a secondo dei casi, distorsioni al mercato, concorrenza sleale, speculazioni e guadagni illeciti, costi pubblici; scoraggia gli investimenti e porta linfa al crimine organizzato. Così la Commissione ha presentato il 6 maggio un pacchetto di misure “per rispondere in modo più deciso ai seri danni che la corruzione arreca alle società europee in termini economici, sociali e politici”. Per il Collegio, occorre però “un forte impegno politico per contrastare questo tipo di reato”. L’Esecutivo produrrà una “Relazione anticorruzione” dell’Unione europea, ovvero “un nuovo meccanismo per monitorare e valutare gli interventi messi in atto dagli Stati membri nella lotta alla corruzione e per promuovere un maggiore impegno” a livello dei Paesi aderenti. “Il meccanismo aiuterà gli Stati membri ad attuare in modo più efficace la normativa in materia e a tener fede pienamente agli impegni presi a livello internazionale, nonché a migliorare la coerenza delle loro politiche e azioni anticorruzione”. Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni, ha affermato: “La lotta alla corruzione deve essere una priorità. Sul piano internazionale ed europeo esistono quadri giuridici sufficientemente sofisticati, ma a livello degli Stati membri Ue l’attuazione è alquanto disomogenea”. Serve dunque una mobilitazione a livello nazionale e una sul fronte delle politiche comuni. La Relazione anticorruzione, che dal 2013 avrà cadenza biennale, “identificherà le tendenze e le carenze che devono essere affrontate” dagli Stati e dall’Ue27, “oltre a incoraggiare lo scambio delle migliori pratiche”. L’Ue utilizzerà varie fonti, come i meccanismi di monitoraggio del Consiglio d’Europa, dell’Ocse e delle Nazioni Unite. “Al contempo, l’Ue dovrebbe negoziare la propria partecipazione al Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione” (denominato Greco) “per creare sinergie tra i due meccanismi”. La Commissione “lavorerà in stretto contatto con agenzie dell’Ue quali Europol, Eurojust e Cepol, nonché con l’Olaf, al fine di intensificare la cooperazione giudiziaria e di polizia e di migliorare la formazione delle autorità di contrasto”; si adopererà per modernizzare la normativa in materia di appalti pubblici, norme contabili e modalità di audit delle imprese dell’Unione; “adotterà nel 2011 una strategia per combattere le frodi a danno degli interessi finanziari dell’Unione”.Istruzione, oltre 200mila borse Erasmus in un anno”Il programma Erasmus è una delle grandi storie di successo dell’Unione europea”: Androulla Vassiliou, commissaria Ue per istruzione, cultura e gioventù, commenta i dati della partecipazione al programma Erasmus, istituito nel 1987 per consentire agli studenti universitari (e, più di recente, anche al personale docente) di svolgere una parte della formazione superiore in un altro Paese. Secondo i dati diffusi dall’Esecutivo, “più di 213mila studenti hanno beneficiato di borse Erasmus nell’anno accademico 2009-10”: un record che rappresenta un aumento del 7,4% rispetto all’anno precedente. Per l’Esecutivo “sulla base delle tendenze attuali, entro il 2012-13 l’Ue raggiungerà l’obiettivo di tre milioni di studenti europei che avranno partecipato al programma”. Le tre destinazioni più “popolari” per gli studenti sono state Spagna, Francia e Regno unito. La Spagna è inoltre il Paese che ha inviato il maggior numero di studenti all’estero, seguita da Francia e Germania. “Nello stesso anno, le donne hanno rappresentato il 61% degli studenti Erasmus”. Nel 2009-10 l’Unione ha investito 415 milioni di euro in questo programma. “Erasmus riscuote un successo crescente – dichiara Vassiliou -, e io mi impegno a ottenere più risorse per questo programma in futuro”. In realtà l’assegno mensile assicurato da Erasmus è piuttosto limitato (254 euro al mese), ed è in fase di contrazione visto il crescere delle borse assegnate ogni anno. Ma Vassiliou ritiene che si debba fare di più in tal senso. Secondo un recente sondaggio Eurobarometro, “molti studenti rinunciano all’ambizione di seguire corsi di studio o di formazione all’estero per motivi finanziari”. Il 33% degli studenti che desiderano studiare all’estero “non possono permetterselo e quasi i due terzi (63%) di quelli che lo fanno devono ricorrere a finanziamenti o risparmi privati”. “Questo dato sottolinea la necessità di rafforzare i nostri programmi di mobilità”, ha spiegato la commissaria Vassiliou. Secondo la quale “seguire corsi di studio o di formazione all’estero aiuta i giovani ad acquisire competenze apprezzate nel mondo del lavoro: dall’apprendimento delle lingue alla leadership e all’adattabilità, passando per la consapevolezza interculturale. Gli studenti Erasmus sono generalmente più disposti a lavorare all’estero nelle fasi successive della loro vita”.