SIRIA
Intervista con l’arcivescovo siro-cattolico di Damasco
"Le tragiche violenze cui stiamo assistendo sono provocate da infiltrati di Paesi esteri e da terroristi. La maggioranza della popolazione sta con il presidente Assad, impegnato nel cammino delle riforme". Una convinzione che, in totale contrasto con le informazioni internazionali, l’arcivescovo siro-cattolico di Damasco, mons. Elias Tabe, condivide con gli altri vescovi della Siria, che seguono preoccupati le vicende del loro Paese. Il timore, afferma mons. Tabe, è che "ogni cambiamento in Siria potrebbe ritorcersi contro la minoranza cristiana" che si attesta intorno al 5% della popolazione, un milione di persone su 21 milioni di abitanti, al 90% musulmani. L’arcivescovo siro-cattolico ricorda le parole di Benedetto XVI, il 9 giugno scorso, al nuovo ambasciatore plenipotenziario della Siria presso la Santa Sede, Hussam Edin Aala: "Gli eventi che si stanno verificando in alcuni Paesi del Mediterraneo, tra cui la Siria, hanno dimostrato un desiderio per un futuro migliore nel campo dell’economia, della giustizia, della libertà e della partecipazione alla vita pubblica. Fatti che dimostrano, inoltre, l’urgente necessità di vere riforme in campo politico, economico e sociale". Cambiamenti, ha auspicato il Papa, che non devono realizzarsi "in termini di intolleranza, di discriminazione e di conflitto ma in termini di rispetto assoluto della verità, della coesistenza, dei diritti legittimi delle persone e comunità, e la riconciliazione".
"La Siria spiega mons. Tabe sta subendo un attacco, sia dall’interno sia dall’esterno, incredibile. Il cammino delle riforme non è facile, è complesso, chiede tempo ma nonostante ciò la popolazione è in larga maggioranza con il presidente Assad. Non vogliamo che siano le violenze a decidere le riforme. Tante cose stanno migliorando in Siria, scuole, economia, stipendi, diritti, ma serve tempo e non violenza. Vogliamo evoluzione e non rivoluzione. È in atto un grande gioco internazionale contro il nostro bene e contro i cristiani. Ogni cambiamento in Siria potrebbe ritorcersi sulla comunità cristiana, per questo è bene che la Chiesa locale resti in preghiera. Da parte nostra continueremo a sviluppare il dialogo nella società siriana".
Eccellenza, alla luce dei fatti, un cambiamento appare necessario, è d’accordo?
"Siamo a favore di un cambiamento quando questo abbia come fine uno Stato laico, che ricerchi il bene comune, l’uguaglianza, il diritto, e rinneghi la violenza come strumento per conseguire tali obiettivi. Non vogliamo andare contro lo Stato siriano ma ci sono altri che vogliono approfittare di questa situazione. Chi si oppone al governo attuale è una minoranza che non vuole le riforme. Gli Stati Uniti vogliono che la Siria rompa con Hezbollah, Hamas e Iran. Israele e Usa sono i Paesi che godrebbero dei maggiori vantaggi nel caso di una caduta di Bashar Assad. Gli Usa, in particolare, controllerebbero da vicino l’Iran e sarebbero ad un passo dall’Afghanistan. Noi, invece, auspichiamo una via democratica per non cadere nelle mani del fondamentalismo. Sono persuaso che la Siria riuscirà a fare le necessarie riforme senza subire pressioni internazionali".
Come spiega invece le violenze e la repressione decisa da Assad e abbondantemente documentata da molti media e attivisti?
"Sono state provocate da infiltrati e da alcuni agenti pagati dall’esterno. Le violenze si sono registrate in principal modo nelle zone di frontiera. Tutti i Paesi confinanti come Giordania, Libano, Iraq, Turchia, hanno in qualche modo allentato i controlli, e ora stanno arrivando armi e infiltrati, terroristi. Con conseguenti rischi per il Paese".