TURCHIA: DOPO ELEZIONI

Un buon segnale

Si lavora a un Concordato necessario alla tutela delle attività della Chiesa

Con circa il 50% dei consensi, il partito islamico “Giustizia e sviluppo” del premier turco Tayyip Erdogan, ha vinto le elezioni del 12 giugno, portando in Parlamento 325 deputati. Dietro, ma staccato di quasi 25 punti, il “Partito repubblicano del popolo”, laico-kemalista, che ha ottenuto 135 seggi. A completare il nuovo quadro parlamentare turco il “Movimento nazionalista e religioso” con il 13% e 53 rappresentanti e gli indipendenti con 36. Fallito, dunque, il tentativo di Erdogan di ottenere i 330 seggi utili a promuovere un referendum per la modifica della Costituzione attuale che a questo punto dovrà avvenire per via negoziale e con il consenso delle opposizioni. Sul risultato del voto, che ha visto entrare in Parlamento anche un avvocato cristiano, e sulle eventuali ricadute che questo potrebbe avere anche sulla minoranza cristiana del Paese, SIR Europa ha chiesto un parere al portavoce della Conferenza episcopale turca (Cet), Rinaldo Marmara.Come giudica i risultati elettorali?“Con questo Governo erano stati fatti diversi passi in avanti e simili risultati erano in qualche modo attesi. Se dubbi permanevano erano solo per le percentuali di voto. I risultati hanno mostrato un certo equilibrio, con Erdogan vincitore ma che dovrà negoziare con gli altri partiti se vorrà promuovere un referendum per modificare la Costituzione attuale. Un risultato che soddisfa la Chiesa locale che con questo governo aveva dialogato e fatto progressi”. Soddisfazione che nasce anche dalla presenza, la prima dopo 50 anni, di un cristiano in parlamento?“È un buon segnale per il Paese. La presenza dell’avvocato Erol Dora, 47 anni, parlamentare cristiano, siro-cattolico, è la conferma al fatto che in questi anni con il governo Erdogan sono stati compiuti diversi passi in avanti (Dora, è stato eletto nella regione del Sudest, a Mardin, come candidato indipendente nelle file del partito “Lavoro, Democrazia e Libertà”, sostenuto dal partito curdo “Partito per la Pace e la Democrazia”, ndr)”.Prima parlava di progressi e di dialogo con il governo turco…“Come Chiesa stiamo cercando di avere relazioni con le Autorità soprattutto dal punto di vista culturale. Vengo dal municipio di Istanbul col quale stiamo organizzando la presentazione di una pubblicazione, a fine settembre, alla presenza del Prefetto della Biblioteca vaticana, relativa ad un manoscritto della stessa Biblioteca datato 1627 su Istanbul e le sue religioni di quel tempo. Questa pubblicazione ha un valore altamente simbolico, in quanto vede due Continenti, due culture, due religioni collaborare sul piano culturale. Un vero simbolo di unione tra culture”.La Chiesa cattolica turca sta attendendo da tempo quel riconoscimento giuridico che l’aiuterebbe a giovarsi di una piena libertà religiosa. Dopo questo voto ritiene possibile un tale riconoscimento in tempi brevi?“Prima che un riconoscimento giuridico, per il quale lavoriamo alacremente ma che richiede ancora del tempo, si potrebbe stipulare un Concordato necessario alla Chiesa per condurre le proprie attività in modo tutelato”.Si avvicina, però, l’ingresso nell’Ue…“La vittoria di Erdogan avvicina ulteriormente il Paese al vecchio Continente e noi siamo favorevoli all’ingresso della Turchia nell’Ue. D’altronde uno dei punti chiave per l’ingresso nell’Ue è il rispetto dei diritti umani e scelte in questa direzione non possono non trovare l’accoglienza delle Chiese. In questo ambito va anche detto della ricollocazione dell’esercito, sempre meno centrale, all’interno dello Stato turco, a vantaggio della politica unico strumento per preparare il Paese all’ingresso nell’Ue”.Pochi giorni fa, in occasione del primo anniversario della sua morte, sui giornali turchi si è tornato a parlare di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico di Anatolia, ucciso dal suo autista, Murat Altun, il 3 giugno dello scorso anno. A quando la data del processo?“Non abbiamo notizie sull’inizio del processo ma è confermato che l’assassino era capace di intendere e volere. Un fatto nuovo se pensiamo che in situazioni simili gli autori delle violenze erano stati dichiarati malati di mente”.