UE E TURCHIA

Aspettando Erdogan

Mentre la Croazia si avvicina al traguardo europeo

Braccia aperte alla Croazia, disponibilità a dare “nuovo impulso ai negoziati di adesione” con la Turchia. In pochi giorni l’Unione europea sembra aver messo da parte le innumerevoli ritrosie mostrate negli ultimi anni dinanzi alla prospettiva di ulteriori allargamenti dei confini. Così la Croazia potrebbe diventare il 28° Stato comunitario a partire dal 1° luglio 2013, come ha affermato il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, che metterà sul tavolo del Consiglio europeo del 23-34 giugno tale proposta. Lo stesso Barroso, assieme al presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, hanno inviato il 13 giugno i complimenti al premier turco Recep Tayyp Erdogan, il cui partito Akp si è imposto nelle elezioni legislative di domenica.
L’Akp, il Partito giustizia e sviluppo di ispirazione islamico moderata al governo dal 2002, ha conquistando quasi la metà dei voti dell’elettorato, portando in Parlamento 326 deputati su 550. Erdogan sperava di raggiungere quota 367 (due terzi dei seggi) per poter procedere alla riforma della Costituzione senza dover scendere a patti con gli avversari politici. Ma così non sarà e la stessa Unione europea indica la via delle “riforme condivise”, specie in ambito costituzionale.
Nell’Assemblea parlamentare Erdogan dovrà misurarsi con i socialdemocratici del Chp (25% circa dei voti e 135 deputati), con i nazionalisti conservatori (Mhp), che hanno ottenuto il 13% dei consensi e 53 seggi. Consistente infine la pattuglia dei parlamentari indipendenti che, aggirando l’ostacolo della soglia di sbarramento al 10%, portano un drappello di 36 rappresentanti, che terranno alta la bandiera del Kurdistan. Fra questi compare anche Leyla Zana, volto simbolo della minoranza curda (insignita dall’Ue con il premio Sacharov per la libertà di pensiero e la difesa dei diritti fondamentali), che ha scontato dieci anni di prigione solo per aver difeso i diritti del suo popolo.
Barroso e Van Rompuy hanno comunque sostenuto la linea della “apertura di credito” verso Erdogan, nonostante nel recente passato i rapporti tra Bruxelles e Ankara si fossero molto raffreddati. I Ventisette contestavano infatti rischi per la democrazia sostanziale, interrogativi sul sistema giudiziario, ingerenze dell’esercito nella vita politica, nonché il mancato rispetto dei diritti delle donne e delle minoranze religiose e quelli delle minoranze etniche, dalla curda all’armena. Per non parlare della irrisolta questione cipriota e dei difficili rapporti con la Grecia.
I risultati elettorali “aprono la strada – stando alla dichiarazione congiunta di Barroso e Van Rompuy – a un ulteriore rafforzamento delle istituzioni democratiche della Turchia, così come la continua modernizzazione del Paese, in linea con i valori e gli standard europei”. La palla ora è nella metà campo di Erdogan, che deve confermare una leadership aperta al confronto democratico e una politica intesa ad avvicinare il gigante euroasiatico all’Europa comunitaria.
Su un altro piano si pone la Croazia. Il Paese ha di fatto completato i negoziati, rispettando i criteri definiti dall’Ue per l’adesione di nuovi “soci”. E le parole pronunciate da papa Benedetto XVI durante la sua visita a Zagabria hanno dato man forte a questa ipotesi. La Croazia è, a tutto tondo, un Paese europeo, moderno e stabile. Anche se non mancano tra gli Stati membri dell’Unione, e anche nelle istituzioni di Bruxelles, dubbi sulla tutela delle minoranze, la lotta alla corruzione, il sistema di giustizia, e – non da ultimo – sulla disponibilità a chiudere i conti con il passato della guerra balcanica degli anni Novanta, assicurando buone relazioni con tutti i vicini.