SIRIA

Voci fuori dal coro

Dimostrazioni pro-Assad: il commento dell’arcivescovo di Aleppo

“La grande maggioranza del popolo è con il presidente Assad”. È quanto dichiarato al SIR dall’arcivescovo greco-melchita di Aleppo, mons. Jean-Clement Jeanbart, a commento della situazione in Siria dove, il 21 giugno, sono scese in piazza a Damasco, ad Aleppo e in altre città, decine di migliaia di sostenitori di Assad. Il presidente, il giorno prima, aveva tenuto il suo terzo discorso pubblico dallo scoppio dei disordini, nel quale aveva ribadito la volontà di portare avanti le riforme politiche ma anche la tesi del complotto esterno. “La maggioranza è con il Presidente – spiega il presule – al quale chiede le riforme e la democrazia. Tuttavia non vuole che il regime se ne vada lasciando un vuoto pericoloso che potrebbe essere riempito dai fondamentalisti che nelle loro manifestazioni urlano slogan contro gli alauiti, minoranza cui appartiene il presidente e contro i cristiani, inneggiando alla loro cacciata. Cose molto gravi tanto più che questi integralisti sono legati ai Fratelli musulmani (al bando in Siria, ndr) e forse anche ad Al Qaeda”. Il discorso di Assad, “è stato quello che ci aspettavamo, annuncio della riforma totale della Costituzione e della libertà di formare nuovi partiti”.

Buona volontà da verificare. “Se tutto ciò verrà fatto – sottolinea mons. Jeanbart – in pochi anni la democrazia in Siria si sarà stabilizzata. Ed è importante che i nuovi partiti siano laici, non confessionali, in cui musulmani, cristiani, drusi, alauiti, siano protetti e rispettati”. Una riforma del genere, secondo l’arcivescovo, “costringerà anche l’attuale partito unico Baath a rinnovarsi per poter restare nel dibattito politico”. Soddisfazione, quindi, per le parole del Presidente, la cui “buona volontà deve essere testata e verificata nel tempo, poiché, è chiaro che riforme di questa valenza non si possono fare in pochi giorni ma devono essere condivise ed accettate dalla popolazione. Servono anche garanzie per tutti, specie per gli oppositori, affinché in questo processo di rinnovamento non vadano in prigione o vengano messi in disparte”. Nel frattempo vanno accolte con altrettanta soddisfazione alcune concessioni da parte del regime come “la libertà di dimostrare pacificamente, l’aumento dei salari e previste disposizioni per venire incontro a coloro che hanno perso un familiare nelle proteste, non importa se oppositore o meno. Per non dimenticare l’amnistia generale, la seconda, dopo quella del 31 maggio, per i detenuti esclusi quelli che si sono macchiati di omicidi e altri gravi crimini”.

Voglia di partecipazione. Passi avanti, dunque, per la Siria verso la democrazia, come testimoniano anche le “1100 tra richieste, suggerimenti ed idee per possibili riforme pervenute, fino ad oggi, al Presidente da parte di gruppi e singoli. Sono un segno chiaro della voglia di partecipare all’auspicato cambiamento che deve dare anche le necessarie garanzie alle minoranze minacciate dall’avvento di frange integraliste”. Mons. Jeanbart non si nasconde le difficoltà che costellano questo cammino: “come si può – afferma – avviare un pacifico iter di riforme quando si deve reagire all’aggressione di bande armate di integralisti? Ho saputo dall’entourage di Assad che ogni giovedì raccomanda alle forze di sicurezza di non usare le armi a meno che non si tratti di reagire ad aggressioni armate come capitato a Jisr al-Shugur”.

Il complotto e la disinformazione. Jisr al-Shugur, proprio nel territorio di Aleppo, è per il presule, forse uno degli esempi maggiore di disinformazione e segno di quel complotto antisiriano, ribadito da Assad e dai vescovi cattolici del Paese a più riprese. Tesi abbracciata anche da mons. Jeanbart: “molte cose non sono chiare e fanno pensare che siamo di fronte ad un complotto ordito dall’esterno”. Contrariamente a quanto scritto dai media internazionali che hanno accusato il regime, afferma il presule greco-melkita, “ad Jisr al-Shugur bande armate di fondamentalisti hanno ucciso un centinaio di uomini della sicurezza e della polizia, rinvenuti poi in fosse comuni, suscitando la reazione di tanti cittadini. Ad Jisr al-Shugur non ci sono stati bombardamenti, ma sono state perquisite abitazioni per trovare armi ed esplosivi. Altra cosa da capire è perché a una manifestazione di un centinaio di persone contro il Governo viene dato grande risalto mediatico mentre si parla molto poco delle manifestazioni con migliaia di dimostranti pro-Assad”.

La strada buona. “Le pressioni dall’esterno ci fanno paura – conclude l’arcivescovo di Aleppo – se continuano non sappiamo dove andremo a finire. Chiedo alla Santa Sede, a tutti i vescovi italiani, europei, di venire in Siria a vedere se ciò che si dice e si legge sui media internazionali corrisponde al vero. Non voglio affermare che tutto ciò che dice il Governo sia vero ma da quello che vedo e sento sulla Siria si dicono tante falsità e non è giusto. Chi protesta con la violenza non è interessato alla democrazia. La popolazione, invece, spera che le riforme verranno fatte e di aver imboccato la strada buona della democrazia”.