LAVORO E IMMIGRATI

Il loro contributo

Presentato oggi il IV Rapporto dagli archivi Inps

"Sono 2.727.254 i lavoratori di origine non e neo comunitaria assicurati all’Inps nel 2007, pari a oltre un ottavo (12,9%) di tutti gli assicurati presso l’Istituto (21.108.368)". Il dato è riportato nel IV Rapporto sui lavoratori di origine immigrata negli archivi Inps, curato dall’ente previdenziale in collaborazione con il Centro studi e ricerche Idos-Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, presentato questa mattina a Roma. "La regolarità del lavoro come fattore d’integrazione" è il titolo dato all’indagine, dalla quale emerge, tra l’altro, che la crisi ha portato "un significativo e rapido peggioramento delle condizioni occupazionali" per i lavoratori immigrati, sempre più "addetti a mansioni usuranti, dequalificate, segnate da un alto carico di lavoro e per lo più in orari disagiati".

Dove lavorano. Gli immigrati assicurati all’Inps, evidenzia il Rapporto, sono ripartiti tra lavoratori dipendenti (1.722.634, 63,2%), lavoratori domestici (479.133, 17,6%), operai agricoli (231.663, 8,5%), lavoratori autonomi (293.824, 10,8%). Quasi i due terzi sono attivi al Nord (62,2%, di cui 32,2% nel Nord Ovest e 30,0% nel Nord Est), il 23,8% al Centro, il 13,9% al Sud. Andando ad analizzare i profili lavorativi, "nel Nord sono concentrati maggiormente i lavoratori immigrati dipendenti dalle imprese (quasi 7 su 10)" ed è "rilevante anche la concentrazione degli autonomi attivi nell’artigianato (più di 2 su 3)"; "nel Centro è rilevante e ben superiore alla media dell’area la concentrazione degli immigrati occupati nel settore domestico"; al Sud "si concentrano soprattutto i lavoratori agricoli". I dipendenti di origine straniera, "pari a circa un nono (1,7%) di tutti i lavoratori assicurati", per la metà sono concentrati nei settori del commercio, edilizia e metalmeccanica. Quasi 300 mila, invece, gli autonomi, in stragrande maggioranza artigiani (52,1%) e commercianti (46,3%).

Collaboratori familiari. Lavora come colf e badante oltre un sesto (17,6%) di tutti gli immigrati assicurati: nel 2007 la "collaborazione familiare" ha occupato 618.032 addetti, per oltre i tre quarti immigrati (479.133, 77,5%). Il dato, commentano i curatori del Rapporto, mostra "come il supporto dei lavoratori immigrati, soprattutto donne (circa mezzo milione quelli assicurati all’Istituto, ma molto di più quelli effettivi), consenta alla rete pubblica, in un Paese con almeno 2,6 milioni di persone non autosufficienti e una popolazione composta per oltre un quinto da ultrasessantacinquenni, un risparmio quantificato per il 2007 dal Ministero del Lavoro in 6 miliardi di euro". "Tuttavia – rileva il Rapporto – le posizioni registrate dall’Inps sono inferiori alla presenza effettiva" a causa di una larga diffusione del lavoro nero. A tal proposito, dagli archivi Inps emerge "come, negli anni immediatamente successivi a un provvedimento di regolarizzazione", gli assunti "tendano a diminuire, in quanto si propende a interrompere i versamenti contributivi una volta ottenuto un titolo di soggiorno".

Agricoltura. Per quanto riguarda l’agricoltura, "la presenza immigrata, che incide per oltre un quinto sul totale degli addetti, è sempre più rilevante". Pochi i lavoratori autonomi immigrati in questo campo, "soprattutto perché l’acquisto dei fondi e dei macchinari necessari comporta una disponibilità finanziaria troppo elevata", benché l’età avanzata dei coltivatori diretti (l’11,1% ha più di 65 anni) porterà a breve problemi di ricambio generazionale. "Un nodo problematico molto delicato – rileva il Rapporto – attiene alla tutela dei diritti degli immigrati, soggetti a sfruttamento anche quando si trovano in posizione regolare quanto al soggiorno, come hanno mostrato i fatti di Rosarno (dove oltre 9 braccianti su 10 di quelli coinvolti nelle manifestazioni di protesta, per lo più cittadini di un Paese africano, erano regolarmente soggiornanti), con conseguenze negative anche per i lavoratori locali. Nel 2009 nel settore agricolo sono stati accertati 295 milioni di euro di contributi evasi (su un totale di 1 miliardo e 253 milioni) e il 79% delle aziende agricole visitate ha avuto dipendenti non in regola".

Il futuro delle pensioni. Riguardo al futuro pensionistico "gli immigrati si connotano come una componente strutturale del ‘sistema Paese’ non solo a livello occupazionale ma anche, e in stretta connessione, a livello demografico e pensionistico. Essi sono scarsi fruitori e importanti contributori all’interno del sistema previdenziale". A fronte di circa 7,5 miliardi di euro versati come contributi nel 2008 "corrisponde una scarsa rappresentazione nel gruppo dei beneficiari di prestazioni pensionistiche: all’inizio del 2010 sono stimabili in appena 110 mila i pensionati immigrati e quelli entrati in età pensionabile nel corso dell’anno incidono appena per il 2,2% sul totale dei residenti nella stessa condizione. Considerata l’età media nettamente più bassa di quella degli italiani (31,1 anni contro 43,5), questo andamento è destinato a durare per diversi anni, con innegabili benefici per l’intero sistema previdenziale".