MACERATA-LORETO
Concluso questa mattina il 33° pellegrinaggio notturno a piedi
Tuoni, cielo nero e qualche goccia di pioggia alla partenza da Macerata: sembrava che quest’anno la fede dei pellegrini che nella notte hanno percorso 27 chilometri a piedi fino al santuario di Loreto, sarebbe stata messa particolarmente alla prova. Così non è stato: gli 80.000 partecipanti, secondo il Comitato organizzatore, del 33° pellegrinaggio Macerata-Loreto, proposto dal movimento di Comunione e Liberazione, hanno potuto camminare tranquillamente e all’arrivo c’era ad aspettarli un’alba serena e senza nuvole. Ugualmente sereni erano i volti di chi era arrivato alla "meta" dopo una notte di canti e preghiere, come quelli di Francesco Gambaccini e Alberto Vinella, due giovani amici di San Lorenzo in Campo, in provincia di Pesaro, con un sorriso grande; solo che il primo è disabile e ha fatto il percorso in carrozzina, l’altro al suo primo pellegrinaggio, era la persona che lo spingeva per tutto il cammino. Particolarmente emozionato, anche Fabio Salvatore, che abbracciava tutti: il trentaquattrenne attore, regista e scrittore di Taranto, che convive da 13 anni con il cancro, è stato uno dei "testimoni" della notte. "Il cammino è un’esperienza soprattutto personale ed è una scommessa sia spirituale sia fisica ha detto sono qui con la voglia di essere testimone del mio tempo e della mia verità, perché la rinascita riparte sempre da noi stessi, nel cuore vero di una grande madre, che è quella di Loreto".
Il messaggio del papa. Questo bisogno di affidarsi a Maria è stato perfettamente compreso da papa Benedetto XVI, che nel suo messaggio inviato ai pellegrini, letto prima della partenza, "auspica che il cammino notturno di silenzio preghiera e riflessione susciti, sempre più vivo, il desiderio d’incontrare amare e seguire Cristo sperimentando la materna presenza e intercessione della Vergine Maria, madre di speranza". Sulla stessa linea mons. Giovanni Tonucci, arcivescovo di Loreto, che nell’accogliere i pellegrini ha sottolineato come il cammino fatto è "un atto di amore e di fede prima in voi stessi e poi in Maria, che vi sorride e vi offre parole d’incoraggiamento", perché il pellegrinaggio "è un simbolo del cammino della vita, che continua".
In ascolto del "popolo". Particolarmente colpito dal "fenomeno delle intenzioni", arrivate a migliaia e da tutto il mondo, si è detto mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica e ideatore del gesto: "È un fatto relativamente nuovo: spesso abbiamo fatto catechesi ma abbiamo ascoltato poco il popolo; il pellegrinaggio è anche un luogo di ascolto, perché ognuno può presentare la propria domanda". Mons. Vecerrica ha voluto poi sottolineare la particolare dimensione "educativa" dell’edizione di quest’anno che si esprime su due versanti, ovvero "tener viva la domanda dei giovani e inserirli sempre di più nell’appartenenza a un popolo, il popolo cristiano, noi lo chiamiamo il popolo del pellegrinaggio".
L’intellettuale e il povero. L’attenzione al tema dell’educazione, al centro degli Orientamenti pastorali di questo decennio, era testimoniata anche dalla presenza di mons. Jean Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, che ha presieduto la celebrazione allo stadio Helvia Recina di Macerata. Mons. Bruguès ha osservato, nell’omelia che "le folle di pellegrini non sono state mai così numerose. È davvero una cosa stupefacente: più le nostre società si secolarizzano" e "più le manifestazioni di devozione semplice e fervente, in una parola popolare, attirano un numero crescente di persone appartenenti a tutte le categorie sociali". Mons. Bruguès ha poi indicato in due particolari pellegrini a Loreto, il filosofo Cartesio e il mendicante San Benedetto Labre, i due tipi di un’umanità diversa ma "riunita in una stessa ricerca", ovvero, in qualche modo, "toccare" le pietre che testimoniano l’incarnazione. Anche mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, ha rilevato, nel suo saluto iniziale, come il "pellegrinaggio sia una grande esperienza educativa e di crescita nella fede, nella comunione e nella santità" e il "farci pellegrini e mendicanti di assoluto traccia un solco profondo nella storia dell’umanità e assume un alto significato educativo per chi vi partecipa e per l’intera società".
Due ospiti particolari. Al pellegrinaggio hanno partecipato due ospiti particolari. Il primo era Mario Dupuis, che vive a Padova l’esperienza di Ca’ Edimar, dove tre famiglie accolgono adolescenti che non possono più stare nella loro, famiglia. "Quando Anna è morta a 15 anni ha raccontato, riferendosi alla figlia disabile abbiamo deciso di dare vita a una casa dove ospitare una ‘nuova Anna’. Accogliamo i ragazzi nel senso che offriamo loro l’esperienza che accoglie noi, l’esperienza che perdona noi, che fa ricominciare noi". Il secondo era mons. Pawel Wojtas, ispettore generale dei cappellani delle carceri della Polonia. "Sono qui per due motivi ha raccontato . Il primo è che ogni anno, il 15 agosto, nel corso del pellegrinaggio da Varsavia al santuario di Czestochowa porto un gruppo di circa 50 detenuti, condannati anche per reati gravi come l’omicidio, a spingere le carrozzine dei disabili. È un’esperienza che a volte li trasforma, li fa riflettere sulla loro vita e li conduce a fare un cammino di fede: quando hanno saputo che venivo qui mi hanno affidato le loro intenzioni, che porterò alla Madonna di Loreto. L’altro motivo è personale, pochi mesi fa mi hanno diagnosticato un tumore e sono stato operato". Tra i pellegrini di quest’anno anche Lorena Bianchetti, conduttrice televisiva, per la quale il cammino nella notte verso Loreto "è la voglia di dire sì, è una traversata dentro le fragilità" e Malika El Hazzazi, moglie di Adriano Galliani, che sta facendo un percorso di avvicinamento alla fede cristiana, e ha affermato di essere stata sempre "molto devota alla Madonna, che è conosciuta anche nei Paesi musulmani".