BENI CULTURALI
Sul web l’anagrafe degli Istituti culturali ecclesiastici
Web e archivi, web e musei, web e biblioteche non sono "due mondi distanti né distinti, destinati come due rette parallele a non incrociarsi". Ne è convinto mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, che presentando oggi a Roma, presso la sala stampa di Radio Vaticana, la pubblicazione sul web dell’anagrafe degli Istituti culturali ecclesiastici (Aice), ha puntualizzato come "non si tratta di fare semplicemente opera di conservazione, il che è già un servizio prezioso nella nostra cultura sempre più ‘usa e getta’, ma pure di offrire a studiosi e non solo un riferimento certo e affidabile per capire il nostro tempo". In questo modo, per il sottosegretario della Cei, "si contrasta quell’oblio dell’essere che rende la nostra vista preda facile della cronaca quotidiana, incapace di aprirsi al respiro profondo di una storia che ha nel suo riferimento all’esperienza cristiana un essenziale punto di riferimento". "La possibilità di abbattere le distanze e di capitalizzare le conoscenze è una risorsa non trascurabile" del mondo della rete e delle sue "straordinarie capacità informative". "Certo ha concluso mons. Pompili non è sufficiente questa mera conoscenza a fare cultura se manca un’attenta valorizzazione sul territorio delle nostre risorse artistiche e culturali". Ad oggi, nell’Aice sono censiti in modo completo 1.191 istituti, di cui 335 biblioteche, 640 archivi e 216 musei ecclesiastici. Un percorso, questo, frutto della collaborazione già decennale con il ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac): nell’incontro di oggi, infatti, è stata firmata la "Lettera circolare" fra il citato Ufficio Cei e l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (Iccu) del Mibac, grazie alla quale i dati dell’anagrafe degli Istituti culturali ecclesiastici verranno periodicamente riversati nella banca dati dell’anagrafe delle Biblioteche italiane, attraverso lo scambio reciproco dei dati.
Patrimonio da difendere. "Se proprio dobbiamo fare dei tagli, non dobbiamo sempre tagliare dalla stessa parte". Con questa provocazione Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali, ha esortato a "difendere le nostre biblioteche, i nostri archivi": proprio come fa la Chiesa italiana, che in questo campo "sta dimostrando di vederci più a lungo di altri". "Il libro, il documento, è il pilastro del nostro patrimonio culturale", ha ricordato Giro, precisando che quello dei beni culturali "non è un patrimonio statale, ma pubblico, all’interno del quale vi è una presenza significativa del patrimonio storico, artistico, architettonico e monumentale posseduto e comunque gestito dalla Chiesa cattolica, inscritto nel patrimonio amministrativo tutelato e valorizzato dallo Stato". "Favorire il dialogo e il confronto" tra queste due parti è dunque "un atto non solo amministrativo, ma anche politico molto rilevante", a partire dalla consapevolezza che "lo Stato, specialmente in una nazione come l’Italia, ha il dovere di stabilire un rapporto forte, consapevole, responsabile con lo straordinario mondo del patrimonio culturale ecclesiastico", attraverso la capacità con iniziative come questa di "trovare un linguaggio informativo comune per gestire un enorme patrimonio". L’"interoperabilità" tra i due sistemi: è questa, secondo Rosa Caffo, direttrice dell’Istituto centrale per il catalogo unico, la caratteristica principale dell’accordo tra Cei e Mibac, che consente il "coordinamento" nella catalogazione e digitalizzazione dei beni culturali. Alla banca dati del Servizio Bibliotecario Nazionale (Sbn) aderiscono Regioni, Università e Istituzioni culturali: sono presenti 16.928 indirizzi e le informazioni di 12.352 biblioteche, fa le quali 1.435 ecclesiastiche. Tra i progetti di collaborazione futura tra la Cei e il Mibac, la relatrice ha citato la possibilità di "replicare" per i musei quanto già fatto per le biblioteche.
Aggiornamento in tempo reale. "Da oggi, qualunque utente del web, da qualsiasi parte del mondo, cliccando su www.chiesacattolica.it/anagrafe potrà conoscere in tempo reale e a chilometri di distanza gli orari di apertura e le condizioni di fruibilità di archivi, musei e biblioteche ecclesiastiche, avere informazioni sugli indirizzi mail e sui numeri telefonici, sulla presenza di inventari e la possibilità di accedervi, sulla presenza o meno di barriere architettoniche, sui servizi erogati, come le visite guidate o il prestito interbibliotecario". Così mons. Stefano Russo, direttore dell’Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici, ha presentato la pubblicazione sul web dell’anagrafe degli Istituti culturali ecclesiastici. Un’altra caratteristica importante del servizio è la "mappatura georeferenziata", che permette, attraverso un motore di ricerca, l’individuazione sul territorio degli Istituti culturali su cui si desidera avere informazioni. Altro elemento di forza del progetto, la metodologia d’implementazione delle informazioni: "È il singolo Istituto culturale, che compila la propria scheda di anagrafe e che può in qualsiasi momento, se lo ritiene necessario, aggiornarla", ha concluso mons. Russo.