LITURGIA E ARTE

Il cielo sulla terra

Concluso a Bose il IX Convegno liturgico internazionale

“La storia della Chiesa ci insegna che spesso l’espressione artistica inserita in modo coerente nel contesto liturgico ha dato vita ad opere d’arte dal valore universale, generando non raramente nuovi linguaggi artistici”. È importante quindi “favorire le situazioni che permettano a questa potenzialità dell’arte di attualizzarsi”. Così don Stefano Russo, direttore dell’Ufficio nazionale beni culturali ecclesiastici della Conferenze episcopale italiana, sintetizza i vari interventi che si sono alternati dal 2 al 4 giugno al IX Convegno liturgico internazionale. L’incontro dal titolo “Ars liturgica. L’arte a servizio della liturgia” si è svolto in Italia nel monastero di Bose e ha visto al partecipazione di teologi, liturgisti, architetti, artisti e responsabili dell’edilizia di culto di 14 Paesi europei appartenenti, oltre che alla chiesa cattolica, a quelle ortodossa, luterana, anglicana e riformata.Il senso vero dell’Eucaristia. Quale concetto di sacro per l’uomo d’oggi? In che misura la tensione verso il trascendente è presente nell’arte contemporanea? E come riannodare un rapporto tra Chiesa e artisti che ha prodotto nei secoli risultati straordinari ma sembra oggi interrotto dalla frattura della modernità? A queste domande i partecipanti al convegno di Bose hanno cercato di rispondere. “Se scopriamo il senso vero dell’Eucaristia – ha detto Christos Yannaras, professore emerito dell’Università Panteion di Atene -, l’espressione architettonica seguirà: la Chiesa non pone limiti all’artista a condizione che esprima l’esperienza ecclesiale”. “Non sappiamo cosa sia accaduto nel passaggio dallo stile romanico al gotico, ma di sicuro c’è stato un cambiamento della pratica e della liturgia che ha cambiato l’architettura”. L’arte, infatti “è un linguaggio; come la grammatica delle parole, così la musica, i colori, le sculture, dare forma allo spazio con l’architettura sono linguaggi per esprimere l’esperienza umana, unica e irripetibile”. La domanda diventa allora: cosa esprimiamo nella liturgia? “La liturgia – ha sottolineato Yannaras -, che in greco significa ‘opera del popolo, in comune’, non è partecipazione individuale, ma condividere un modo di esistere che è la comunione, ad imitazione del modello Trinitario”. Il criterio quindi per discernere l’espressione artistica ecclesiale dalle altre è: “quella a servizio della liturgia esprime un superamento dell’individualismo e una relazione di amore”. Tra l’altro “nella misura in cui l’artista supera la sua individualità può esprimere la sua alterità personale: infatti gli iconografi del XVI sec. non hanno messo la firma sulle icone ma noi riconosciamo la mano dell’artista”. Il dialogo con la cultura contemporanea. Non “arte e liturgia”, come se fossero due cose distinte, ma “una inscindibile unità culturale basata su una teologia della trasfigurazione del mondo”: così Robert Taft, del Pontificio Istituto orientale di Roma, ha descritto l’esperienza liturgica ortodossa. Questo è il motivo per cui l’azione liturgica “non è semplicemente una ‘cerimonia’ ma anche un oggetto di contemplazione” e “le icone sono chiamate ‘finestre’ su un altro mondo” tanto che “la più umile chiesa di campagna è ‘il cielo sulla terra’”. “I progetti iconografici – ha spiegato Taft – non sono fissati con rigidità ma nemmeno rimessi all’assoluta disponibilità dell’artista”. Occorre evitare sia “una tradizione che è più imitazione che creazione” che “una cultura che pone al centro la creatività personale dell’artista invece che la storia della salvezza”. L’importante è “parlare alla cultura della gente di oggi armonizzando architettura e iconografia nella celebrazione liturgica”. In questa prospettiva “non ci sono modelli unici e ogni chiesa può imparare dall’altra, oriente e occidente”. Il grande valore apportato dalla Chiesa latina è “il coraggio di aver affrontato la modernità nel Concilio Vaticano II e il dialogo con la cultura contemporanea”.Ciò che c’è di migliore nel cuore dell’uomo. “Arte e Liturgia – ha affermato Paul De Clerck, dell’Institut Catholique di Parigi Arte e liturgia – sono entrambe mediazione del sacro, l’arte in versione profana e secolarizzata”. Ed ha aggiunto: in questo mondo secolarizzato “l’arte e la Chiesa fanno riferimento entrambe a ciò che c’è di migliore nel cuore degli uomini” e “possono avere un vantaggio reciproco nel favorire una collaborazione generosa senza confusioni”. Arte e liturgia possono pertanto “dare ossigeno alla fiammella che arde nel cuore degli uomini, per dare spazio alla trascendenza rispetto al mercato, una stessa lotta per la bellezza che salverà il mondo”.