PSICOLOGIA ED EDUCAZIONE

I falsi miti

La perfezione fisica, i media e i giovani

“Il contributo della vita consacrata alla società liquida è basilare. Con la sua identità teologica e antropologica, la vita consacrata è chiamata a ridare al mondo la dimensione vera delle relazioni interpersonali, aiutando dunque a costruire un mondo nel vero spazio e nel vero tempo”. In questo orizzonte “l’amore a Gesù Cristo è la chiave e apre la possibilità di edificare una vita su una base solida”. Ne è convinto German Sanchez, direttore operativo dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma), che questa mattina ha inaugurato presso l’Ateneo il corso “La psicologia e le sfide della modernità”, promosso in collaborazione, tra gli altri, con l’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici). Obiettivo dell’iniziativa, rivolta a suore, sacerdoti, catechisti, operatori di pastorale giovanile, medici, psicologi e infermieri, “affrontare il tema delle dimensioni affettive nell’era moderna, mettendo in evidenza i messaggi positivi e negativi” e “i falsi miti della perfezione fisica” che “vengono proposti dai media alle nuove generazioni”.

Un triplice percorso. Con l’espressione “società liquida”, ha spiegato Sanchez, si intende, secondo la definizione del sociologo Bauman, una società “in cui il tempo e lo spazio non esistono”, povera di progetti di vita e rapporti interpersonali. Un contesto “secolarizzante” alle cui influenze “non è del tutto impermeabile” anche la vita consacrata. Di qui, secondo il relatore, la necessità per quest’ultima di un “triplice percorso”. I consacrati devono infatti “recuperare la fiducia in Gesù Cristo”; “recuperare la fiducia nel proprio carisma” e “nella propria identità”, “riacquistare la capacità di credere in se stessi” coltivando “una buona dose di ottimismo” e “una visione di speranza”. Compiendo un passo avanti e introducendo il concetto di società tecnoliquida, lo psichiatra Tonino Cantelmi, presidente Aippc, ha dichiarato al SIR: “Oggi, nella profonda crisi della relazione interpersonale e di fronte a uomini sempre più tecnologizzati, alla relazione si sostituisce la connessione (chat, blog, sms, social network) che consente di esprimersi in modo narcisistico e sostanzialmente anonimo, è liquida, privilegia l’emotivismo e il provvisorio”. Per Cantelmi vi è timore “per l’impegno duraturo e si preferisce l’ambiguo e l’indefinito”, mentre “le identità si virtualizzano e diventano talmente fluide e multiple da trasformare i limiti stessi del concetto di identità”.

Dipendenze affettive. Sui rischi dell’uso incontrollato/abuso di Tv e Internet da parte dei bambini si è soffermato lo psicoterapeuta Daniele Mugnaini. Almeno la metà dei dodicenni italiani ha il televisore in camera e si collega liberamente a Internet subendo il bombardamento di stimoli quali “l’oggettificazione della donna, la collocazione del rapporto sessuale in relazioni disimpegnate, la sessualità spettacolare (anche nelle pubblicità e nei video musicali)” sempre “vincente e sempre più connotata da violenza e istintualità”. Già oggi “dai 12 anni, 1 su 7 vede scene esplicitamente sessuali più di una volta al mese in TV, su internet o altri media”. E tutto, secondo Mugnaini, “senza che gli adulti se ne accorgano”, mentre si sta imponendo “un nuovo disturbo psicopatologico da ipersessualizzazione”. Di qui il monito: “È urgente che educatori, terapeuti e politici facciano sensibilizzazione e prevenzione”. Del fenomeno delle dipendenze affettive ha parlato la psicoterapeuta Michela Pensavalli. Le persone che ne sono affette “vivono la relazione con l’altro come aspetto principale, fondamentale della loro vita, spesso come ossessione” usando le relazioni “per compensare la loro fragilità”. Secondo la psicoterapeuta esse “devono sempre sentirsi importanti e desiderate per avere stima di sé” e “si affidano completamente all’altro cercando di compiacerlo”. Di qui “nasce la dipendenza affettiva” che spesso conduce a “conferme narcisistiche” e “amori fuori dalle regole”.

Il “mito” del corpo perfetto. I siti “pro Ana” (pro anoressia) “rappresentano uno dei tantissimi nodi di intreccio tra web, psicologia e psicopatologia: in questi blog e siti le ragazze gareggiano per perdere peso, si fotografano e mettono on line i loro ‘progressi'”, “compromettono ulteriormente la loro salute” e “ossessionandosi nel confronto e nella competizione”, ha affermato la psicoterapeuta Maria Beatrice Toro accendendo tuttavia uno spiraglio di luce: “Interessiamoci anche a un nuovo fenomeno: i siti pro recovery, ovvero a favore del recupero da anoressia e bulimia, che mischiano storie personali e considerazioni terapeutiche”, indicazioni “utili e aggiornate, ad uso di ragazze che possono esprimere, utilmente, la loro voglia di fare comunità on line”. Antonio Sarnicola, psichiatra, ha sottolineato le gravi conseguenze fisiche e psicologiche dell’obesità grave, causata da scarsa stima di se stessi, depressione e disagio emotivo, che nel mondo affligge 500 milioni di persone. “Per trattare questa patologia – ha avvertito – è necessario un approccio multidisciplinare che preveda equipe di medici internisti, psichiatri, psicoterapeuti, dietisti e operatori che si occupino di una riabilitazione ‘psico-fisica’ globale di questi pazienti”.