FRIULI VENEZIA GIULIA

Dopo il carcere

Interventi per migliorare l’inclusione sociale

Per la prima volta la Regione Friuli Venezia Giulia comincia a pensare al "dopo" detenzione per i carcerati. Grazie all’accordo interregionale firmato a Roma, presso il ministero di Grazia e Giustizia, e nominato "Interventi per il miglioramento dei servizi per l’inclusione sociale dei soggetti in esecuzione penale", cofinanziato dal Fondo sociale europeo, si pone uno strumento per il superamento del disagio e soprattutto per il recupero di soggetti svantaggiati sia sul piano strettamente fisico, sia su quello sociale o psicologico. In particolare l’accordo si riferisce alle persone detenute negli istituti di pena della Regione e individua una serie di obiettivi di riqualificazione formativa legati anche al territorio, con la possibilità – una volta espiata la pena, ovvero aver avuto accesso ai benefici carcerari come la semilibertà o l’affidamento sociale – di poter essere recuperati, venendo inseriti nel tessuto produttivo regionale.Per l’inclusione sociale. Il piano ha visto l’intervento di numerose cariche istituzionali in rappresentanza dello Stato e delle Regioni coinvolte, tra cui, appunto, il Friuli Venezia Giulia. Nei corsi, che porteranno i detenuti fuori dalle mura del carcere, s’insegneranno le tecniche per la conduzione di macchine operatrici, mosaico, falegnameria, restauro, grafica multimediale, allevamento di piccoli animali da cortile, tecniche di tappezzeria, lavorazione della pietra e della ceramica, legatoria e cartotecnica, lavorazione della cera, tecniche di pulizia e sanificazione, catering, piccoli lavori di sartoria e preparazione di operatori nei settori edile, della cucina, agricolo–ambientale e della manutenzione stradale.Novità positiva e qualche dubbio. "Il punto base di questo provvedimento – afferma don Alberto De Nadai, responsabile della Conferenza regionale volontariato e giustizia – sta nel fatto che per la prima volta il ministero di Grazia e Giustizia propone alle Regioni, compreso il Friuli Venezia Giulia, una modalità d’inserimento lavorativo. Ciò è molto positivo poiché la Regione inizia ora a pensare ai detenuti guardando al loro futuro, al dopo carcere, e questo non era mai stato fatto prima". Sul territorio regionale, presso i carceri di Tolmezzo e Trieste, esistono dei corsi relativi all’ortocoltura e alla panificazione, tenuti però all’interno della struttura penitenziaria; grazie a 25 nuovi corsi i detenuti avranno la possibilità di frequentare momenti di formazione all’esterno delle strutture, cominciando a pensare a un inserimento nel tessuto lavorativo e sociale una volta terminata la pena. La Conferenza regionale volontariato e giustizia (che prevede un incontro mensile tra i volontari che operano nelle carceri e sono attivi con colloqui, sostegno, distribuzione di vestiario e animazione) non nega però alcuni punti critici. "L’obiezione maggiore al testo – riferisce De Nadai – sta nel capire la reale possibilità del ‘dopo’, ovvero dell’inserimento lavorativo. La possibilità di frequentare i corsi all’esterno del carcere non significa automaticamente che i detenuti verranno assunti una volta scontata la pena. Crediamo quindi che sarà compito di coloro che organizzeranno e svolgeranno questi percorsi formativi porre le condizioni per non illudere i corsisti".La struttura di Farra d’Isonzo. Da alcuni mesi è operativa a Farra d’Isonzo, in provincia di Gorizia, una struttura che offre la possibilità ad alcune persone che stanno scontando l’ultimo anno della pena definitiva, o che si trovano in attesa di giudizio, di "sostare" per il periodo presso una casa, seguendo un programma lavorativo ben definito, in una proposta di vita familiare. "Come Conferenza – aggiunge il sacerdote – vorremmo chiedere che si aggiunga la possibilità per i carcerati residenti nella provincia e che intendono avvalersi dell’opportunità di seguire i corsi, di essere alloggiati presso questa struttura, dove possono sperimentare la vita familiare impegnati nella manutenzione, nella coltivazione della terra e nell’allevamento degli animali da cortile. A ciò si andrebbe ad aggiungere la possibilità di partecipare ai corsi proposti dalla Regione, impegnando così nel migliore dei modi l’ultimo anno della pena nella vita di comunità e nella ricerca di un’occupazione e di una casa per quando usciranno dal carcere". Al momento la Conferenza regionale volontariato e giustizia ha già effettuato dei colloqui con le responsabili dell’Ambito Alto e Basso isontino, Maura Clemente e Nicoletta Stradi, e provvederà a presentare l’idea anche al direttore della Caritas diocesana, don Paolo Zuttion, al procuratore della Repubblica Caterina Ajello, al presidente dell’Ordine degli avvocati Silvano Gaggioli e al presidente della Camera penale Riccardo Cattarini, procedendo in un lavoro profondo, orientato all’autonomia per il "dopo" delle persone detenute.a cura di Selina Trevisan(15 giugno 2011)